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lunedì 22 giugno 2015

Un modello di industrializzazione killer

E' vero,  il surriscaldamento globale è iniziato con la rivoluzione industriale. Un fenomeno che nel lungo periodo ha prodotto benessere, non per tutti,è oggi ormai trasformato ‘assassino’ in termini ambientali.


Come conciliare il desiderio di industrializzazione dei paesi poveri nel mondo? Le opzioni sono due: o si torna ad un modello antecedente alla rivoluzione industriale o ne si inventa uno nuovo.
E' da almeno due decenni che si parla con certezza di cambiamenti climatici legati all’industrializzazione selvaggia, le rinnovabili sono ancora in via di formulazione ma non sono abbastanza maturi per poter sostituire il consumo di idrocarburi con fonti di energia alternative all’interno di un nuovo modello di sviluppo.
Industriali e politici dibattono da anni questo tema senza mai voler arrivare ad una conclusione reale e seria.

La rivoluzione industriale è stata prodotta dalla felice concomitanza di alcuni fattori: invenzioni tecnologiche, abbondante forza lavoro a basso costo ed una fonte d’energia, il carbone, per uso industriale, ampiamente disponibile. Oggi la tecnologia fa passi da gigante quotidianamente. Ciò che manca è una fonte d’energia pulita per uso industriale che sia in grado di competere con gli idrocarburi e le masse di migranti che potenzialmente rappresentano un riserva enorme di forza lavoro a basso costo non hanno competenze tecnologiche adeguate.

L'ideale sarebbe promuovere la formazione tecnica investire insomma in un modello industriale che funzioni su larga scala con energia pulita. E’ vero, manca la cultura del risparmio energetico, del riciclo e del non spreco ma l’idea che il pianeta possa essere salvato attraverso una presa di coscienza a questo livello è CONCRETA.

Ciò di cui abbiamo bisogno è un investimento massiccio nella ricerca di una o più fonti energetiche che sia in grado di sostituirsi per semplicità ed efficienza agli idrocarburi e che sia funzionale all’innovazione tecnologica ed al surplus di forza lavoro. E non lasciamoci confondere dalle statistiche, secondo l’International Energy Agency, nel 2014 sono stati investiti 310 miliardi di dollari nell’industria delle rinnovabili, contro i 60 di dieci anni fa. Tanto per capire quanto piccole siano queste cifre, 310 miliardi di dollari sono una frazione di quanto si è speso per salvare il sistema finanziario dalla crisi della Lehman Brothers. Fino a quando non avremmo trovato una combinazione ottimale per sostenere l’industrializzazione dei paesi che la anelano, i problemi climatici continueranno ad essere dibattuti ma non risolti.

Ed il tempo stringe. Il 2015 è già l’anno più caldo della storia moderna, il mese di maggio ha battuto tutti i record in materia. Quest’inverno il surriscaldamento del Pacifico ci regalerà el Nino più caldo e forse anche quello più lungo.

Il surriscaldamento della terra minaccia l’intero ecosistema mondiale, dall’inizio del 1900 si sono estinte più di 400 specie di vertebrati, una perdita che in passato si verificava nell’arco di 10.000 anni. Tra meno di tre generazioni perderemo l’impollinazione naturale della api, insetti essenziali per l’ecosistema.

E’ ora di smettere di discutere ed iniziare a fare qualcosa di concreto per salvare il pianeta.

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