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martedì 20 ottobre 2015

RAPPRESENTATIVITA' RICALCOLATA

SI CAMBIA VERSO?

Doveva intervenire la Corte Costituzionale per sbloccare il fermo del rinnovo dei contratti ma con il riaprirsi dei negoziati  ritorna il “fenomeno” della rappresentativà sindacale.

Ebbene rieccoci alle previsioni della legge Brunetta: i comparti contrattuali del pubblico impiego si riducono da 11 a 4. Dunque tavoli meno affollati, ma meno affollati da chi e perché?

La rappresentatività di quanti lavorano, dunque una loro voce, è sacrosanta. Qualcuno potrebbe riflettere su questo punto perché se uno Stato funziona, i suoi lavoratori dovrebbero essere i primi ad essere tutelati dallo stesso. Ma siccome non è così perché lo Stato è affidato a privati, la necessità di tutela dei diritti sembra pre-tendere una presenza arbitrale.
Orientativamente i 4 comparti, le macroaree del pubblico impiego,  dovrebbero essere: Sanità, Scuola, Regioni e Ministeri e questo farebbe pensare che agenzie fiscali, università, aziende pubbliche ed enti di ricerca rientrerebbero nelle rispettive zone di comparto perdendo la loro precedente autonomia, ma anche un certo potere.
Tuttavia è innegabile che l’aggregazione in macroaree di settori ad oggi separati comporta problematiche ben più ampie in quanto:
1.       I settori sono diversamente compensati
2.      Vivono di specificità
3.      Non sono stati mai comparati

Possibile che si riaprano sotto sezioni? Ma allora cosa cambierebbe? Si può misurare il lavoro?

Comunque il ministro Madia ha spinto l’Aran ad avviare le trattative per la loro definizione.
Trattative o scontri?

La riduzione del numero dei sindacati è in corsa e certamente sconvolge l’area dei poteri, ivi compreso quello di veto che ad oggi i sindacati esercitano bloccando o condizionando le scelte.
Si intravede una diversa versione delle loro funzioni nell’esercizio del confronto. Finalmente  o peccato?
Le considerazioni sono molteplici e sarebbe il caso di non scomodare le abitudini o le convenzioni attuali per urlare contro, quanto piuttosto di ragionare sui significati.

Il modello contrattuale è in gioco e non solo nelle conseguenze sugli stipendi o sulle organizzazioni nell’esercizio del lavoro, ma anche nelle organizzazioni interne che ciascun sindacato si era dato basandole sull’equilibrio dei propri poteri piramidali.
Ma è in gioco anche la “conta” dei rappresentati, numeri che danno legittimità alla presenza sindacale per cui il ministro Madia ha chiesto all’Aran di fare riferimento ai risultati delle recenti elezioni delle RSU nel pubblico impiego.
Però intanto si guarda più lontano, nell’ottica del governo verso una maggiore o migliore snellezza delle trattative ( si direbbe verso l'eliminazione di troppi interventi) , nell’ottica dei sindacati ad una sorta di conservatorismo da una parte e tra i più lungimiranti ad una rivisitazione del proprio prestigio. Difficile da farsi?
Il fatto nuovo è chiarire i significati di “prestigio” quelli che ti fanno riconoscere la capacità di tutela dei diritti non perdendo di vista l’interesse generale che richiama equilibrio, welfare,  verifiche e valutazioni nel quadro delle competitività, quelle che conservano il lavoro in prospettiva.

La competitività di un paese non può avere feudi!
Maria Frisella

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