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mercoledì 30 settembre 2015

I tempi della fame ad EXPO Milano 2015. Lancio o ricaduta

Quando il Direttore di Aree Tematiche di Expo Milano 2015, Matteo Gatto, nell'introdurre il tema Nutrire il Pianeta, Energia per la vita, ha affermato: “……se ci pensate, sono i Paesi in via di sviluppo i più grandi produttori di cibo del Pianeta…”,  mi sono tornate alla memoria le  statistiche della FAO lì dove si registra che  proprio nei Paesi in via di sviluppo vive la maggior parte degli affamati del mondo. 

Sembrerebbe una contraddizione che dove si produce cibo vive il 98% dei 795 milioni di persone alle quali ancora manca la nutrizione essenziale.  Sono tante, troppe! Si fatica ad immaginare in  quel numero le persone che soffrono di fame.  Se si provasse a  moltiplicare le foto allarmanti che sollevano commenti nelle reti web, ci si troverebbe di fronte a 511,7 milioni di asiatici, a 232,5 milioni di africani, a 34,3 milioni di americani del sud e caraibici, a 14,7 milioni che abitano nei Paesi sviluppati, persone malnutrite ed affamate.  Persone che muoiono deprivate nel corpo e nell’anima!
Eppure si continua a discutere di interventi e di cooperazione ed ancora una volta 193 Paesi membri dell’ONU hanno condiviso in questi giorni di Expo  i Global Goals. Sono 17  obiettivi di Sviluppo Sostenibile che i governi si impegnano a raggiungere entro il 2030. Li ho letti.
Sostanzialmente sono gli stessi obiettivi di sviluppo del Millennio (Millennium Development Goals o MDG) che quei paesi si erano impegnati a raggiungere entro il 2015 sottoscrivendo una dichiarazione specifica nel settembre del 2000.  La differenza è che  gli otto obiettivi da raggiungere nel 2015 oggi sono stati declinati in 17 da raggiungere nel 2030. 
Permangono tempi lunghi ed insostenibili per sradicare la povertà estrema e la fame e non resta che augurarsi che  i propri nipoti, nel 2030 e dunque dopo i 30 anni di interventi ipotizzati, possano vivere una dimensione diversa. 
Forse costruire le alleanze non è facile nello spazio globale ma nella più piccola area del proprio territorio è possibile pre-tendere una migliore amministrazione dei diritti fondamentali acquisiti con la nascita e preferibilmente prima che l’arco della vita si esaurisca?  
Perché è difficile per le politiche percorrere con coerenza la strada dell’equità, della giustizia sociale e della solidarietà?
In Italia, a casa nostra, un italiano su quattro è a rischio povertà, elemosina alla Caritas o fruga nei cassonetti della spazzatura mentre alle auto blu si sostituiscono i voli blu, si tagliano i servizi sanitari ai cittadini, si mantengono i diritti acquisiti dei vitalizi e dei compensi, dei costi dei palazzi, i privilegi della spese mediche e terapeutiche per chi amministra la povertà e sostiene di volerla debellare. 
Il tempo sembra non calcolare che di fame si muore.

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