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giovedì 11 giugno 2015

RIPRENDIAMOCI L'EUROPA

La spirale senza fine del debito sta trainando alcune economie europee mentre obbliga altre ad accettare «riforme» che aggravano la divisione tra ricchi e poveri, tra cittadini e stranieri, tra chi vale e chi è inutile. Venti di destra e populismo soffiano da varie parti formando tempeste, sfruttando l’ampia diffusione del disagio sociale e invocando forme di esclusione, confini, separatismo. I governi europei stanno usando tutto questo per mettere in campo nuove frontiere, nuove divisioni e nuove regole E Quste sono il problema, non la soluzione.


L’Europa non è soltanto uno slogan ma deve essere lo spazio della nostra iniziativa comune. La nostra Europa è uno spazio aperto di solidarietà, reciprocità, libertà e diritti e per questo lotteremo. Sappiamo che la battaglia è ancora aperta. Il popolo greco si è sollevato contro il ricatto, il governo delle élite, l’Europa della precarietà e dell’austerity. In Spagna la gente ha appena deciso di riprendersi una parte del proprio «auto-governo». È un lampo di speranza, una speranza che si è accesa ed è pronta a diffondersi in altre regioni europee. Non è ammesso nessun altro paradigma, nessuna alternativa deve essere indicata. Chiaramente, il risultato di questa battaglia non definirà solo il futuro della Grecia, ma quello di tutti noi.
Nello stesso tempo, e all’interno dello stesso spazio, decine di migliaia di persone sono costrette ad attraversare un mortifero mar Mediterraneo – sfidando ogni giorno le regole europee dell’esclusione e rivendicando il proprio diritto a una vita migliore. Il governo della mobilità – all’interno del continente e attraverso i continenti – è uno degli aspetti centrali dell’accumulazione capitalistica. È un modo di produzione basato sui differenziali di circolazione tra merci, valori e corpi con diritti diversi per chi conta come cittadino e chi non, per quelli che possono restare e quelli che devono andarsene, rispetto ai diritti sociali che alcuni riescono a ottenere e altri non. Intanto, mentre la gente muore nel mar Mediterraneo e mentre molti cittadini di ogni parte d’Europa sono oltraggiati da tutto questo, i rappresentanti europei da parte loro definiscono piani per costruire nuove frontiere e spostare i confini più avanti in nome di una presunta solidarietà: questo è disgustoso!

Con i nostri amici Greci sappiamo che la battaglia che va avanti contro l’austerity ci riguarda tutti. I continui attacchi alla vita della popolazione ci dicono che non possiamo rimanere spettatori, che dobbiamo intervenire, confrontarci e continuare a praticare la nostra libertà proprio come i migranti che ogni giorno combattono contro il regime dei confini e per i loro diritti. Democrazia e solidarietà sono senza confini: non c’è nessun debito che possa pesare come un ricatto sul nostro presente, nessuna frontiera che possa stabilire chi è cittadino e chi non lo è!

Usiamo questo momento per reclamare un’Europa senza confini, un’Europa di diritti e solidarietà. Negli ultimi anni abbiamo avviato un processo di transnazionalizzazione delle nostre lotte contro l’austerity. Crediamo fermamente nella possibilità di costruire nuove forme di democrazia reale a partire dalle nostre differenze e da ciò che abbiamo in comune e attraverso di esse. 


 Un’altra Europa non deve essere solo nominata, ma praticata.  Solidarietà oltre i confini, costruiamo la democrazia dal basso!

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