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martedì 14 luglio 2015

Ora iniziano i guai veri

“Ce n’est qu’n debut, continuons le combat!”

E’ proprio il caso di dirlo. Una frase, questa, che ai cittadini europei della mia età (classe '86) non dice assolutamente nulla. E’ in francese, e vuol dire “non è che l’inizio, continuiamo a combattere” ed è stato lo slogan totemico che esplose nel maggio del 1968, a Parigi, dando inizio alla rivolta europea contro il colonialismo, contro l’imperialismo americano e contro il totalitarismo sovietico. 47 anni fa.


Il resto è Storia.

Chi ritiene che la questione greca sia chiusa ed è finita così, si sbaglia di grosso. La Germania ottiene una vittoria di Pirro, Alexis Tsipras ottiene una sconfitta personale ma la Grecia ha ormai infiammato la coscienza e la consapevolezza internazionale, suscitando discussioni, liti, passioni. Sono giornate convulse, complesse, come accade sempre nei momenti di intenso e grande cambiamento.


Ha fatto arrabbiare molti a Bruxelles la mossa di Tsipras, ma gli ha consentito di rafforzare il suo ruolo politico tanto ad Atene quanto a Bruxelles. Dove si è presentato forte del consenso popolare su cui ha potuto giocare anche nel Parlamento di Atene, perdendo un pezzo alla sua sinistra ma ottenendo il consenso dei moderati. I parlamenti nazionali degli Stati Europei avranno un ruolo fondamentale. Specie in Germania, dove la cancelliera Merkel deve far fronte ai mal di pancia presenti nel suo partito con riferimento soprattutto alle posizioni del Ministro delle Finanze. E le incertezze riguarderanno non solo gli schieramenti politico-parlamentari, ma una montante reazione negativa da parte delle opinioni pubbliche nazionali. Questo rilevante problema che riguarda in generale tutte le crescita di estremismi nazionalisti e populismi in chiave anti-euro,anti-Ue e anti-tutto, costituisce la questione più acuta delle difficoltà cui vanno incontro i paesi dell'Unione. Specie quelli che si apprestano ad appuntamenti elettorali importanti e che avranno proprio sui temi europei la parte più sostanziosa dello scontro propagandistico e della ricerca del consenso. Sarà il tema anche italiano in vista del voto del 2018, specie se le aspirazioni di Renzi per una Europa della crescita e dello sviluppo restano sostanzialmente solo buone intenzioni.

L'Europa andrebbe rifondata con una convinta adesione dal basso e una legittimazione democratica che fosse avvertita come un reale superamento di quella che viene definita "Europa delle banche". Per molti versi la vicenda greca ha posto in evidenza questi nodi cruciali, ed è una scorciatoia semplicistica affannarsi ad assegnare pagelle da una parte o dall'altra, dividere tra buoni e cattivi, e tra vincitori e vinti. Vale in qualche modo per tutti il grido di Papa Francesco dai paesi più poveri dell'America Latina: "l'economia mondiale deve essere al servizio dei popoli e non dei più fortunati".

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