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venerdì 24 luglio 2015

discorso del Presidente Crocetta giovedì 23 luglio 2015 -

Diciamo che per affrontare l'ARS e tutto il circo che gli sta attorno..il prossimo Presidente dovrebbe così presentarsi!!!

Di seguito il discorso di Rosario Crocetta al Parlamento.....che mi ricorda un pò come come inizio: Or si fa innanzi Alberto di Giussano.



Di ben tutta la spalla egli soverchia gli accolti in piedi al console d’intorno.
Ne la gran possa de la sua persona torreggia in mezzo al parlamento: ha in mano la barbuta: la bruna capelliera il lato collo e l’ampie spalle inonda.
Batte il sol ne la chiara onesta faccia, ne le chiome e ne gli occhi risfavilla.
È la sua voce come tuon di maggio..... (oddio non è proprio così Rosario...)






penso e credo che indubbiamente un attacco mediatico ci sia stato e ci sarà, credo altresì, ma l'ho anche più volte ribadito, tra vero, falso, detrattori ed adulatori la verità va trovata..va trovata prima di tutto per i siciliani e poi sicuramente per Crocetta.e qualunque sarà la dovrà accettare..Il suo è un discorso di chi è ferito ma Rosario non si rende conto però di una cosa...il popolo siciliano quello che credeva in lui si è sentito più volte tradito, la rivoluzione in fondo non l'ha fatta..ha posato lo zainetto e le scarpe da tennis per essere e farsi fagocitare da un meccanismo politico alquanto discutibile che è quello siciliano (non che gli altri meccanismi politici stiano meglio..assolutamente no!), In questa Terra, tutto riesce misteriosamente ad adeguarsi sempre a ciò che è peggio...Crocetta punta il dito un pò su tutti, non è così, non è un metodo..il metodo è riconoscere le proprie colpe, le proprie debolezze, gli errori, l'assenza di forza del combattente..poi.si può puntare il dito..in fondo l'Assemblea Regionale è un ambiente di traditori..alcuni l'hanno con lui perchè ha dato fastidio, altri perchè credevano in lui, altri gelosi, altri troppo viscidi, altri troppo deboli. Altri ieri amici..oggi nemici..


Insomma la gente per bene è delusa, la gente che mangia nel grande piatto d'oro è felice...Personalmente avrei preferito la poesia SE






Per essere un Presidente della regione Siciliana bisogna essere, come già scritto Rambo con tutte le armi a disposizione.... Riccarda Balla.





Onorevole presidente, onorevoli deputati




Vi ringrazio per avermi dato oggi la possibilità di comunicare al Parlamento

in merito alle vicende dolorose e gravi di questi giorni, consentendomi cosi di

contribuire a quell´opera di ricerca della verità che ha sempre caratterizzato

la vostra e la mia attività.




Ho vissuto in questi giorni i momenti più terribili della mia vita, e so che

anche molti di voi hanno condiviso tale sofferenza. In questi giorni è come se

avessi rivisto un film diverse volte proiettato, attraverso il quale l´attacco

al presidente della Regione diventa attacco alle Istituzioni democraticamente

elette dai cittadini, all´intero popolo siciliano.




Ho vissuto per giorni la vicenda dì un uomo che incominciava a sentirsi come

un lebbroso in pieno Medioevo vergognandosi persino di affacciarsi dal balcone

di casa propria con la preoccupazione di percepire uno sguardo ostile se non un

insulto. Sono stati giorni di dolore e di pianto, persino incontenibile nel

momento in cui potevo essere, visto da un ignaro lettore o ascoltatore di

Milano, persino come complice silente di un attentato a un componente della

famiglia Borsellino.

L´orrore di quella montagna di fango mi urlava dentro il cuore e la testa

paralizzando la mia voce, contribuendo così ad amplificare gli attacchi

unilaterali di alcuni disinformati e di altri che opportunisticamente mettevano

il dito nella piaga pensando che per ragioni politiche si potesse uccidere un

uomo, attentare alle istituzioni democratiche di un Paese.




Nell´immaginario collettivo il "metodo Crocetta" ha cominciato a superare il

metodo Boffo.

Nella calunnia non è importante dire la verità, ma fare uscire notizie false

in modo eclatante, perchè tanto le rettifiche non hanno mai lo stesso spazio

della deflagranza, dell´orrore delle falsità. A Milano chi conosce nel

dettaglio le vicende siciliane? A Milano l´articolo de l´Espresso nei miei

confronti viene percepito come l´annuncio di una strage, alla vigilia della

commemorazione di via d´Amelio.




