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giovedì 9 luglio 2015

L’insicurezza come conseguenza del bullismo

In molti sono portati a credere che ad essere bersaglio di bullismo sono i più insicuri e “deboli“. Non è così. Tutti i bambini possono essere considerati a rischio, perché c’è sempre qualche difetto, imperfezione particolare, che rende ognuno “diverso” dall’altro.


Lo scopo del bullo è far diventare sempre più insicuro e fragile il suo bersaglio, fino a convincerlo delle cose che dice. La vittima è convinta di essere “brutta“, “sola”, “inutile”, anche se in realtà è carina o intelligente. Le parole hanno una grande potenza, cioè influenzano la percezione che abbiamo di noi stessi. Così anche una ragazza magra può vedersi grassa.

La sicurezza è qualcosa che si acquisisce con il tempo, non è innato. Il percorso di crescita ci porta a diventare più sicuri, più forti e più consapevoli di noi stessi. Invece in chi è vittima di bullismo viene distrutta completamente l’autostima. I bambini che vengono insultati, derisi, picchiati ogni giorno, saranno anche da adulti estremamente insicuri, fino ad arrivare a veri e propri attacchi di panico o problemi ad uscire anche solo di casa.

Quindi l’insicurezza non è la causa del bullismo, ma la sua conseguenza! Non esistono persone più forti o deboli di altre, tutti abbiamo una parte più forte e un’altra più fragile. I bulli scoprono e giocano su questi, per far crollare le certezze e le sicurezze delle vittime, portando loro via l’amore per loro stessi.

Certo, la vittima può essere più timida e sensibile dei suoi coetanei, ma questo non significa essere “deboli“, anche se spesso questi termini diventano sinonimi… ma non è così e solo chi è superficiale può pensarlo. Un altro pensiero sbagliato è pensare che il bullismo fortifica ed è un’esperienza di vita che rende più maturi e forti. NON E’ COSI!

La maggior parte delle storie finisce male, raramente vi è un riscatto o un lieto fine. Perché il bullismo, soprattutto se subito in giovane età, diventa qualcosa di traumatico che si porta dentro sempre e condiziona la propria esistenza. E’ come una voce che ti ripete che non se la farà, che non si vale nulla, che si è un perdente. Ed è difficile combatterla senza l'aiuto e l'assistenza di una figura che davvero si prende cura del bambino.

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