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sabato 10 ottobre 2015

Attentato di #Ankara, l'ombra del Terrorismo di Stato

Mentre il bilancio dell’attentato contro la manifestazione pacifista ad Ankara organizzata, tra gli altri, dall’Hdp, continua a salire attestandosi a 96 vittime e più di 150 feriti, si moltiplicano le prese di posizione e le analisi nel tentativo di capire cosa stia accadendo in Turchia. C'è il forte sentore di un qualche tipo di coinvolgimento da parte dell’esecutivo e, comunque, del blocco di potere politico guidato dal presidente Erdogan.
E il Governo con i suoi atti non fa che aumentare i sospetti. Tra gli ultimi provvedimenti, subito dopo aver attribuito la responsabilità a non meglio precisati kamikaze, c’è quello di vietare la diffusione delle immagini. Un passo che sicuramente non aiuta la ricerca della verità rispetto a questa orrenda strage. Finora nessuno ha rivendicato l’attentato. Non solo, si aggiunge un particolare inquietante, denunciato dall’Hdp, il partito filo curdo che è tra gli organizzatori della marcia ha denunciato che ''la polizia ha attaccato le persone che cercavano di portare via i feriti dal luogo dell'incontro''. Daniel Pipes, politologo americano presidente del Middle East Forum, sostiene che sia opera dell'Is ma "forse con il sostegno del governo turco". Secondo l'analista di orientamento neocon, "il presidente Recep Tayyip Erdogan non intende fermarsi davanti a niente  per diventare il dittatore della Turchia". Obiettivo dei responsabili dell'attentato è quello di "far infuriare i nazionalisti turchi, per fargli sostenere il partito di Erdogan", l'Akp, sostiene Pipes, che è fortemente critico nei confronti della strategia perseguita dall'amministrazione Obama nella regione. E’ comunque evidente che l'obiettivo dell'attentato ad Ankara era il partito filo curdo ''Hdp “e il suo successo elettorale''. E ''l'intento è quello di continuare la guerra con i curdi'', sostiene Esra Ozyurek, professore associato di Studi turchi contemporanei presso l'Istituto Europeo della London School of Economics. ''Indipendentemente da chi sia stato, è improbabile che lo abbia fatto senza l'approvazione di qualcuno dell'intelligence turca'', prosegue la studiosa.
L'esperta conferma così la tesi del leader dell'Hdp Selahattin Demirtas e condivide la valutazione che ''questo attacco è chiaramente legato a quello a Diyarbakir prima delle elezioni di giugno e a quello a Suruc dopo il voto''. Il riferimento è agli attentati del 5 giugno contro una manifestazione organizzata dall'Hdp alla quale avrebbe dovuto partecipare lo stesso Demirtas e del 20 luglio a Suruc, costato la vita a 33 studenti universitari curdi che avevano in programma di raggiungere la città siriana di Kobane liberata dall'Is per contribuire alla sua ricostruzione.

La nostra solidarietà alle vittime e alle loro famiglie e alla popolazione curda sotto attacco da un governo fascista come quello di Erdogan.
Era il 20 luglio scorso quando 33 ragazzi curdi hanno perso la vita e 104 sono rimasti feriti in un attentato sferrato da un kamikaze di soli 20 anni davanti al centro culturale Amana, nella città turca di Suruc, nella provincia sud-orientale di Sanliurfa, a dieci chilometri da Kobane, in Siria.

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