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domenica 6 settembre 2015

I veri cadaveri siamo noi

Facciamoci un bel esame di coscenza, senza sconti. Siamo davvero essere vittime di un’ipocrisia unica, se abbiamo bisogno della foto di un bambino di 3 anni morto su una spiaggia per dare una scossa alle nostre intorpidite coscienze. Quanti ce ne sono in fondo al Mediterraneo, senza diritto nemmeno ad avere un nome da ricordare, un volto da portarsi nel cuore?

Sui profughi, anzi sugli immigrati in genere, noi Europei stiamo perdendo la faccia ma soprattutto l’anima. Negli ultimi decenni, le nostre floride economie dei si sono salvate, riuscendo a mantenere i livelli di produttività e quindi di benessere, solo perché abbiamo sfruttato milioni di braccia a basso costo che hanno compensato il massiccio calo interno delle nascite. E adesso che la crisi batte, chi arriva diventa scomodo, anzi da molti viene vissuto come una minaccia: vengono a portarci via del nostro, è l’obiezione. Senza nemmeno ragionare su quel “nostro”, se per esempio non siano da rivedere gli stessi stili di vita: per stare in Italia, un terzo della produzione alimentare finisce nei cassonetti dei rifiuti. E per i telefonini di nuova generazione, si arriva a far la fila davanti ai negozi dalla notte prima. Aiutiamoli a casa loro, è uno dei ritornelli . Dimenticando che casa loro noi l'abbiamo derubata per secoli, e fino a meno di cent’anni fa, rendendoli schiavi. Dopo, abbiamo lautamente appoggiato dittatori sanguinari che la tenevano nella miseria: o ci siamo dimenticati, solo per fare un esempio tra i molti possibili, delle onorificenze e dei cerimoniali con cui il presidente francese Giscard d’Estaing accoglieva Bokassa, l’imperatore-cannibale, ricevendone in cambio sacchi di diamanti?
La sporca coscienza dell’Europa si maschera oggi dietro le grida dei populisti che insultano la loro stessa storia anche recente. A partire dai muscolari governanti ungheresi che oggi guidano la rivolta anti-profughi, dimenticando i clandestini che scappavano dal loro Paese dopo l’invasione dei carri armati sovietici per rifugiarsi altrove, trovando piena accoglienza. Ma il problema non è polemizzare con i pasdaràn del respingimento: quelli non cambieranno idea di sicuro. La questione vera è parlare all’Europa incerta, balbettante e confusa, dove troppi presunti leader sono portati a cavalcare la linea dura, temendo di perdere voti. La Politica con la maiuscola è quella che sa guardare al futuro anziché arrivare al massimo a stasera. E il futuro ci dice che il vero grande problema dei prossimi anni è proprio questo: nel 2014, riferisce l’apposita agenzia dell’Onu, i migranti costretti a scappare dalle loro case (costretti, non volontari) . sono stati quasi 60 milioni, 9 in più dell’anno precedente, 23 in più di dieci anni fa. In tutto il mondo, una persona ogni 122 oggi è un rifugiato o un richiedente asilo. Metà di questi derelitti sono bambini; alcuni muoiono subito, molti altri moriranno lentamente negli anni, nel fisico o nell'anima, in un silenzio così in stridente contrasto con il fragore delle nostre miserande polemiche di giornata. Un’Europa ignava litiga su qualche centinaio di migliaia di arrivi.
I Paesi poveri, a ridosso delle zone di guerra, accolgono senza polemiche nove rifugiati su dieci; qualcuno di loro, Libano e Giordania in testa, ne ospita più dei 28 Stati della Ue messi assieme. Sulla spiaggia della storia, il vero cadavere siamo noi.

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