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lunedì 14 settembre 2015

Uno sguardo (preoccupato) sul globo

Ci troviamo dunque alla certificazione di un mutamento del quadro geopolitico a livello planetario di grande portata. Un cambio di scenario che fa giustizia di molte illusioni coltivate nel corso di questi anni al riguardo della “fine della storia”, della globalizzazione “facile”, della riduzione del conflitto a “scontro di civiltà”.


Le cose stanno in maniera molto più complessa mentre stanno emergendo nuovi elementi di valutazione nello scenario mondiale.

Proviamo a elencarli, sia pure sommariamente:1) l’ormai avviata ristrutturazione cinese nel corso della quale verificheremo quali assetti economici, sociali, politici, di dimensione nella stratificazione delle classi e delle possibilità di conflitto tra esse avverranno all’interno del gigante asiatico e nell’insieme del suo sistema di relazioni esterne;

2) dopo essersi trovati di fronte nel conflitto ucraino e nelle rischiose manovre NATO nel Mar Baltico si è aperto un ulteriore terreno di confronto tra l’Occidente e la Russia dalla rinnovata vocazione imperiale, quello del conflitto siriano nel quale c’è da fronteggiare l’IS ma gioca anche il fattore regime/ribelli che potrebbe portare a esiti di grandissimo rilievo;

3) in ultimo, ma soltanto come posizione nell’elenco, il quadro europeo: la gracile costruzione europea, allargata a dismisura in cerca di mercati da sfruttare e posta sotto l’egemonia tedesca per motivi oggettivi molto semplici da spiegare (la forza è forza..: economica , militare, quello che si vuole) rischia di spaccarsi non sull’Euro/ non Euro (come in maniera fallace molti avevano pensato nei mesi scorsi, soprattutto in relazione alla crisi greca) e nemmeno sulla questione dei migranti (che rappresenta semplicemente il“casus belli” contingente”) ma proprio sulla linea di frattura “Est/Ovest”.

Sono andati così in discussione alcuni dei principi che sembravano ormai essersi affermati definitivamente come punti di una sorta di “nuova frontiera”: l’economia non fa più completamente agio sulla politica. Non basta “seguire i soldi”, i temi della geopolitica, dello “spazio vitale”, delle nazionalità rimangono di grande attualità e di grande peso nello scenario globale.

Così come la riduzione di ruolo dello “Stato – Nazione” si è certamente verificata ma non nella dimensione così ampia valutata da alcuni analisti e neppure proseguirà in tempi così vorticosamente celeri, come da più parti si era pronosticato.

Sul piano dell’analisi sono state compiute delle vere e proprie “forzatura della storia” che hanno dato origine a fenomeni molto significativi nel costruire un futuro denso di incognite: la caduta del muro di Berlino non aveva aperto la strada alla scoperta di un nuovo Eldorado da sfruttare impunemente; la democrazia non poteva essere esportata a bordo dei carri armati o delle portaerei senza che ciò lasciasse dietro di sé non solo una striscia di sangue, ma fenomeni di profonda instabilità, di dissoluzione vera e propria di entità statuali in una condizione di caos e di guerra per bande.

L’IS riempie semplicemente un vuoto che è stato creato dagli errori strategici Occidentali, che in molti casi hanno favorito colpi di stato che erano tali solo apparentemente ma in realtà si trattava di jacquerie portate avanti da predoni di basso conio nemmeno capaci di mettere assieme un qualsiasi governo.

Tutto ciò ripropone nel medio periodo non soltanto una ripresa di scenario riguardante una divisione in blocchi contrapposti (una divisione beninteso molto diversa nei contenuti da quella “storica” tra NATO e Patto di Varsavia) ma anche il presentarsi di rischi concreti di apertura di un conflitto armato a dimensione generale.

Un elemento fondamentale sul piano dell’analisi riguardante la realtà attuale che assieme al processo di formazione di un nuovo proletariato nei paesi industrializzati che si sta sviluppando attraverso i processi di migrazione, costituisce la base di una riflessione necessaria a quel livello di soggettività internazionalista che andrebbero costruito rapidamente.

Pace e dimensioni inedite dello sfruttamento capitalistico, questi i punti sui quali sviluppare riflessione e iniziativa politica in questa fase di pericoloso “avvitamento” della modernità.

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