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mercoledì 29 luglio 2015

Giovani 2015....esami di maturità.....

Per la prima prova degli esami di Stato, quella di Italiano,oltre il 51% degli studenti (con punte dl 61%) in tutta Italia ha scelto il saggio breve con un  titolo dedicato ai cambiamenti recenti che la tecnologia ha introdotto nel mondo della comunicazione. Quasi tutti gli studenti del Liceo dove sono stata nominata come commissario di esami hanno scelto questo argomento.
Come insegnante di Italiano ho letto quei compiti e quello che saltava agli occhi era (incredibile ma vero!) un grido di protesta dei giovani contro l’uso incondizionato della tecnologia. Le ragazze, specialmente, hanno scritto una vera condanna contro l’eccessivo protagonismo dello smartphone nella loro vita e nella vita delle loro famiglie. Tutte si lamentavano per la mancanza di ascolto “faccia a faccia” da parte di genitori, fratelli, sorelle, amici e parenti e, soprattutto, per la mancanza di intimità e serenità nei momenti passati insieme durante i pranzi e le cene che, scrivevano, avvengono ormai fra un messaggio e l’altro proprio lì, sul tavolo, dove dovrebbero esserci solo cibo e parole in compagnia di genitori e familiari o amici.
Sono stata felicissima di leggere questa saggia consapevolezza dei nostri giovani e non posso che sperare che se se ne ricordino anche quando avranno una famiglia loro. I giovani italiani di oggi hanno poche certezze e cercano equilibrio esattamente come tutti i giovani del mondo , come i giovani di tutti i tempi. Passato e futuro si riuniscono nella ripetizione dei sentimenti e daranno, sempre, a tutti i giovani adolescenti lo stesso peso di ansie e di angosce. I giovani hanno bisogno di genitori, hanno bisogno di famiglia, e non importa che siano famiglie tradizionali e perfette, le famiglie in qualunque modo siano composte si formano e restano unite per amore, ma quell’amore va dato con continuità a tutti i componenti, e non bisogna interromperlo di continuo lasciandolo in sospeso per rispondere a qualunque cosa gli altri ci dicano su WhatsApp .
La rete può condividere informazioni e distribuire il “sapere” ma non può esprimere l’autorevolezza dell’adulto che si pone come guida di un giovane o di più giovani. La rete come tutte le tecnologie esprime autorità e cambia la percezione dei giovani.
Pur ammettendo che la tecnologia possa dare vita ad una società dell’informazione, pare che i giovani comincino ad avere qualche dubbio sul fatto che le informazioni debbano essere accumulate senza nessun tipo di decodifica. La decodifica delle informazioni spetta, dunque, al soggetto che se ne serve e, questa scelta, è del tutto psicologica, cioè è fatta di preferenze e di personalità, di capacità di utilizzo e di creatività.

Ben venga la tecnologia che rende i saperi disponibili a tutti, ma bisogna che il soggetto “sapiente” abbia la capacità e la possibilità di saper scegliere. La tecnologia “imposta” dall’alto e l’uso indiscriminato di essa potrebbe depotenziare le capacità di discernimento e di evoluzione umana.
Il problema è serio perché l’uso sempre più allargato della tecnologia anche nella scuola potrebbe precludere per sempre la volontà di scoperta e la memoria dei posteri. Già Platone ci avvertiva nel suo “Fedro” e quando il dio egizio Theuth va dal faraone a comunicargli che ha scoperto la scrittura, il faraone gli risponde: -“Tu credi di aver inventato qualcosa che aiuti la memoria, invece questa tua invenzione produrrà dimenticanza nelle anime di chi impara, proprio perché, fidandosi della scrittura, ricorderanno le cose dall'esterno, da segni alieni, e non dall'interno, da sé…Tu non offri verità agli allievi, ma una apparenza di sapienza; infatti, grazie a te, divenuti informati di molte cose senza insegnamento, sembreranno degli eruditi pur essendo per lo più ignoranti; sarà difficile stare insieme con loro, perché in opinione di sapienza invece che sapienti”. –
Mi piacerebbe sapere se anche gli altri studenti , che hanno fatto lo stesso compito in tutta Italia, hanno scritto che sarebbe un bene imparare a limitare l’uso della tecnologia, subito, prima di diventarne schiavi e non padroni, come. Invece, dovrebbe essere.


Carmela Blandini - AZIONE CIVILE-AREA SCUOLA

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