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mercoledì 7 ottobre 2015

LA SCUOLA, QUESTA SCONOSCIUTA 2

LA SCUOLA, QUESTA SCONOSCIUTA

I punti critici su cui riflettere

2. LA FUNZIONE DOCENTE
La scuola è la struttura all’interno della quale, in ambiente sicuro e sano e con strumenti e mezzi funzionali, si svolge il servizio  diretto alla costruzione dei saperi e delle competenze dello studente, che si avvale di regole e di professionalità e forma valori.
La scuola,  aperta  con la collaborazione dei “collaboratori scolastici, ex bidelli, è amministrata dalle segreterie dove opera il personale ATA,  (assistenti Tecnici e Amministrativi), ciascuno con propri compiti che derivano dal contratto di lavoro e sotto la direzione del DSGA,  Direttore dei Servizi Generali Amministratici, ex “segretario” , che organizza il servizio proponendo ogni anno  al Dirigente il “piano dei servizi generali ed amministrativi” perché sia più funzionale alla attuazione del PTOF. Non si confonda la funzione direttiva con quella dirigenziale: diverse nei compiti sono complementari in direzione del buon andamento del servizio.
L’esercizio della didattica è assegnato ai docenti.
In greco διδάσκω insegnare, la didattica  indica il  “che cosa” ( i temi),  il “come e perché” ( le metodologie applicabili),  il “quando” ( orari e collegamenti tra le discipline) che sono i punti nevralgici della sua “pratica”, quelli che consentono di  far apprendere ciò che si vuole insegnare, potendo osservare, valutare, correggere, sperimentare perché si utilizzino le nozioni e le conoscenze, (know what sapere cosa) per esercitare capacità e maturare abilità (know how) e ri-conoscere significati e valori, (know why, i perché).
Rappresenta quella “professionalità specifica”,  di cui non si parla mai abbastanza, grazie  alla quale un docente possiede la competenza, i metodi che  servono e che è libero di  utilizzare per controllare il processo di insegnamento finalizzato ad ottenere l’apprendimento che serve allo studente. Pro-cedere nell’insegnamento implica il sapere stabilire una relazione efficace e positiva che connota ed è direttamente misurabile nei processi di apprendimento dello studente che in tal modo attiva un suo percorso di maturazione e di autogestione nella scoperta di se stesso. Quella tanto declamata “libertà di insegnamento” altro non è che l’esercizio di professionalità, testimoniata dai risultati. Ma occorre che si sappiano distinguere i metodi e si possano parlare linguaggi trasferibili. E questo è il “sapere tecnico” di ogni docente.
Quando la scuola approva il suo PTOF si impegna in  un “progetto educativo” che i professori hanno il compito di pianificare, renderlo chiaro nel “piano di lavoro” deciso insieme ai colleghi della classe e che riporta gli obiettivi educativi da valutare.
E-ducare altro non è che  saper tirare fuori da ciascuno studente la propria autenticità ed il proprio sapere essere dandogli gli strumenti per farlo.
Appare evidente che il professore può influire sull’apprendimento e sulle psicologie dell’alunno esercitando il fascino dell’autorevolezza, oppure il contrario. Di certo nella sua posizione non è sostituibile da altri canali di comunicazione tecnologica, ma deve servirsi di tali linguaggi della contemporaneità.
La formazione della docenza, spesso non supportata da studi universitari finalizzati, è un campo in continuo movimento che deve essere aggiornato sistematicamente. Nessuno può ritenere ragionevolmente di non avere bisogno di ridiscutersi, non perché gli manchino i requisiti ma perché nella didattica non si può essere mai nello stesso modo.
Con la nuova legge, il docente è obbligato a formarsi e gli viene assegnata una carta elettronica di 500 euro, da utilizzare in attività di aggiornamento che sono le stesse scuole a decidere, auto valutando le proprie esigenze, perché alla fine si deve  essere preparati a realizzare il PTOF.
Il MIUR ovviamente finanzia la formazione degli insegnanti perché intende valorizzarne il merito, di cui  conosciamo le ormai note perplessità sul tema della valutazione. Ma il sistema deve potersi misurare qualitativamente anche per consentire una certa carriera scolastica che spinga fuori dall’appiattimento della funzione. La loro valutazione terrà conto della qualità dell’insegnamento e di come abbia contribuito a migliorare la stessa capacità dell’istituzione scolastica di far bene nel suo territorio. Il docente potrà dare prova della propria formazione organizzativa e  didattica, della propria maturazione professionale che gli farà ottenere un bonus accessorio. Per chi fosse ancora convinto che la valutazione è nelle mani del dirigente, bene specificare che il Comitato di valutazione è costituito da più soggetti:
1.       Dirigente della scuola
2.      Due docenti scelti dal Collegio dei docenti
3.      Un docente scelto dal Consiglio di Isituto che sceglie anche:
4.      due rappresentanti dei genitori se si tratta di primo ciclo di istruzione ( le ex scuole elementari e medie)
5.      un rappresentante dei genitori ed uno studente se si tratta di secondo ciclo di istruzione ( ex scuole superiori)
6.      un componente esterno scelto dall’USR tra docenti, dirigenti scolastici ed ispettori.

Se nella cronaca il tema della docenza sembrerebbe legato a “posti di lavoro” distraendo dal significato dell’insegnare, il vero punto critico che possa garantire ai ragazzi il loro successo sta piuttosto nella professionalità.


Maria Frisella

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