La vita di un uomo ha un senso se la si lega all´onore e alla propria libertà.

Alla libertà ci ho rinunciato da tempo, da quando ero sindaco di Gela,

costretto a vivere come un detenuto, dentro una casa con vetri anti Kalashnikov

larghi quattro dita e da dove la luce entra attraversando polverose sbarre, ma

al mio onore non posso rinunciare.




E io sono felice che le Procure siciliane abbiano smentito seccamente quelle

false accuse, ripristinando la verità




Dopo lo sconforto, ho capito che il mio silenzio e la mie eventuali dimissioni

venivano interpretate come segno di ammissione di colpa, ho deciso riprendermi

il diritto alla parola per contribuire alla ricerca della verità e mi sono

messo a lavoro poiché questo è il ruolo di un uomo delle istituzioni, che non

si può fare abbattere neppure davanti alle infamie più terribili e agli

attacchi più violenti e strumentali.




Mi sono rifiutato di offrire le mie carni in pasto a famelici e rapaci

carnefici. Io sono certo che tutto questo passera alla storia come una storia

infame, la vicenda di poteri occulti che minacciano la democrazia e di una

parte della politica che non riesce a difendere gli uomini delle istituzioni

anche laddove essi non siano responsabili di fatti per quali li si accusa.




L´opportunismo mediatico sembra oggi prevalere rispetto alla cautela

istituzionale che contraddistigueva la politica di un tempo, laddove gli uomini

di governo raramente esprimevano giudizi se non in presenza di fatti gravi,

accertati e conclamati.I falsi scoop non possono decidere le sorti dei governi

e non è assolutamente in discussione la possibilità di criticare, anche in modo

feroce, la politica.




Rivendicare l´autonomia della politica significa dare certezza ai cittadini

che i governi non vengono decisi da pochi individui, ma dall´esercizio libero

del gioco democratico.

E tutti quanti noi abbiamo il dovere, politico, giuridico e morale di

affermare tale diritto a volte persino in presenza di un massacro evidente, di

una manipolazione sapiente della realtà.

In questo Paese si deve decidere, se la bufala cattiva di un giornale debba

essere la verità o se la verità è quella che viene dall´attenta valutazione

della Magistratura.




A tutti è evidente che quella intercettazione non c´è.




Non posso dimettermi. Io non sono interessato nè a poltrone nè a carriere

politiche future, due anni e mezzo di martiri e attacchi sono sufficienti a

togliermene la voglia. In questi giorni ho ricevuto attacchi e solidarietà

insospettabili, solidarietà di amici ed avversari.




Ringrazio coloro che mi hanno manifestato tanta solidarietà perchè questo mi

fa pensare che non tutto è perduto che nel nostro Paese, che ci siano ancora

galantuomini le cui parole non vengono dettate dal bieco gioco politico, ma

dall´esigenza di tutelare le regole e i valori democratici che sono alla base

di una serena convivenza civile.

Voglio battermi per un Paese dove la democrazia non sia slogan e dove i

cittadini siano considerati responsabili in presenza di fatti e certezze e non

di accuse gratuite. La deriva populista e demagogica che c´è dietro alcune

prese di distanza e la rapida richiesta di alcuni di andare al voto, per me è

irricevibile, perchè strumentale e interessata.




Lo sciacallaggio non posso che respingerlo per tutelare non solo me stesso, ma

tutti voi.




Voglio citare una bellissima poesia di Bertolt Brecht: "Prima di tutto vennero

a prendere gli zingari, e fui contento, perché rubacchiavano. Poi vennero a

prendere gli ebrei, e stetti zitto, perché mi stavano antipatici. Poi vennero a

prendere gli omosessuali, e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi. Poi

vennero a prendere i comunisti, e io non dissi niente, perché non ero

comunista. Un giorno vennero a prendere me, e non c´era rimasto nessuno a

protestare". La democrazia ha forma dì rosa, coi suoi tanti petali tutti

diversi, ma se si strappa un petalo, o persino una spina, la bellezza dì quella

rosa non è uguale perchè le manca qualcosa, manca un singolo particolare di una

bellezza che è tale perchè frutto di tanti petali. Nessuno di noi può pensare

di essere un uomo libero se oggi consentissimo questo gioco machiavellico che

vuole sacrificare un innocente per meri calcoli elettoralistici.




