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mercoledì 15 luglio 2015

L'Ego-centricità vi rovina...

L'uomo è imprigionato nella trappola infernale dell’Ego, quello ipertrofico è causa di tutte le sofferenze e ingiustizie, le crudeltà e tutte le più amare delusioni. Eppure pochissimi riescono a percepire questa trappola, e, anzi, si precipitano in essa con una sorta di gioioso furore autodistruttivo.

Queste persone egoiche, autocentrate, narcisiste (anche quando credono di essere altruiste), sono insaziabilmente bramose di riconoscimenti, di gratificazioni, di amore; nulla è mai abbastanza per la loro fame smisurata.
Come si vede, il fattore “successo” è un elemento secondario per le persone egoiche: può esserci o non esserci; se c’è, è la conferma della loro eccellenza; se non c’è, vuol dire che è stato negato loro subdolamente e perfidamente, per privarle della loro giusta porzione di onori, di riconoscimenti e, naturalmente, di guadagni.
Alcune caratteristiche inconfondibili, tuttavia, accomunano le persone egoiche, siano esse di successo oppure no: l’estrema sgradevolezza nei confronti degli altri; l’assoluta incapacità di assumere un punto di vista che diverga dal proprio; la radicale indifferenza nei confronti di tutto ciò che il prossimo sente, pensa e desidera.
È come se fossero corazzate e chiuse dentro se stesse, in una fortezza inespugnabile, anzi, in un bunker sotterraneo, dall’interno del quale è impossibile capire se fuori sia autunno o primavera, se splenda il sole o se piova da chissà quanti giorni; in esso regna sempre la stessa atmosfera, soffocante e vagamente allucinata, che gli altri percepiscono immediatamente come malsana, pur se nessuno è mai riuscito a spingersi oltre la soglia.
Si tratta di una atmosfera artificiale, con qualcosa di putrescente e di lugubre, che fa venire subito alla mente, per associazione di idee, le «Serre calde» di Maurice Maeterlinck.
L’individuo egoico è murato vivo dentro se stesso: non vede più le cose che stanno all’esterno, perché tutte, dalle più grandi alle più piccole, dalle più vicine alle più lontane, gli rimandano continuamente la propria immagine, ovviamente deformata secondo la sue fantasie (per non dire le sue allucinazioni) di tipo narcisista.
Egli non si rende conto di vivere in una dimensione profondamente falsa dell’esistenza, è anzi convinto di essere più realista e concreto di chiunque altro; gli fa eternamente schermo, alla sua esatta percezione della realtà, la sua ossessione di aggrapparsi alle cose, di volerle controllare e manipolare, di piegarle alle sue aspettative e di sottometterle ai suoi desideri.
Ma che cos’è, esattamente, l’Ego?
Incominciamo col dire che non è l’Io, come si sarebbe portati a pensare in base a una semplice trasposizione lessicale dalla lingua latina a quella italiana.
L’Io, lo sappiamo, è la struttura psichica deputata a gestire i rapporti con la realtà, sia esterna che interna; e, a differenza del Sé, che rappresenta la totalità della persona rispetto all’ambiente, l’Io è la struttura che ha coscienza della propria distinzione dagli altri “io” e che, pertanto, presiede ai processi psicologici (ma non a quelli spirituali, ché quella è tutta un’altra faccenda) della consapevolezza.
L’Ego non è l’Io, ma soltanto la sua parte primitiva ed embrionale, quale si riscontra nel bambino piccolo, il quale, appunto, tende a riferire ogni cosa a se stesso e percepisce il mondo intero in funzione dei propri bisogni immediati: lui ha fame, piange, e la mamma corre per allattarlo; lui ha sonno, piange, e mani sollecite lo mettono a dormire nella culla.
Mano a mano che l’individuo diventa adulto, teoricamente dovrebbe ridurre il proprio Ego ed emanciparsi dal suo tirannico dominio; ma questo, appunto, solo teoricamente, perché, di fatto, si vede che un gran numero di persone non si libera mai dall’ipertrofia del proprio Ego, anzi, se possibile la aumenta ulteriormente, gonfiandola oltre ogni misura e poi rinchiudendosi e corazzandosi in esso, fino al punto da disumanizzarsi completamente.

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