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giovedì 1 ottobre 2015

A CHI SERVE LA DEMOCRAZIA?

Il tema della democrazia è assai discusso. Oggi anche discutibile!
Se il suo valore sta nella sovranità del popolo e l’esercizio di tale sovranità  si concretizza in una modalità capace di restituire ai cittadini tale loro potere di governo, sia pure indiretto,  il principio non è in discussione ma inevitabilmente lo è nei modi essendo questi l’unica garanzia di tutela del cittadino.
Dispiace constatare che oggi il sistema si è talmente avviluppato su privilegi e tutele di poteri e partitismi che la volontà ( sovranità?) del popolo si è persa. 
Il popolo, io, noi, tu, non eserciterebbe certo il  potere deliberando norme che non assicurano il proprio ben-essere sociale, civile, economico, se non altro nelle sue forme essenziali che sono poi quelle definite dall’OMS.
Allora siamo in discussione noi? No. Pura incoerenza insistere su presunte proprie colpe. Ma opportuno che  si  discuta su come riprendersi quella sovranità che sta alla base della tanto declamata democrazia. Anche urgente!
Certo il confronto  non è sulla carta, ma nella sostanza e negli effetti perché sulla carta non manca il riferimento ad una coscienza e ad una società ideali assenti nella realtà.  Basta analizzare il quadro degli eventi  ma anche e solo la nostra strada, il suo quartiere, l’economia territoriale e i comportamenti per trarne  una sintesi prospettica che evidenzia i malesseri o peggio, i drammi e le impotenze, le diseducazioni  e le demotivazioni conseguenti, la stessa incapacità di ri-formare ricostruendo e non rappezzando per altro con imbastiture di scarsa qualità.
Occorre intervenire per correggere deviazioni e difformità che rischiano di negare effettivamente ogni dimensione di cittadinanza. Come? Bel dilemma!
Si sostiene che il “voto” è una modalità di esercizio; io sto a chiedermi che significa “votare”.   Se il voto è un affidamento di fiducia in direzione di un programma e dei suoi risultati definiti e “pro-messi” in  “campagna elettorale”, che è poi la fase  del marketing del prodotto da vendere all’acquirente che deve credere nella sua utilità,  tale fiducia dovrebbe trovare riscontri di coerenza e di fedeltà. Insomma, i risultati!
E se non li trova si dovrebbe poter cambiare. Invece?
Con alibi  diversi  si cambiano piuttosto le carte in tavola al cittadino!
Già, il cittadino, quell’incauto portatore di dovere di assunzione senza diritto al contratto per cui avviene che il pubblico delega al privato (il candidato è espressione di un partito che è ente di tipo privatistico)  l’amministrazione pubblica ma lo stesso privato detta regole e compensi, spese ed economie, bilanci anche in debito e non ci sono garanzie contrattuali in tali affidamenti.
Non potrebbe tollerarsi un contratto che preveda il potere del  soggetto privato che delibera bilanci che indebitano il pubblico senza motivi di funzionalità in direzione del bene comune. Il cittadino non ha certo votato di pagare mutui senza investimenti per se stesso e per il futuro oltre che per il presente delle proprie economie.
Non voterebbe mai il proprio impoverimento dovuto ad aumento incontrollabile dei vitalizi e dei costi tutti della politica le cui tassazioni ormai superano ogni più tollerante sopportazione a fronte di assenza di servizi!  Non intendo riferirmi alla sopportazione emotiva quanto piuttosto alla assenza di serenità sociale che è un diritto della vita. Non è poco se peggiorano pure le condizioni della salute e peggiorano le tutele della sanità a fronte di ampie garanzie che invece  sono garantite  per se stessi e per le famiglie allargate da chi ha ricevuto delega in bianco per amministrare il bene pubblico. Si potrebbero aggiungere tutti i tasselli del disagio sociale economico e finanziario che sappiamo ma li  viviamo sulla nostra pelle e sulla pelle dei poveri come il report annuale della Caritas o di altre agenzie ci dicono.
Da una concezione di “servizio  della politica si è transitati ad una dimensione di “carriera”, spesso anche a vita, per cui un politico lo si ricicla comunque in posti di potere. Ma se il cittadino ha scelto di non volerlo perché dovrebbe essere costretto a pagargli compensi e pensioni pur senza una valutazione dei risultati? Quali logiche? Non certo da contratto!
La chiamiamo democrazia?

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