Sarebbe la fine.




Andiamo adesso ai fatti amministrativi, intanto, della sanità.




I manager della sanità sono stati selezionati da una commissione composta da

un magistrato, da un rappresentante dell´Agenas e da un professore della

Normale di Pisa che ha selezionato una lista ristrettissima di poche decine di

persone.

La legge ci dava una possibilità ampia di scelta ed era parere persino del

Parlamento di potere nominare scegliendo dentro una lista di centinaia di

persone.

Non l´abbiamo fatto. Le nomine definitive sono state il frutto di criteri

molto rigidi e di un´istruttoria della segreteria tecnica dell´assessorato, che

aggiungevano ulteriori limitazioni alla nostra possibilità discrezionale

consentita dalla legge. Nè io né la Borsellino abbiamo effettuato nomine sulla

base di alcuna sollecitazione. Tant´è che insieme abbiamo convocato tutti i

manager dicendo che probabilmente in tanti si sarebbero potuti accreditare come

ispiratori della loro designazione, ma che dovevano soltanto ai loro titoli le

loro nomine e che nelle nomine dei direttori amministrativi e sanitari dovevano

procedere immediatamente e in assoluta autonomia. In qualche caso abbiamo

dissentito, ma ossequiosi della legge, accettato. In qualche caso abbiamo

trovato inopportuna la nomina a direttore di qualche ex manager, perchè

ritenevamo tale scelta difforme dal criterio di discontinuità fissato dal

governo. Che il manager Ficarra non potesse rispondere assolutamente a una

segnalazione di Sampieri, nè che lo stesso manager si fosse rivolto a

quest´ultimo, lo certifica ampiamente il fatto che Ficarra aveva già avuto

contro Sampieri due cause vinte difronte al Tribunale dì Gela. Testimonianza

netta del fatto che i rapporti non fossero cosi amicali.

amicali.




Lo stesso giorno del primo avviso di garanzia, Sampieri su mia richiesta si

dimise da commissario di Villa Sofia, e non fu mai proposto nella rosa dei nomi

dei possibili mangaer.




E cosi è stato, per lui come per tutti gli altri. Ritengo anzi il fatto che

fosse in amicizia con me, una ragione in più per escluderlo. Riguardo a Tutino,

Io frequentavo esclusivamente quasi ogni 15 giorni, per accertamenti sanitari

di routine. Nello studio con me salivano sempre gli uomini della mia scorta.

A casa mia esiste un sistema di video vigilanza collegato con la questura e i

dati delle persone che vengono nella mia abitazione sono registrati dai

militari. Nulla, dunque, del morboso gossip e del volgare e provinciale

chiacchiericcio che circola può essere vero per il semplice fatto che la mia

vita privata non esiste.




La mia vita privata è controllabile secondo per secondo, giorno e notte.




Scopro da indignati giornali e persino da parte di alcuni politici che il

cerchio magico della sanità sarebbe costituito dal mio medico personale e da un

suo amico. Ai tempi di Cuffaro il cerchio magico della sanità era costituito

dalla mafia, che dettava persino le tariffe per le case di cura, dai gruppi di

affari palermitani e nazionali. Dov´erano allora alcuni indignati di oggi.




Solo il Parlamento può decidere di sciogliere anticipatamente la legislatura,

non però cedendo alle pressioni mediatiche di coloro che hanno ordito questa

congiura.




Io non mi dimetto, è inaccettabile che io possa dimettermi sulla base di

motivazioni inesistenti. Non credo che questo sia il momento di discutere sulla

politica del governo, che rientra nel normale giuoco democratico, poiché agli

occhi di coloro che ci osservano potrebbe sembrare un atto di killeraggio

politico sulla base di una campagna denigratoria basata sul nulla.




Voglio ricordare qui, che in fatto di questione morale il nostro governo non

ha fatto sceneggiate ma atti concreti.

Voglio ricordare le denunce sul sistema Giacchetto, le decine di milioni di

euro utilizzati nel sistema Ciapi, la denuncia degli scandali della formazione,

la revoca dell´appalto di 155 milioni di euro di un´assicurazione sanitaria che

invece doveva costare 30 milioni, i tagli per centinaia di milioni di euro del

costo dei farmaci, frutto di politiche del passato di questa Regione, i tagli

di centinaia di milioni di euro in tutti i settori dei dipartimenti della

Regione sul costo dei beni e servizi, la lotta agli sprechi, la denuncia

qualche volta e il licenziamento di funzionari e dirigenti responsabili di

fatti gravi, la rotazione massiccia di funzionari e dirigenti per impedire la

cristallizzazione di posizioni.




