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lunedì 28 settembre 2015

Catalogna, vittoria (non netta) degli indipendentisti

Mai come ieri la Catalonia era mobilitata negli ultimi decenni per un’elezione.  In alcuni seggi ieri, affollati fin dal mattino presto, sono finite le schede per votare tanta era alta l’affluenza che alla fine della giornata ha toccato quota 77%, ben dieci punti in più rispetto alle ultime regionali del 2012 e la più alta nella storia delle votazioni catalane.


Alla fine della contesa, il variegato fronte indipendentista ha ottenuto la maggioranza assoluta dei seggi nel Parlament di Barcellona, 72 su 135, permettendo così al governatore uscente Artur Mas di cantare vittoria: maggioranza indipendentista raggiunta in quello che tutti hanno vissuto non come un mero appuntamento amministrativo ma come un surrogato sostitutivo di quel plebiscito sulla separazione che il governo e le autorità spagnole hanno impedito. 
C'è da notare che alle scorse elezioni i nazionalisti di Convergenza e Unione e i repubblicani di Esquerra, che si erano presentati alle alla precedente elezione con liste separate, avevano ottenuto 71 seggi, più i tre degli antagonisti della Cup. In totale 74 rappresentanti quindi, due in più di ieri. 

Artur Mas ha saputo sfruttare abilmente il voto di ieri per rilegittimare la propria leadership dopo una stagione contrassegnata da scandali per corruzione e malgoverno e dopo una legislatura portata avanti all’insegna di una dura politica liberista e rigorista, di austerity, tagli, privatizzazioni e repressione dei movimenti sociali. La lista unitaria con i socialdemocratici di Erc e vari esponenti dell’associazionismo trasversale indipendentista ha messo in secondo piano le responsabilità sul piano amministrativo ed economico dell’ex governatore, puntando alla polarizzazione dell’elettorato sulla questione dell’indipendenza. Avendo convinto la sinistra indipendentista moderata a confluire nella lista unica Junts pel Si probabilmente Mas ha sacrificato il risultato elettorale - seppur in minima parte – pur di riconquistare il ruolo di leader del governo catalano.
Un ruolo che il risultato di ieri della sinistra indipendentista e anticapitalista della Cup – Unità Popolare – ha esplicitamente messo in discussione con un esaltante 8% e 10 seggi (contro i 3 del 2012) che dicono che in Catalogna esiste un consistente schieramento popolare che non solo è a favore della creazione di una Repubblica Catalana ma che intende la lotta per l’indipendenza come parte e condizione per una più ampia battaglia contro l’austerità, contro l’economia capitalista, contro la permanenza all’interno dell’Euro e della Nato.

Dunque, all’interno dello schieramento indipendentista  (in calo) si è assistito ieri ad un aumento esponenziale del voto radicale e antagonista (sul fronte sociale oltre che nazionale) a detrimento delle posizioni moderate di Mas e dello stesso Oriol Junqueras, capofila di Esquerra Republicana. In totale un 48% che non è ancora la maggioranza assoluta dei voti ma che la sfiora.

Sul la opposto da notare una sostanziale tenuta dei socialisti del Psc e il vero e proprio boom dei liberal-unionisti di Ciutadans. I primi ottengono 16 seggi (12.7%) contro i 20 di tre anni fa; un ridimensionamento netto, certo,  ma non il crollo e la scomparsa che in molti prevedevano sull’onda di quanto già avvenuto in Grecia con il Pasok in una situazione simile. I ‘cittadini’ di Albert Rivera hanno sperimentato invece un vero e proprio exploit, piazzandosi come seconda forza della Catalogna con ben 25 seggi, 16 in più rispetto al 2012, e il 18% dei voti. La formazione centrista nata proprio in Catalogna nel 2006 per contrastare l’auge indipendentista si candida così, anche sul piano statale, a guidare lo schieramento unionista e di destra, fagocitando i voti persi tanto dal Partito Popolare quanto dai socialisti. Nonostante la mobilitazione di Rajoy e di vari pezzi grossi della destra spagnolista, il PP ottiene solo 11 rappresentanti – otto meno del 2012 – e l’8.46%, finendo solo di poco davanti alla Cup. Un vero e proprio smacco per il premier spagnolo che potrebbe preludere ad un crollo verticale alle prossime elezioni generali previste a fine anno. 

Se Mas può essere contestato quando afferma che il popolo catalano ha compattamente votato a favore dell’indipendenza e che ora può iniziare l’iter che porterà entro 18 mesi alla proclamazione della Repubblica Catalana, l’ex governatore ha gioco facile nel comparare i 72 consiglieri indipendentisti con i soli 52 nazionalisti spagnoli.

La campagna elettorale ha polarizzato l’opinione pubblica e le scelte elettorali, schiacciando e penalizzando fortemente lo schieramento intermedio, quello ‘federalista’, composto da Podemos, da Izquierda Unida, dagli ecosocialisti di Icv e dai verdi di Equo: ieri Catalunya Sí que es Pot (CSQP) ha ottenuto uno striminzito 8.9% dei voti e solo 11 seggi, contro i 13 che nel 2012 aveva conquistato da sola l’alleanza tra le due formazioni della sinistra federalista catalana, EUiA e ICV. Una battuta d’arresto soprattutto per la creatura di Pablo Iglesias, le cui quotazioni anche a livello statale crollano sempre più a picco. 

Dipenderà da come Artur Mas si giocherà la partita. C’è chi giura che, anche alla luce del risultato elettorale non così netto, eviterà il muro contro muro con Madrid puntando invece ad una contrattazione con lo Stato Spagnolo che aumenti il grado di autonomia della Comunità Catalana, soprattutto in campo fiscale, in cambio di una rinuncia all’indipendenza. Ma a quel punto la Cup avrà gioco facile nel contestare da posizioni di sinistra e indipendentiste radicali il trasformismo di Mas, mettendo in difficoltà i suoi alleati di ERC e fomentando un rinnovato protagonismo dell’Assemblea Nazionale Catalana e delle altre aggregazioni della “società civile” che negli ultimi anni hanno guidato la crescente mobilitazione indipendentista. E non bisogna dimenticare che dall’altra parte, a remare contro un possibile patto che rinvii l’indipendenza della Catalogna a data da destinarsi c’è sempre l’intransigenza e lo sciovinismo che animano le istituzioni e le forze politiche del campo nazionalista spagnolo.
Intanto, rimane aperto lo scoglio della formazione del nuovo governo regionale: da soli i 62 seggi di Junts pel Si non bastano, e l’appoggio esterno della Cup è condizionato dall’abbandono da parte di Mas e dei suoi delle politiche liberiste e autoritarie fin qui portate avanti. Che l’accordo – assai condizionante per i liberalnazionalisti di CDC - vada in porto è tutto da vedere. 

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