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lunedì 26 ottobre 2015

Venti nazisti, xenofobi e antieuropeisti in Polonia

Alle elezioni politiche svoltesi nel paese geopolicamente più importante dell'Est , i nazionalconservatori di Prawo i Sprawiedliwosc, PiS, Diritto e Giustizia, il partito più xenofobo, populista e euroscettico del continente, stravinto, oltre ogni previsione dei sondaggi e potranno governare da soli con in mano oltre metà dei seggi del Sejm (Dieta, la decisiva camera bassa del Parlamento, mentre il Senato ha 100 seggi uninominali) che quindi non avranno bisogno di negoziare difficili coalizioni, potranno governare da soli come l'autocrate euroscettico e xenofobo Viktor Orbàn a Budapest.



Molti esprimono anche il timore di scelte autoritarie, "dipende se la vittoria del PiS è quella delle sue facce nuove, giovani moderati come la capolista e futura premier Beata Szydlo e il presidente Andrzej Duda, o se invece sotto sotto Jaroslaw Kaczynski resta l'eminenza grigia che decide tutto", afferma Konstanty Gebert, columnist del quotidiano liberal Gazeta Wyborcza e di molte testate internazionali e massimo esponente dell'intelligencija ebraica.


La retorica anti migranti
Gran parte dell’elettorato, stufo dopo otto anni di governo di Po, cui rimproverava di non aver ridistribuito ai cittadini i benefici del boom economico e di aver lasciato indietro le fasce più deboli, ha deciso quindi di virare a destra e lasciarsi sedurre dalle promesse di PiS che difende l’importanza del ruolo dei cattolici e dei valori patriottici, rilancia la crescita attraverso gli investimenti statali e vuole sottrarre il Paese allo «strapotere di Bruxelles» e alle sue direttive anti-polacche, soprattutto quelle energetiche. Grande peso nella campagna elettorale è stato dato al «problema» dei flussi di migranti, secondo la destra «portatori di malattie e minaccia alla sicurezza del Paese», e la scelta di dare un «voto religioso» e non politico.

Il futuro nell’Europa
Secondo molti, il voto di ieri cambierà il ruolo della Polonia in Europa e la sua posizione sulla crisi dei rifugiati. I polacchi hanno ricevuto il sostegno dell’Unione (che dal 2007 al 2020 ha garantito finanziamenti per 180 miliardi di euro) e la quasi totalità dei suoi cittadini (91%) si dichiara europeista, ma nonostante tutto l’idea di essere costretti ad accettare le quote di rifugiati imposte da Bruxelles non deve essergli andato giù: il presidente del PiS, Jarosław Kaczynski, ha «avvertito» il Paese che i 7.000 richiedenti asilo che la Polonia ha accettato di accogliere «porteranno malattie», e il suo soldato, la futura premier Beata Szydło, spesso paragonata a Marine Le Pen, ha detto di ispirarsi alle politiche dell’ungherese Orban.

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