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domenica 7 giugno 2015

La “destra” Renziana

La politica non è una partita di calcio e dunque lasciamo le metafore sui risultati alla propaganda politica e agli ultras renziani e proviamo a ragionare sui fatti e sui numeri. Che il Partito Democratico fosse destinato a prevalere in gran parte delle sette regioni in cui si votava era scontato perché di fatto il partito di Renzi è oggi pressoché l’unica proposta di governo che ai cittadini è consentito percepire e concepire, dato il disfacimento della destra berlusconiana, con l’emergere dell’inaccettabile fascio-leghismo di Salvini, con l’incapacità del Movimento 5 Stelle di diventare i promotori di un’alternativa politica e sociale che vada oltre i confini del grillismo, con la scomparsa della sinistra.

Ebbene Dalle regionali, a cui peraltro metà degli elettori si è rifiutata di partecipare, conferma che, dopo un anno e mezzo di governo, la “destra” di Renzi ha la fiducia solo di una minima parte di italiani ed anzi vede scemare il proprio consenso. Semplicemente perché i risultati del suo governo sono fallimentari: sulla disoccupazione, sulla crisi, sull’impoverimento degli italiani.

Con una ferocia mai vista prima, il governo Renzi è riuscito a cancellare diritti fondamentali del lavoro come l’articolo 18, a dare il via libera a spreco e corruzione attraverso la costruzione di grandi opere inutili, ha ottenuto l’abolizione del Senato elettivo e una legge elettorale che restringe ulteriormente gli spazi di democrazia e di rappresentanza nelle istituzioni per chi si fa portatore del dissenso verso le politiche di austerità applicate dal Governo.

Tutto questo sta avvenendo col beneplacito della Confindustria di Squinzi che non mai ha gongolato come in questo periodo e non senza conseguenze tangibili dalla maggior parte della popolazione; da quando è iniziata la crisi economica, ben 8 anni fa, la classe lavoratrice e i pensionati stanno pagando il prezzo più alto attraverso l’aumento dell’età pensionabile, la perdita enorme di posti lavoro, l’aumento della disoccupazione, la chiusura delle fabbriche, le ristrutturazioni e le delocalizzazioni, l’aumento di ritmi e orari di lavoro e la tendenza è la stessa sia nel settore privato che nel pubblico impiego.

Il risultato di queste elezioni non indurrà peraltro ad un’inversione di rotta nel dispiegamento delle “criminali e folli politiche di austerità”  piuttosto farà capire al “parolaio fiorentino” che, per continuare ad eseguire il mandato del grande capitale internazionale, deve venire a patti con vecchi pezzi di classe dirigente del suo partito e con la destra leghista-berlusconiana.

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