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mercoledì 30 settembre 2015

LA PRO-VOCAZIONE DELLA CULTURA

Possibile capirne il senso?
Sempre più ci si appella e si utilizza il termine “cultura” e mi chiedo quali siano i significati che si attribuiscono a tale grande contenitore. Che cosa c’è dentro e di cosa si tratta?
Non sembri un esercizio inutile perché la cultura, con il mutarsi delle condizioni che oggi la trovano tutelata dalla politica,   trasforma ed orienta, guida e include. 
Quell’insieme di conoscenze e pratiche,  che si eredita di generazione in generazione, si attecchisce nella sua dimensione dinamica e si costruisce nella sua scoperta,  continua attraverso l’esercizio costante e in quali modi si alimenta?  Si possiede chiarezza del patrimonio culturale e come si utilizza? 
Definirne il senso è a mio avviso prioritario e se intelligenze come Stefano Benni sostengono che  “Per il governo la cultura è risorsa non necessaria” e rifiutano il premio assegnato, allora la cultura si fa inquieta!  Quale è il senso orientato dalle attività di governo? 
Vi ricordate?  Con Giovanni Spadolini nel 1974 fu istituito per la prima volta il “Ministero per i Beni Culturali e Ambientali”: si sarebbe garantita così la amministrazione  del patrimonio culturale e dell'ambiente per tutelarlo.  L’aspetto essenziale che mi viene subito da considerare è che si tolse al MIUR (Ministero della Pubblica Istruzione) la materia  relativa a  Antichità e Belle Arti, Accademie e Biblioteche,   come si tolse alla Presidenza del Consiglio dei Ministri  la Discoteca di Stato, l’editoria libraria e la diffusione della cultura.
Ancora nel 1998 fu istituito un nuovo “Ministero per i Beni e le Attività Culturali”,  aggiungendo  le competenze in tema di attività dello spettacolo ma anche dello sport e dell’ impiantistica sportiva. Queste due ultime poi,  nel 2006,  furono  delegate ad un nuovo “Ministero per le Politiche Giovanili e Attività sportive” che, con il regolamento approvato nel 2009, riorganizzava gli Uffici ministeriali con il compito di  tutelare e fruire del patrimonio culturale nazionale. Si chiedeva efficienza e razionalità.
Nel 2013, con il governo Letta, si aggiunse il turismo che rientrò nella denominazione “Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo” (Mibact) e dal dicembre del 2014, con un  nuovo regolamento, è attivo anche l’Organismo indipendente di valutazione della performance all’interno del Mibact. Tale organismo, inserito a pieno titolo tra le attività del Mibact, ha il compito di relazionare annualmente anche alla Corte dei Conti e all'Ispettorato per la funzione pubblica, o tempestivamente in caso di criticità, su ogni aspetto che riguarda:
  1. il funzionamento complessivo del sistema della valutazione, della trasparenza e integrità dei controlli interni e delle amministrazioni pubbliche(CIVIT);
  2. i processi di misurazione e valutazione e utilizzo dei premi, secondo quanto previsto dal Decreto Lgs. 150/09, dai contratti collettivi nazionali, dai contratti integrativi, dai regolamenti interni all'amministrazione, nel rispetto del principio di valorizzazione del merito e della professionalità;
  3. le proposte di valutazione annuale dei dirigenti di vertice e attribuzione ad essi dei premi;
  4. la performance la cui Relazione  viene pubblicata sul sito istituzionale dell'amministrazione.
Dunque è responsabile della corretta applicazione delle linee guida, delle metodologie e degli strumenti predisposti dalla CIVIT, dell'assolvimento degli obblighi relativi alla trasparenza e all'integrità attraverso i risultati e le buone pratiche di promozione delle pari opportunità.
Ed allora mi sono chiesta come potesse  essere assolto tale compito. Perché il problema oggi è trovare le coerenze e le organizzazioni correlate ai compiti, insomma individuare chi e con quali responsabilità porta avanti la propria funzione in direzione dell’orientamento comune. 
      Tra le pieghe di chi si occupa di cultura leggo che il ministro Franceschini nel 2014 ha ripristinato i comitati tecnico-scientifici, organi consultivi del Mibact, così come viene pubblicato nel sito il 17 giugno 2014 che ripropone in sintesi i relativi decreti e chiarisce che “i Comitati svolgono il loro operato senza oneri a carico della finanza pubblica e le risorse umane e strumentali necessarie al loro funzionamento sono assicurate dalle competenti direzioni generali. Ai componenti non spetta alcun emolumento o indennità. “ 
Dal sito nazionale risultano:

  1. il comitato tecnico-scientifico per i beni archeologici, composto dalla dott.ssa Letizia Gualandi e dal prof. Christian Greco, designati dal ministro, e dal prof. Eugenio La Rocca, designato dal Consiglio Universitario Nazionale.
  2. il comitato tecnico-scientifico per i beni architettonici e paesaggistici, composto dal prof. Uberto Siola e dal prof. Giovanni Carbonara, designati dal ministro e dal prof. Stefano Francesco Musso, designato dal Consiglio Universitario Nazionale;
  3. Il comitato tecnico-scientifico per il patrimonio storico, artistico ed etnoantropologico,  composto dalla prof.ssa Annamaria Visser e dalla Prof.ssa Rosanna Cioffi, designate dal ministro e dalla prof.ssa Michela Di Macco, designata dal Consiglio Universitario Nazionale;
  4. il comitato tecnico-scientifico per gli archivi, composto dalla prof.ssa Paola Carucci e dal dott. Gianni Penzo Doria, designati dal ministro, e dalla prof.ssa Maria Guercio, designata dal Consiglio Universitario Nazionale;
  5. Il comitato tecnico-scientifico per i beni librari e gli istituti culturali, composto dalla dott.ssa Teresa Cremisi e dal prof. Giovanni Solimine, designati dal ministro e dal prof. Mario Guerrini designato dal Consiglio Universitario Nazionale;
  6. il comitato tecnico-scientifico per la qualità architettonica e urbana e per l'arte contemporanea, composto dalla dott.ssa Cristiana Collu e dal prof. Vincenzo Trione, designati dal ministro e dalla prof.ssa Maria Grazia Messina, designata dal Consiglio Universitario Nazionale;
  7. il comitato tecnico-scientifico per l'economia della cultura, composto dalla prof.ssa Paola Dubini e dal prof. Fabio Donato, designati dal ministro e dal prof. Pierluigi Sacco, designato dal Consiglio Universitario Nazionale.
 Pertanto il patrimonio culturale si identifica nelle materie di cui si occupano tali comitati?


L’ ultimo mi incuriosisce molto.

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