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venerdì 2 ottobre 2015

LA SCUOLA, QUESTA SCONOSCIUTA

Un pianeta denso di norme, vincoli e potenzialità. Ma confuso! 
Le cronache che hanno animato la cosiddetta ri-forma della scuola sembrano proiettare l'attenzione sull'immissione in ruolo dei docenti, ma non è la sola dimensione che fa la qualità. Punti critici su cui riflettere?  Partiamo dal  PTOF. 
L’argomento è importante e non può essere affrontato in unica soluzione per cui iniziamo a capire insieme ma facciamolo a puntate!
Ormai l’etichetta “buona scuola” è nella  comune cronaca ma avrei preferito che si mirasse all’eccellente scuola. Sappiamo tutti che il pensiero tradisce le intenzioni e le guida per cui ritengo che se avessimo puntato al massimo sarebbe stato meglio. Ma capisco anche che nei meandri della scuola ci si può anche disorientare.
La nota legge 107/2015, che nei suoi articolati declina il quadro di interventi, dovrebbe creare le condizioni per una scuola contemporanea, quel quadro di interventi sottaciuti e trascurati che erano stati oggetto ormai di indirizzo nel libro verde e nel libro bianco già editi in comunione di intenti dalla Commissione europea e dai Ministeri italiani dell’istruzione e dell’Economia dal 2007.
Ancora una volta i tempi sono lunghi ma potremo attendere i 18 mesi previsti dalle Norme Finali che delegano al Governo la complessiva attuazione.
Sulla questione dell’autonomia scolastica”, che nell’immaginario collettivo è già attuata ma non lo è totalmente, ci si riporta all’art.21 della L 59/1997 ed al DPR 275/1999.
Il legame che unisce la scuola al territorio diventa fondamentale per formare la “cittadinanza attiva” che dovrebbe sviluppare la coscienza civile e sociale partendo da ciò che può essere fatto nella propria realtà geografica in direzione della valorizzazione del contesto.
Chi conosce il POF, il Piano dell’Offerta Formativa deciso in Collegio dai Docenti su indirizzi dettati dal Consiglio di Istituto e da questo poi approvato, lo sentirà definire PTOF, Piano Triennale dell’Offerta Formativa, i cui indirizzi verranno dettati invece dal Dirigente della scuola pur se sempre approvato dal Collegio entro il mese di ottobre di ogni anno e di seguito dal Consiglio di Istituo.
Poiché un piano triennale, che comunque può essere rivisto annualmente, deve prevedere l’organico dell’autonomia“funzionale alle esigenze didattiche, organizzative e progettuali delle istituzioni scolastiche”, sembrerebbe che qui si giochi una certa libertà di scelta. Però il PTOF  non può che contare su un  “fondo di funzionamento dell’istituzione scolastica” la cui consistenza viene assegnata nel mese di settembre ( accreditata in una prima rata in settembre ed in saldo in febbraio) e non può superare i limiti dell’organico assegnato alla scuola. L’organico è l’insieme del personale della scuola, i docenti e il personale ATA tra i quali si contano i collaboratori scolastici ex bidelli e gli amministrativi delle segreterie.
Dunque l’identità culturale e l’efficienza di una istituzione scolastica si basano sulla “capacità” della stessa scuola che deve sapere calcolare quante e quali competenze  contiene e come può porle in essere sotto il profilo didattico e professionale, relazionale, organizzativo e gestionale.
Non è poco. Non dipende da un solo soggetto ma dall’intero sistema in processi diversi che devono trovare risposte nel curriculum dello studente, dal suo primo ingresso al diploma ed all’Università se si sceglie, dal curricolo formativo nazionale a quello opzionale ed aggiuntivo.

Un sistema che ha i suoi responsabili che non sono soltanto il personale della scuola ma anche i Ministeri collegati non ultimo quello dell’Economia, gli USR ( Uffici Scolastici Regionali)  diramazioni generali regionali del MIUR,  i rappresentanti del territorio, i finanziatori esterni e, con riguardo particolare ai percorsi in alternanza scuola-lavoro previsti dal secondo biennio delle scuole superiori, le risorse e le potenzialità di crescita e di sviluppo delle attività economiche del contesto in cui si opera. Insomma, a mio parere, per dare risposte di efficienza e di efficacia occorre possedere una visione organica e coerente ma soprattutto contare su una programmazione chiara del territorio dalla quale partire per pianificarla. Una vision in rete.  Qui scendono in campo le Politiche!

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