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martedì 2 giugno 2015

Riflessioni sulla lotta tra tassisti e Uberpop

Spesso ci occupiamo di questioni di politica economica e di lavoro ma il recente caso dell’applicazione UberPop è interessante per ragionare sulla deflazione tecnologica. Per chi non lo sapesse UberPop è un’applicazione per mettere in contatto persone che hanno bisogno di un passaggio con un autisti privati, pagando attraverso l’applicazione, che si incassa una sua percentuale per il fatto di aver fatto da tramite. E’ un servizio simile a Blablacar ma più sofisticato e con pagamento all’intermediario (con Blablacar invece si paga direttamente l’autista) e diversamente da quest’ultimo, UberPop ha delle tariffe che possono consentire un guadagno e non solo il rimborso spese.


Questa applicazione consente ovviamente di ottenere dei passaggi più economici rispetto ai Taxi e questo ha fatto infuriare la lobby dei tassisti che sono ricorsi alla giustizia ed hanno ottenuto la chiusura dell’App. Mi sento di dire con tranquillità che i tassisti hanno ragione e la giustizia ha chiuso un’applicazione che favoriva la concorrenza sleale. Al tempo stesso, però, ci rimettono tutti i consumatori che dovranno continuare a sorbirsi un servizio obsoleto ed eccessivamente costoso.

Come normalmente accade, il caso divide in due l’Italia tra favorevoli e contrari all’App. Tra i favorevoli annotiamo la strana (ma non troppo) sintonia tra socialdemocratici e liberali e libertari filo-capitalisti (sintonia non troppo strana dato che alla fine socialismo e capitalismo coincidono, sono entrambi dei regimi che concentrano il potere), i primi favorevoli all’App ovviamente perché favorisce i consumatori quindi il popolo, sfavorendo solo una lobby, i secondi favorevoli perché sostenitori del libero mercato sempre più totale; e ci sono i contrari, ovviamente tutti i tassisti ma anche buona parte del ceto medio che capisce la sofferenza nel vedere scippato il proprio lavoro e il valore della propria licenza.

Negli ultimi in Italia ma anche all’estero si è assistito alla lotta tra tassisti con licenza e autisti privati che lavorano per Uber: questa sorta di contesa rappresenta l’opposizione tra liberalizzazione di una professione e mantenimento dei privilegi di una casta intoccabile. Di sicuro la lobby dei tassisti, come è stata definita nell’articolo sopra, non è una delle lobby più ricche nella nostra società ma comunque esprime immobilismo sociale oltre che un servizio spesso obsoleto e soprattutto molto oneroso dal punto di vista economico.

Altra cosa da rilevare è che gli improvvisati autisti privati spesso sono inesperti e impreparati e mettono a repentaglio la vita dei consumatori: la licenza del tassista è anche un modo per offrire al consumatore sicurezza riguardo al servizio erogato.


http://systemfailureb.altervista.org/considerazioni-sulla-lotta-tra-tassisti-e-uberpop/

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