La proposta di legge, che poi questo Parlamento ha approvato, di norme sulla

incompatibilità per deputati, assessori e dirigenti, la cui severità non ha

riscontro in nessuna parte del Paese, la fissazione del tetto massimo del

compenso a 160 mila euro l´anno dei dirigenti regionali, la più bassa d´Italia.




La riduzione, un mese dopo la mia elezione, del 20% del salario accessorio di

tutti i dirigenti, la revoca di 38 appalti sospetti di infiltrazioni mafiose

nei primi tre mesi del mio governo, la denuncia degli appalti irregolari e

mafiosi al Cas, l´avvio del procedimento dentro quell´ente di revoca di una

società che da trent´anni gestisce in proroga la progettazione delle autostrade

siciliane, l´accertamento da parte di Riscossione Sicilia di 800 soggetti

debitori per un miliardo di euro e la conseguente azione di recupero del denaro

sottratto al popolo siciliano.

Il taglio netto delle spese di rappresentanza e l´assoluto non utilizzo delle

spese riservate.




Il taglio netto dell´ufficio stampa della regione, dove 21 giornalisti erano

tutti inquadrati come caporedattori, il taglio quasi totale delle spese per la

comunicazione che prima erano di 80 milioni di euro, attraverso l´utilizzo dei

fondi europei e adesso non più di tre milioni in tre anni, che probabilmente

nuoce persino al necessario sostegno che dovremmo dare all´editoria siciliana,

il taglio netto dei consulenti che non possono essere più di uno per struttura

con un compenso massimo di duemila euro al mese, difronte ai lauti compensi del

passato.




La denuncia dei terreni della riforma agraria, rubati al popolo siciliano.




La denuncia della mafia del pascolo, che ha portato oltre che a diverse

minacce nei miei confronti al riconoscimento della scorta per il Presidente del

parco dei Nebrodi Antoci e del sindaco di Troina, Venezia.




Il contributo di solidarietà richiesto alle alte pensioni già con la

finanziaria dell´anno scorso e l´allineamento delle pensioni dei regionali con

gli statali già nella Finanziaria 2015.




Il taglio di tre miliardi di sprechi effettuato in tre finanziarie dalla

Regione sociale, senza mai attaccare lo stato sociale.




Il licenziamento di ex Pip col 416 bis, che usufruivano del contributo della

Regione, appartenenti a quasi tutte le cosche mafiose di Palermo.




Lo scioglimento della Social Trinacria, dove avvenivano, secondo numerosi

articoli di stampa i summit della mafia palermitana.




Il licenziamento di ulteriori 500 ex Pip, in assenza dei requisiti previsti

dalla legge per accedere al lavoro presso le pubbliche amministrazioni.

Le numerose ispezioni in tutti i settori della vita regionale e le conseguenti

denunce. Il rifiuto di cedere a pressioni, anche rinunciando a facili sostegni

elettorali.

Le numerose denunce, tra le quali cito per economia di tempo soltanto, quella

di una presunta truffa ai danni dell´Irfis per circa 600 milioni, quella

relativa alla svendita del patrimonio immobiliare della Regione con un presunto

danno di 500 milioni e tante altre che e´ meglio non citare per il rispetto

doveroso che si deve alle indagini.




Quante altre cose ancora non vanno? Credo tante.




Vorrei dire come affermava Pasolini, che di tante cose "io so, ma non ho le

prove".




Io perdono sempre, anche quando mi si fa del male gratuito. Potrei citare

anche i successi raggiunti nella programmazione europea, dove dal 12,5% in 5

anni siamo passati al 85% dell´erogato attuale, per arrivare al 100% entro

l´anno senza restituire alcun centesimo a Bruxelles.




Ma io non voglio parlare di politica in questa seduta, lo potremo fare in

un´altra, come ho già detto prima, poiché su questo si possono avere

valutazioni diverse e sono disposto ad affrontare un dibattito parlamentare

specifico che riguardi il consuntivo della mia azione di governo, i risultati

raggiunti e quelli che si possono raggiungere a breve termine.




