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lunedì 24 agosto 2015

RIFLESSIONI SULLA DEMOCRAZIA E "IL SISTEMA"

La resa incondinziata di Tsipras (chi, a Sinistra, nega che si sia trattato di resa è incapace di interpretare la realtà) non solo sancisce l'inriformabilità dei trattati di una UE soggetta al ordoliberismo ma ci riporta tutti sulla terra, cancellando sogni e illusioni, dimostrando l'impossibilità - dentro il sistema di potere globale – di governare a vantaggio dei cittadini e dei ceti deboli.

Si può anche vincere le elezioni con un programma di riforme radicali (se si riesce a neutralizzare e sconfiggere, sul piano del voto, i fattori di distorsione della comprensione ed interpretazione della realtà, come i media del "sistema" o le fesserie grillo-salviniane) per poi non realizzare nulla o quasi di quel programma.
E' 'ormai obsoleta la questione della Politica, il governo della Cosa Pubblica fondato sui bisogni e gli interessi del popolo ed espressione della volontà generale, esautorata dal potere delle elites.

Nel villaggio globale della libera circolazione dei capitali, della dittatura dei mercati (speculazione finanziaria), delle imprese delocalizzate ovunque vogliano sulla base delle opportunità di profitto, della rinuncia da parte del potere politico alla possibilità di battere moneta non si hanno più strumenti di governo: dalla "stanza dei bottoni", anche una volta entrati, non si controlla e non si comanda più nulla. E ove non siano più sufficienti ed efficaci la manipolazione dell'opinione pubblica da parte dei media e le “tempeste perfette” scatenate dai “mercati” e per chi tenta di sovvertire le regole su cui si fonda il nostro Mondo resta incombente la minaccia delle armi che presidiano il “sistema” e delle azioni eversive e destabilizzatrici di “rivoluzioni” popolari e di organizzazioni terroristiche fomentate, progettate e finanziate dai servizi di intelligence dell'Impero.
L'azione dei Governi non può esplicarsi che dentro i binari decisi dal “sistema” (il “pilota automatico”) e la classe politica è ridotta ad una mediocre banda di comparse e figuranti il cui unico compito è quello di giustificare e propagandare nei confronti dell'opinione pubblica decisioni prese in altre sedi e di cui sono i meri esecutori. La loro mission è di farci credere che stiamo assistendo ad una battaglia senza esclusione di colpi ma in realtà il "risultato" è già deciso in partenza.

Venendo alla situazione italiana siamo prigionieri di un insieme, apparentemente invincibile, di fattori e vincoli che impediscono la possibilità di perseguire il bene comune: esterni (la finanza globale, l'Impero USA e la NATO, l'Unione Europea e l'euro) e interni (le mafie, la corruzione e l'evasione fiscale diffusa, le pratiche clientelari e del voto di scambio, il Vaticano). E solo qualche “talebano” no-euro può credere nella funzione salvifica della mera uscita dalla moneta unica per riconquistare la democrazia, la competitività del sistema produttivo nazionale e lo spazio per difendere e implementare il welfare.

Fino alla caduta del muro di Berlino, vi erano margini di negoziazione con il potere e per la possibilità di conquiste sociali, essendo l'unico (ancorché inaccettabile e antidemocratico) vincolo invalicabile quello della collocazione dentro l'Impero USA (come dimostrano gli anni delle stragi e dei tentativi e delle minacce di colpi di Stato di fronte all'eventualità di una vittoria elettorale del PCI e la conseguente svolta berlingueriana, anche a seguito del golpe di Pinochet nel Cile). La “minaccia” sovietica rappresentava di fatto la migliore polizza di assicurazione per i ceti popolari e i lavoratori dell'Occidente.


Non siamo in un punto della storia come un altro, come un ciclo che si ripete …. ma siamo all'apice di un percorso. E' il percorso di una gestione “mondiale” del potere e di tutti i suoi elementi (compresi quelli naturali) che convergono in un conflitto senza precedenti con i bisogni e i diritti delle persone. Schiacchiati tra gli elementi di quei poteri ci siamo noi, frastornati e disarmati (senza più speranze e difese) nel crollo dell'illusione democratica.

Dobbiamo agire in difesa della Costituzione, promuovere appelli, petizioni e leggi di iniziativa popolare, auspicare la nascita del nuovo soggetto della vera Sinistra, esprimere la nostra opposizione con scioperi e manifestazioni, richiedere di far saltare la gabbia liberista dei trattati sull'euro e sull'UE. Ma il punto di partenza può essere quello di riconoscere che il gioco “democratico” fondato sulle elezioni non solo è truccato ma è anche inutile, opponendoci di conseguenza per far emergere la volontà popolare e
 tutelare e difendere i diritti perseguendo gli interessi dei cittadini e il bene comune denunciando l'illegittimità degli usurpatori che hanno occupato le Istituzioni.

E' solo questa consapevolezza che può fornire le priorità dell'azione politica evitando di sprecare troppo tempo ad inseguire le dichiarazioni di Renzi e Salvini, gli scivoloni reazionArie di Grillo o a tentare di organizzare improbabili coalizioni elettorali alternative.

Certamente in Italia oggi la lotta, la resistenza, la rinascita va condotta dalle persone che hanno compreso il baratro in cui siamo precipitati sul piano extra-istituzionale.
Smascherare - gridando - l'inganno e il tradimento, boicottare e disertare (con intelligenza e creatività) il "sistema" per farne esplodere le contraddizioni, soprattutto provare a ricostituirci e rincontrarci – noi che siamo le vittime senza speranza del capitalismo globale - come comunità, in grado di soddisfare i nostri bisogni materiali e spirituali, per ricreare una “nostra” dimensione parallela ed esterna, indipendente e autonoma al sistema economico, politico, mediatico "ufficiale": c'è un'altra strada che oggi possiamo percorrere?

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