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venerdì 5 giugno 2015

Mafia capitale, FREE-ITALIA pone una domanda.

Renzi ha reagito alla seconda ondata di “Mafia Capitale” come Bettino Craxi quando rispose (Febbraio 1992) all’arresto di Mario Chiesa (“un mariuolo”): mele marce da isolare, cui far scontare la pena. Anche la maggioranza delle dichiarazioni che leggiAmo e/o ascoltiamo in queste ore sembrano percorse dallo stesso segno di strumentalizzazione dei fatti.



Da destra si sta tentando un’operazione “scalata” alle istituzioni romane e laziali facendo finta di niente e fidando sulla smemoratezza del pubblico dilaniato dai talk-show e messo nella condizione di dimenticare ciò che è accaduto nel corso dei mandati – invero indimenticabili – di Alemanno e Polverini, al comune di Roma e alla Regione Lazio. Del resto i legami della destra e del neofascismo romano con la malavita e il sottobosco romano sono “storici” e consolidati nel tempo.

Da parte del PD prosegue “l’arrampicata sugli specchi” tendente a negare e a portare in campo un presunto rinnovamento: certo che, con i nomi che circolano e gli intrecci di cui si legge negli atti della Procura, considerare le amministrazioni Marino e Zingaretti dei “baluardi” contro la degenerazione morale della vita pubblica ce ne vuole.

Tralasciamo la legittima indignazione che sale osservando su quali materie si esercitava il malaffare: in particolare al riguardo dei migranti, fatti oggetto di sfruttamento e di occasione di lucro indiscriminato in un quadro complessivo di “carità pelosa” e di strumentalizzazione ai fini politico – elettorali di grande portata.

Beninteso: le vicende legate alla “questione morale” e alla logica di scambio tra mafia e politica risultano sempre tristemente presenti nella storia d’Italia, con corsi e ricorsi rintracciabili scorrendo le cronache passate.

Questa volta però il fenomeno pare essere più intenso e più vasto rispetto al passato e, soprattutto, si verifica in un quadro complessivo di forte distacco tra il concreto della società e l’astratto del mondo politico quale mai si era riscontrato in precedenza.
Il sistema sembra minato alla base e i rischi di una crescita di incredibilità per la democrazia sono venute a galla, all’interno di un quadro complessivo di impennata nelle discriminazioni sociali, nelle diseguaglianze, nei processi di impoverimento generale e di regressione culturale.

Una regressione culturale che ha investito pesantemente tutto il circuito di costruzione di una classe dirigente posta in grado di proporsi per rappresentare, per quanto possibile, sul piano politico la molteplicità e la complessità delle fratture sociali.

La differenza con il passato risiede proprio in questo punto: nell’assenza di riferimento che, pur tra fortissime contraddizioni, erano risultati essere comunque in grado di proporre un “cambiamento”. Invece, dalla gestione dell’infinita fase di mai conclusa transizione da Tangentopoli a oggi, non è sortito alcun soggetto in grado di avanzare una proposta credibile.

Oggi, poi, entra ufficialmente in difficoltà l’illusorio “decisionismo” attraverso cui il Partito democratico, permeato dall’”uomo solo al comando” Renzi, aveva tentato di assumere la guida di questo processo cercando di mortificare i competitor e proporsi come unico soggetto al centro del sistema attraverso il cosiddetto “Partito della Nazione”.

Una difficoltà che nasce non tanto dalla crescita dei vari populismi all’interno dell’arena politica, ma da due fattori ben precisi: la sfiducia crescente dell’opinione pubblica come dimostra la scarsa partecipazione al voto e, in relazione a questa, la funzione di supplenza che la Magistratura continua a esercitare sulla vita pubblica italiana.

La domanda che poniamo, a questo punto, riguarda il perché si è giunti a questo stato di cose via via in fase di progressivo peggioramento nel corso degli ultimi 25 anni.

Ci s’interroga sui meccanismi tecnici di funzionamento dell’amministrazione pubblica, sull’assenza di controllo, sulla capacità di gruppi mAfiosi di impadronirsi di leve di potere, grandi e piccole.

Non si è aperta, invece, la discussione di fondo sulla trasformazione di ruolo dei partiti politici e sulla riduzione del sistema a mera macchina di accumulazione del consenso, al fine di realizzare “ipotesi di comando”, che ormai non possono essere più definite come governabilità, stante –da un lato – proprio la supplenza della Magistratura e – dall’altro canto – il ruolo dell’Europa sulle scelte di tipo economico – finanziario – sociale.

La finzione dell’alternanza e la trasversalità nei fatti concreti appaiono essere l’esito di questa fase di isterilimento complessivo della nostra vita pubblica e dell’affermazione di un Regime che oggi appare già in difficoltà proprio per l’assenza di basi concrete su cui poggiare.

E’ questo l’interrogativo di fondo che FREE-ITALIA vuole porre agli appartenenti al mondo della politica, della comunicazione, della cultura.

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