E i risultati di un Parlamento che ha adottato importanti leggi e si appresta

ad approvarne altre importanti, che è stato capace di ridursi i compensi,

mentre una campagna nazionale e leghista continua a rappresentare questo

Parlamento e la Sicilia, come il regno di ogni spreco. Siamo stati la Regione

italiana che in questi anni ha tagliato di più. Solo che il risultato positivo

di tali tagli, dice la Corte dei Conti, sono stati vanificati dai tagli

incostituzionali che diversi governi nazionali hanno continuato a imporre alla

Sicilia.




L´azione denigratoria di questi giorni, viene nel momento in cui siamo

impegnati con il governo nazionale a risolvere i problemi finanziari della

Regione, in una situazione che per effetto del taglio di trasferimenti degli

ultimi anni, e anche di sprechi del passato e la mancata attuazione dello

Statuto in materia di risorse finanziarie legate alle funzioni onerose della

Regione siciliana, situazione che se non stessimo affrontando, avrebbe potuto

produrre certamente un default greco che avrebbe potuto trascinare l´intero

Paese.

Non mi dimetto, poiché non sono un irresponsabile e non voglio lasciare decine

di migliaia di lavoratori senza lavoro o senza salario.




Nessuno si illuda che l´eventuale fallimento della Sicilia, non tiri dentro il

bilancio dello Stato




Non posso dimettermi perchè sono garante dello Statuto, per citare il nisseno

Alessi, padre insieme al gelese Aldisio, dell´autonomia siciliana. Alessi che

l´8 febbraio, che è persino il giorno del mio compleanno, del 1997 afferma

queste parole "adesso il nostro Statuto viene indicato non come "il verme

roditore" dell´Unità d´Italia; ora viene indicato come testo di un certo sapore

federalistico che sì offre per rimediare, con alto potenziamento unitario alle

singole regioni. Io ne gioisco, poiché Io Statuto vilipeso, oltraggiato

risorge. Con una insospettabilità operativa. Oggi tutti chiedono quello che

prima dicevano, bestemmiando, nefando".




In questi mesi siamo in una fase diversa, diversa da quella citata da Alessi,

qualcuno da Roma o da Milano, e persino in Sicilia continua a dire che lo

Statuto è il "verme roditore", rievocando i pregiudizi di sempre nei confronti

di una Sicilia massacrata per secoli, subordinata ai gruppi imprenditoriali del

nord che vogliono ancora una volta riprendere gli affari di sempre. Quella

Sicilia che avrebbe bisogno dì circa 40 miliardi di euro,per completare quella

rete infrastnitturale che le regioni del nord hanno avuto da diversi decenni e

qualcuna da un secolo, a spese del popolo del sud.







Io non ci sto, come ho scritto in un mio recente libro. Non ci sto al massacro

della Sicilia e del popolo siciliano, non ci sto alla campagna denigratoria

architettata contro di me, non ci sto a chinare la testa difronte ai potenti di

sempre, sono un uomo libero, lo sono sempre stato, forse pago qualche mia

ingenuità e vi chiedo persino perdono per questo, ma non accetto che coloro che

si sono battuti, che magari potevano essere interessati ai 4 termovalorizzatori

da realizzare in Sicilia, possano continuare a essere tra i principali

protagonisti dell´affossamento dei governi e delle istituzioni siciliane.

Il mio non è un sicilianismo di maniera ma quello vero di un uomo libero della

Sicilia, figlio di un operaio precario e di una madre sarta che hanno lavorato

con dignità per tutta la loro vita per fare studiare 4 figli, quando non se lo

potevano economicamente permettere.




Non sono figlio di potenti famiglie che hanno governato questa Sicilia e

questo mi rende ostile al solo vero cerchi magico che continua a esistere in

Sicilia, quello degli affari che collude con le massonerie deviate, quello

degli affari mafiosi, di una Cosa Nostra che non è più prevalentemente

stragista ma intarsiata negli affari della Regione e che sa sapientemente

orchestrare i giochi che contano utilizzando, in molti casi senza

consapevolezza degli utilizzati, tutti gli strumenti. In una testimonianza resa

nell´aprile del 2014 presso il tribunale di Firenze da parte di un

collaboratore di giustizia quel collaboratore dichiara: esiste un progetto per

eliminare Crocetta che è un condannato a morte.

