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lunedì 6 luglio 2015

Così la politica italiana lucra sulla vittoria del No in Grecia

Già prima del referendum di ieri, praticamente chiunque fosse dotato di connessione internet o capacità articolatorie aveva espresso la propria opinione sulla situazione greca. Il che aveva portato, nella migliore delle ipotesi, a ingenue semplificazioni—e allo scontro tra la retorica per cui i greci farebbero la bella vita a nostre spese e la glorificazione di Tsipras liberatore dalla tirannia dell'Europa—e nella peggiore all'analisi della situazione da parte di Rita Dalla Chiesa.

Insomma, si era capito che il "Greferendum" era un tema particolarmente sentito anche nel nostro paese. E infatti, terminato lo scrutinio dei voti, le diverse parti politiche—comprese forze la cui storia è lontana anni luce da quella di Syriza e che in Europa portano voti che vi si oppongono—hanno fatto a gara per appropriarsi del risultato e interpretarlo nel modo a loro più utile e congeniale, come del resto era già successo subito dopo la vittoria elettorale di Alexis Tsipras dello scorso gennaio. 
Il variegato mondo della sinistra italiana ha festeggiato la vittoria del "No" come se fosse la propria. A partire da Nichi Vendola e SEL per arrivare a Stefano Fassina (recentemente fuoriuscito dal PD), anche in questa occasione c'è stato il pellegrinaggio ad Atene per celebrare il referendum in piazza Syntagma.

Ma non c'è solo la sinistra italiana. Matteo Salvini, ad esempio, si è allineato istantaneamente alla posizione di Marine Le Pen, che su Twitter ha definito il referendum una "bella e grande lezione di democrazia," mentre Giorgia Meloni ha parlato di "voto eroico", "schiaffo all'egoismo di Angela Merkel e alla fallimentare gestione della UE" e "ribellione alla schiavitù." 

In tutto ciò, in Grecia è volata anche una delegazione del MoVimento 5 Stelle sospinta dall'hashtag #TuttiAdAtene. Sin da subito, però, la mossa di Beppe Grillo non è stata accolta particolarmente bene dai diretti interessati. parte le bestialità che ha detto in tv (per esempio che la grecia non appartiene alla cultura occidenatale), Il portavoce italiano di Syriza, Argyrios Argiris Panagopoulos, in un post su Facebook ha scritto: "I tuoi europarlamentari si mischiano a dir poco con razzisti e xenofobi e tu stesso hai dimostrato ripetutamente il tuo disprezzo verso gli immigrati."
A riprova della presenza non gradita, Beppe Grillo—mentre era in piazza Syntagma per unirsi ai festeggiamenti del popolo greco—è stato anche contestato e Cacciato da attivisti dei movimenti italiani al grido di "siedi dalla parte sbagliata del Parlamento europeo," in riferimento all'alleanza europea con Nigel Farage e l'UKIP.
Ciò non ha comunque impedito la declinazione in chiave grillina del referendum greco, perfettamente esemplificata in uno status del parlamentare Carlo Sibilia—quello che di solito va a " protestare" contro il club Bilderberg—in cui viene proposta come vera un'immagine falsa dell'ex ministro delle finanze greco Yanis Varoufakis. 
 
Al momento, dunque, l'unica cosa certa sembra essere il risultato del referendum, mentre su tutto il resto regna ancora la confusione più totale. Non si sa quale sarà il destino della Grecia e dell'Europa, né tanto meno se la mossa di Tsipras si dimostrerà o meno vincente.

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