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martedì 29 settembre 2015

Siamo sicuri che in Italia esista ancora il diritto allo studio?

Sono circa 600.000 gli studenti universitari che in Italia sono fuori sede, si stabiliscono cioè in altre città per poter studiare affrontando spese che incidono pesantemente sui redditi delle famiglie. Il costo degli affitti può toccare anche l’80% del budget a disposizione. Ed inoltre, bisogna mettere nel conto che nel mercato privato prevalgono forme di irregolarità, illegalità ed elusione fiscale.

L’affitto di un posto letto, di una stanza singola o di un monolocale comporta per il 30% degli intervistati una difficoltà per le famiglie. Effettuando una semplificazione, nello studio si calcola che mediamente le spese essenziali per uno studente fuori sede incidono per il 23,8% sui bilanci delle famiglie, variando da un minimo del 21,44% al nord-ovest al 31% delle isole.
A fronte di questa situazione, il sistema di diritto allo studio universitario appare inadeguato: offre infatti un posto letto in strutture organizzate solo al 2% degli studenti, contro il 10% di Francia e Germania e il 20% di Danimarca e Svezia.
Secondo quanto calcolato da Cgil, Sunia e Udu la voce di spesa che segue quella dell'affitto comprende tasse e contributi universitari (quantificati in base al proprio indicatore Isee), a cui bisogna aggiungere la Tassa Regionale per il Diritto allo Studio. Oltre ai costi delle rette universitarie, lievitati del 5% solo nell'ultimo anno, gli studenti devono affrontare poi le spese legate all'acquisto di libri e materiali didattici, cui si aggiungono quelle per le utenze, i pasti ed i trasporti.
Molto comunque dipende dalla città dove si sceglie di studiare (le più care sono Milano e Roma) e dalla facoltà (le più costose sono Medicina, Ingegneria e Architettura).

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