Quella sentenza di morte non può essere revocata perchè emanata fin dal 2005

quando Crocetta licenziò la moglie del boss Emmanuello. Non può essere revocata

perché chi l´ha emessa è morto nel dicembre del 2008 - quando ¡1 boss morì in

un conflitto a fuoco con la polizia e quando i familiari del boss scrissero che

il mandante della morte di Daniele Emmanuello era il sindaco Crocetta,

riconfermando nelle prime pagine dei giornali, quella condanna. Lo stesso

collaboratore dice che:"nei confronti di Crocetta bisognava attuare una

campagna denigratoria e quando non avrebbe più avuto incarichi istituzionali, e

sarebbe stato senza scorta, lo si doveva uccidere nel corso di un finto

incidente, in modo tale che non morisse da eroe antimafia.




Io non mi sento nè eroe, né eroe dell´antimafia.




Mi sento solo un uomo fedele alle Istituzioni, sono un uomo fedele alle

istituzioni, che fa solo il proprio dovere, forse sbagliando qualche volta,

come tutti gli esseri umani.

non credo sinceramente che possano esistere uomini di destra o di sinistra,

che possano rendersi complici di un tale massacro. Mi rifiuto di pensare che le

logiche machiavelliche possano prevalere rispetto al dovere che tutti quanti

abbiamo di tutelare la democrazia nel nostro Paese.




Il novello principe, dice Gramsci, cioè la politica, è l´architetto di una

nuova società.




L´architetto, non l´esecutore di giudizi interessati o di campagne

diffamatorie di alcuni media. Credo che bisognerà valutare anche una possibile

azione di risarcimento miliardario per il danno creato alla Sicilia.




Il danno di immagine e l´azione destabilizzatrice possono produrre sia

abbassamento del rating, sia il ritiro degli investitori e soprattutto un danno

all´immagine di tutto il popolo siciliano. Io non credo che questo sia il

momento di fuggire, non sia neppure il momento di resistere, ma quello della

ribellione contro tutti coloro che continuano a coltivare un´idea terribile

della Sicilia, abbiamo delle responsabilità tutti quanti nei confronti della

Sicilia.

Abbiamo da definire alcune riforme urgenti, che se non adottate potrebbero

causare il disastro della Regione.




Un uomo pubblico non sfugge ai propri doveri e credo che questa idea sia al

centro della scelta che voi deputati avete fatto candidandovi. Abbiamo tutti

quanti delle responsabilità difronte al popolo siciliano.




Non possiamo accettare l´azione di coloro che dicono che siamo legati al

nostro posto, per difendere un´indennità.

E´ volgare tutto ciò ed offensivo per il Parlamento e per le Istituzioni.

Non aderirò mai ai cori populisti che che fanno le loro fortune utilizzando

l´azione denigratrice. Vi invito a condividere l´idea di completare l´avvio

imminente della programmazione europea e poi insieme valuterete. Soltanto

questo Parlamento potrà decidere la fine anticipata della legislatura, non

altri.




Un uomo delle istituzioni ha il dovere di combattere fino in fondo in difesa

dell´onore delle medesime. Il Parlamento può decidere in qualsiasi momento di

staccare la spina, ma se lo facesse in questo momento potrebbe rendersi

complice ci un´azione di un´azione di sciacallaggio che non la storia, ma la

realtà, ha dimostrato che è basata sul nulla, motivata da ragioni oscure che

prima o poi verranno fuori.

Concludo con una poesia, si chiama "preghiera alla vita" di Lou von Salomé,

musicata da Nietzsche, che ho scelto come manifesto della mia vita.







Certo, così un amico ama l´amico come io amo te, vita misteriosa, sia che in

Te io abbia esultato, pianto sia che Tu mi abbia dato felicità, o dolore.




Io t´ amo con tutte le tue afflizioni:

e se tu mi devi sopraffare,

mi strapperò dal tuo braccio

come ci si strappa dal petto di un amico.




Con tutte le mie forze ti stringo a me! Lascia che le tue fiamme mi assalgano,

lascia che nelle vampe della lotta io possa sondare il baratro del tuo mistero.




Essere, pensare per millenni! Prendimi fra le tue braccia: non hai più altra

felicità da darmì-bene- hai ancora la Tua pena.
Qualsiasi infamia potrà essere detta su di me, in quei momenti continuerò a ecitare questa poesia, fino a quando ne avrò forza.

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