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mercoledì 14 ottobre 2015

Alla spendibilità della riforma la prova del nove.

Dunque 100 senatori senza indennità……….
Alla spendibilità della riforma la prova del nove.
La Costituzione Italiana va riscrivendosi e non è poi così terribile se si lasciano delle certezze che hanno guidato una storia passata perché occorre comunque allinearsi alle inderogabili necessità del futuro sulla base delle disfunzioni presenti.
Ma la prova del nove sarà la spendibilità di tale riforma pur se rimango sempre convinta che la struttura normativa è importante ma ancora di più lo è l’etica della politica.
Mi correggo, l’etica delle persone che fanno politica! Bene uscire fuori dall’astratta genericità ed iniziare un percorso di responsabilità individuabili.
La riscrittura degli articolati prevede che alla Camera rimanga il potere di esaminare le proposte di legge e di votare la fiducia mentre al nuovo Senato viene assegnato il potere legislativo sui temi delle riforme costituzionali e degli Enti Locali in quanto i nuovi Senatori, 21 sindaci e 74 consiglieri,  saranno indicati dai Consigli regionali sulla base delle indicazioni degli elettori.
Fanno eccezione 5 senatori che, in carica per 7 anni, rientreranno nelle prerogative di nomina del Capo dello Stato.
Le PROVINCE sono cancellate dalla Costituzione.
Un Senato della Repubblica   composto da rappresentanti territoriali che continueranno a godere dell’immunità.

Competenze come energia, infrastrutture e  protezione civile ritornano alle competenze del Capo dello Stato, dovendo costituire sistema.
Il CAPO DELLO STATO sarà eletto pertanto dai 630 deputati e dai 100 senatori attraverso lo scrutinio che conterà per le prime tre votazioni i due terzi dei suoi componenti, per le successive tre votazioni i tre quinti per scendere  ad una maggioranza dei tre quinti dei votanti per le altre eventuali votazioni.
La Camera eleggerà 3 dei 15 membri della Corte Costituzionale ed il Senato altri 2.


Il CNEL, Consiglio nazionale economia e Lavoro, viene abrogato dalla Carta costituzionale del 1948 e fino a qui all’ardua sentenza dei posteri ma mi sembra importante riflettere anche su quanto prescrive la riscrittura sul REFERENDUM, unico strumento di consultazione popolare usato e forse sottaciuto: per renderlo valido dovranno votare la metà degli elettori delle ultime elezioni politiche, piuttosto che la metà degli iscritti alle liste elettorali.  Che significa?
Se a questo si aggiunge che occorreranno 150.000 firme piuttosto che le attuali 50000 per presentare un ddl di iniziativa popolare, sembrerebbe sbiadirsi il potere di intervento del popolo. Sarà perché quella X ricorda la firma di certo analfabetismo?

Maria Frisella

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