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venerdì 9 ottobre 2015

Marino è vittima di una defenestrazione di corte

Ignazio Marino? Un debole vittima dei poteri forti, alla fine ha alzato bandiera bianca e si è arreso.  L’ex sindaco non si è però ancora arreso del tutto. Ha infatti precisato in una lettera ai romani che le sue dimissioni possono essere ritirate entro venti giorni “per­ché non nascondo di nutrire un serio timore che imme­dia­ta­mente tor­nino a gover­nare le logi­che del pas­sato, quelle della spe­cu­la­zione, degli ille­citi inte­ressi pri­vatiel con­so­ciati­vi­smo e del mec­ca­ni­smo corruttivo-mafioso”


Ci piacerebbe poter dire che questa giunta cade grazie alla forza dei conflitti sociali e della partecipazione popolare dal basso ma purtroppo non è così. Si tratta infatti di una defenestrazione di corte.

Ma siamo al capolinea: l’era di Ignazio Marino al Campidoglio pare essere davvero finita. L’assessore ai trasporti Stefano Esposito (della cui funzione all’interno della giunta claudicante da mesi parliamo diffusamente qui) aveva dichiarato in mattinata alla Repubblica che siamo di fronte alla “fine inevitabile per l’amministrazione”.

La sfortuna dell’ex sindaco è stata quella di trovare davanti a sé pezzi di Mafia Capitale annidati nelle istituzioni. Vivere in un ambiente fortemente inquinato non è facile. Ma il prezzo più alto pagato da Marino è stato quello di mettere i bastoni tra le ruote ai diversi personaggi che fanno parte dei cosiddetti poteri forti. La chiusura della discarica di Malagrotta, per esempio, è stata forse una delle prime condanne. La forte opposizione al malaffare non ha portato i risultati promessi e desiderati, ma ci ha provato e questo già potrebbe essere letto in chiave positiva.

La situazione è precipitata nella giornata di ieri quando proprio il sito di Repubblica ha aperto la polemica sulle spese delle cene private del sindaco addebitate al Comune Di Roma. Marino cade sugli scontrini quindi, non sugli scontri. Non sugli sgomberi, sull’attacco alle realtà sociali, né sulle privatizzazioni (che un’altra giunta a guida Pd porterebbe comunque avanti).

Alle dimissioni, seguono festeggiamenti dei fascio-grillini M5S, impegnati allo spasimo nella raccolta dei documenti sulle spese di rappresentanza del sindaco Marino e da mesi in campagna elettorale con l'unico obiettivo di farlo cadere ed andare alle elezioni,  e ai camerati romani di Salvini e Meloni che fanno poco sperare in un futuro migliore . Dentro il Pd, a causa della crisi di consenso che il partito sta vivendo a Roma già si discute su come affrontare la prossima tornata elettorale. E in rete il solito festivaL Del insulto libero

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