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sabato 6 giugno 2015

Turchia al voto, attentato al comizio dell'Hdp

Il sangue macchia le elezioni turche di domani, da cui dipende il futuro del Paese. E' salito ad almeno 4 morti e 200 feriti il bilancio ancora provvisorio della duplice esplosione di due ordigni avvenute durante un comizio del partito filo curdo Hdp (decisivo per l'esito delle elezioni) a Diyarbakir, la città più popolosa del sud est della Turchia.

Le deflagrazioni sono avvenute alle 17,55 locali nella piazza della stazione della citta' dove si stava svolgendo il comizio, l'ultima prima del voto.
Il leader del partito curdo Selahattin Demirtas ha definito le esplosioni a Diyarbakir pochi minuti prima del suo comizio "un attacco". "I poteri dietro a questo attacco - ha detto parlando dal suo quartier generale, saranno, spero, scoperti". Ed ha lanciato un appello alla calma ripreso anche dal premier Ahmet Davutoglu. "Ai fratelli di Diyarbakir", il premier ha chiesto di "non cadere nelle provocazioni"."Qualsiasi cosa ci sia dietro alle esplosioni – un incidente, un attentato, una provocazione - indagheremo".
Domenica, il presidente Recep Tayyip Erdogan cerchera' di ottenere per il suo partito, l'islamico moderato Akp, la maggioranza dei due terzi dei voti per poter trasformare la Turchia in una repubblica presidenziale. Se l'Hdp riuscira' a superare l'alta soglia di sbarramento del 10% il piano di Erdogan potrebbe saltare. Se otterra' solo 330 deputati su 450 potra' al massimo indire un referendum.
Kemal Kilicdaroglu, il leader del principale partito di opposizione nel paese, il Chp, alla vigilia delle elezioni politiche, intanto, ha rilanciato contro Erdogan le accuse di aver imbavagliato la stampa. "Sia il presidente che il governo esercitano un'intensa pressione sui media", ha dichiarato Kilicdaroglu commentando in un'intervista a Hurriyet le recenti dichiarazioni di Erdogan, il quale nei giorni scorsi ha chiesto l'ergastolo per il direttore del quotidiano Cumhuriyet, Can Dundar, 'colpevole' di aver pubblicato immagini su un carico di armi per i ribelli siriani.

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