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martedì 16 giugno 2015

Le frontiere della vergogna

Suonano le campane dell’Europa “democratica” ai confini francesi e tedeschi, si innalza il grido della nouvelle democrazia, nata dalla Rivoluzione Francese, con gendarmi armati ai confini e migranti in sciopero della fame.


Quell’Europa, brava ed austera nei conti, inscritti nei vincoli economici e politici causa di un vero e proprio genocidio di intere nazioni e di interi continenti, sembra fregarsene alla grande, confermando il ruolo dei burattini che la compongono, gente di infimo piano, prona ai diktat imposti dalle banche, da quel potere finanziario..

Un paese serio, retto da un governo serio, al rifiuto di affrontare un emergenza di tali proporzioni da parte dell’Unione a cui appartiene, avrebbe dichiarato la propria indisponibilità a continuare in un percorso che di comune ha solo il liberismo sfrenato, la cancellazione dei diritti ed il massacro dei popoli…

Quelle frontiere, lasciate incustodite quando a passare erano camion pieni di rifiuti inquinanti, dalla Francia, dalla Germania, sino alle terre del Sud Italia, ai nostri tumori ed ai nostri morti, ora vengono presidiati da guardie armate che impediscono alle famiglie di ricongiungersi, a chi muore di sopravvivere, a chi spera di sognare.

Ebbene, quello che sta succedendo alle frontiere tra Francia e Italia è inammissibile considerando Schengen. É inammissibile, è inumano, se si pensa che i migranti sono esseri umani con una dignità, con il diritto di ricongiungersi con i loro parenti, con il diritto di scappare da territori di guerra etc.

Dopo lo spettacolo di Ventimiglia è difficile credere ancora in un progetto politico unitario per l’Europa. Il mancato accordo sulla proposta della commissione Juncker, che prevede la redistribuzione continentale dei richiedenti asilo, è già un fatto grave, ma ha perlomeno un peso politico generale e si può credere che le parti abbiano bisogno di tempo per ragionare sui dettagli.

Vedere però i gendarmi e i poliziotti francesi che bloccano il confine e caricano la folla per impedire il passaggio a poche decine di perone disperate smonta questa illusione. E non per l’impatto emotivo prodotto da quelle immagini, capaci di generare a loro volta una forma di populismo uguale e contraria a quella cavalcata da leghisti, grillini o lepenisti.

Si tratta di piuttosto dell’ennesima dimostrazione di un fenomeno paneuropeo. Per non perdere consenso e voti, diversi Paesi centrali dell’Ue, fra cui la Francia, non esitano a rinnegare la forma di solidarietà più elementare, quella dovuta a un essere umano che cerca di sopravvivere. Non devono fare nemmeno lo sforzo di superare uno scrupolo morale, assumendosi la responsabilità di decidere della vita o della morte di chi chiede aiuto. All’Europa lontana dalle coste africane basta girare la testa e scaricare il barile.

Quello dei migranti dalla Libia è un problema italiano per ragioni geografiche e in pochi sono disposti a condividerlo. Fra tutti i membri dell’Unione (con la poco rilevante eccezione di Malta) il nostro Paese è l’unico a non potersi concedere il lusso dell’ignavia, perché solo nel nostro caso l’indifferenza sarebbe causa diretta di stragi a ripetizione. Tanto è vero che la Germania non ha esitato a sospendere Schengen, mentre l’Austria – interpretando in chiave egoistica il Regolamento Dublino II, che obbliga i profughi a rimanere nel Paese in cui sbarcano – ci rispedisce i migranti arrivati dall’Italia, ma evita accuratamente di fermare quelli che dal suo territorio cercano di varcare il nostro confine.

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