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giovedì 24 settembre 2015

È il momento di chiedere un’Europa senza frontiere

Nelle ultime settimane una duplice dinamica sta attirando l’attenzione generale e segnerà la storia d'Europa. Sui confini dell’UE polizie ed eserciti tentano di respingere con barbara violenza i rifugiati, compresi i bambini, che fuggono da povertà e guerre - le stesse che l'Occidente ha causato o incoraggiato -, o di assoggettarli a procedure di registrazione, con l'intenzione finale di negare loro il diritto alla vita e alla libertà. Allo stesso tempo, però, l'incredibile resistenza e il coraggio di queste persone, spinte dal desiderio di libertà, e la grande auto-organizzata risposta di solidarietà dal basso, che rende concreta la parola “welcome”, danno forma a una nuova realtà sulle frontiere dell'Unione Europea, sospendendo di fatto il regime della “Fortezza Europa” costruita sulle regole degli accordi di Schengen e del regolamento di Dublino.

Le immagini diffuse dai media fanno pensare a persone bisognose di aiuti umanitari, ma la verità è che si tratta di soggetti che stanno soprattutto lottando per la libertà di movimento, resistendo al regime dei confini e di fatto disobbedendo alle leggi che li escludono e li rendono illegali. Nel loro viaggio verso la libertà e la dignità, rifiutano di essere scaricati e dimenticati nelle strutture detentive o nei campi profughi in località remote, di finire permanentemente intrappolati in terre di nessuno, senza documenti né status legale. Nel farlo, costruiscono e difendono quei legami sociali e personali che li mettono in grado di superare collettivamente i confini e inserirsi nelle società di destinazione, mentre gli Stati cercano renderli individui isolati.
Per fermare questo movimento, le classi dirigenti europee e i governi nazionali stanno costruendo barriere e muri ai confini, dispiegando polizie ed eserciti, criminalizzando la solidarietà, sospendendo i diritti dei rifugiati e dei cittadini, introducendo di fatto uno stato di polizia. L'attacco alla libertà di movimento riguarda tutti coloro che vivono in Europa, compresi i cittadini europei. Infatti, mentre il tentativo di fermare o filtrare l'arrivo di chi fugge da guerre e povertà comporta violenze e sofferenze, in molti Paesi europei si discute l’introduzione di nuovi ostacoli alla libertà di movimento anche per i cittadini europei, consolidando le crescenti diseguaglianze e i meccanismi di esclusione prodotti dalla dittatura dell'austerità.
Ora è il momento di agire, supportando il movimento dei rifugiati, combattendo l’Europa dei tecnocrati e dell’austerità, mettendo fine alla crescita di nazionalismi e fascismi in tutti i Paesi europei. È questo il momento di chiedere un’Europa senza frontiere, un’Europa di diritti sociali, uguaglianza e dignità. È necessario che cittadini e cittadine d'Europa si schierino dalla parte di chi fugge da guerre e povertà, persone che non sono né vittime né criminali, ma ribelli e partigiani.
È il momento di mostrare concreto appoggio alla battaglia di tutte e tutti coloro che aspirano alla libertà di movimento, a prescindere dal loro Paese di origine.
Crediamo sia necessario fare di tutto per aprire le frontiere, per costruire corridoi e passaggi sicuri per approdare in Europa

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