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giovedì 18 giugno 2015

Generazione Web: istruzioni per l'uso

Internet è ormai parte integrante della nostra vita e lo sarà ancor dii più in quella dei nostri figli ma come deve entrare il web nella quotidianità dei "piccoli"? FREE-ITALIA Vi svela le istruzioni della generazione Web.


Un pò di numeri su come i genitori vedono opportunità e minacce delle nuove tecnologie:

Una ricerca condotta su 537 genitori con figli di età compresa tra i 6 e i 14 anni, contattati dal portale FattoreMamma e quindi di sesso prevalentemente femminile, mostra che c'è una grande volontà di portare i piccoli a contatto con la Rete molto presto, ma non mancano le solite paure.

L'81% dei genitori ha dichiarato di esser favorevole all'uso del web da parte dei loro figli a patto che vengano rispettate le limitazioni che ci si aspettano da una mamma (ma riprese anche dai papà):

  • Tempo di navigazione limitato (imposto nel 62% dei casi)
  • Presenza costante di adulto (40%)
  • Divieto di usare i  social network (30)


Quanto possa esser fedele alla realtà questo quadro non è chiaro, dal momento che i genitori intervistati sono sicuramente tra i più attivi in rete (considerato che la ricerca è stata condotta proprio su di un network di mamme blogger), però è forse per questo ancora più interessante.

La ricerca è uno spaccato di cosa pensano gli altri  genitori "connessi" come la maggior parte di noi e ci aiuta a renderci conto di quanto siano diffusi alcuni pericoli e fenomeni. Non dobbiamo, però, dimenticare che esistono molti genitori "meno tecnologici" che quindi potrebbero avere un approccio diverso.

Innanzitutto, anche tra i "connessi" c'è una discreta percentuale (9%) che non vuole che i loro figli navighino sul web. Evidentemente la paura per le minacce che tutti conosciamo è più forte della loro stessa indole.

Del resto, il 23% del totale degli intervistati ha dichiarato che ai loro bambini è capitato di trovarsi davanti a pagine che contenevano immagini o testi non adatti alla loro età; al 16% è capitato di abilitare servizi a pagamento e, addirittura, il 10% ha avuto interazioni con persone sconosciute.

A questo proposito, è stato chiesto ai genitori come si sarebbero comportati nel caso il loro figlio fosse stato vittima di un fenomeno di cyberbullismo.

Ben il 64% richiederebbe l'aiuto di un esperto, identificati (per qualche misteriosa ragione) nella scuola o nella polizia postale. Il 35% ha dichiarato che si sarebbe rivolto a uno psicologo per esser sicuro che il figlio avesse il sostegno necessario ad affrontare la situazione.

Naturalmente c'è anche il discorso degli effetti collaterali del'informazione sul web come la questione della possibile scarsa attendibilità di certe guide e notizie , la diffusione di bufale e idiozie, occorre dunque molta attenzione a non cadere in trappola a siti fogna, che incitano a odio e violenza.

La comparsa di figure come la scuola, la polizia e lo psicologo ai primi posti delle figure a cui chiedere aiuto denota come ci sia ancora, secondo noi, un approccio molto "teorico" al problema.


FREE-ITALIA sforna delle semplici raccomandazioni dettate dal buonsenso per i genitori.

Il primo passo forse sarebbe invitare i genitori ad avvicinarsi al mondo della tecnologia e del web per capire cosa fanno i ragazzi quando sono in rete. invece, la curiosità sana del genitore viene completamente a mancare: si limita a spiare cosa fa il figlio senza avere un interesse genuino. Da questo disinteresse, è facile il passo verso la demonizzazione degli interessi dei figli. Invece, in una cultura di massa complessa come quella in cui siamo immersi, «dobbiamo imparare a diventare utenti sicuri, critici e creativi dei media. Dobbiamo valutare le informazioni e l'intrattenimento che consumiamo. Dobbiamo capire gli investimenti emotivi che facciamo nei contenuti dei media. E forse, ancora più importante, dobbiamo imparare a non trattare differenze di gusti come patologie mentali o problemi sociali».

Quindi, il secondo passo è lavorare per cambiare la percezione e l'utilizzo della rete. Il web non è la televisione (il medium ancora preponderante nel nostro Paese), dove l'utente può solo essere spettatore passivo: la Rete promuove la partecipazione, la creatività, la socializzazione, l'approfondimento critico. A questo utilizzo attivo bisogna indirizzare i ragazzi.

Infatti, il web sta dando un fondamentale apporto nei processi di apprendimento, aprendo possibilità che nel nostro paese rimangono quasi inesplorate perchè ancora consideriamo Internet un momento di svago e non un nuovo e potente strumento per la didattica, che facilità lo sviluppo delle capacità proprio per l'approccio differente rispetto all'insegnamento tradizionale.

Ovviamente non tutte le minacce che derivano dal web possono essere gestite utilizzando la sola tecnologia informatica. La tecnologia non può sostituirsi al sostegno e all'aiuto che un genitore può dare.

Gli esperti da contattare sono molto diversi a seconda del problema di cyberbullismo a cui si va incontro, ma nonostante la domanda fosse generica, il tono delle risposte indica che chi è stato intervistato abbia pensato solo a una ristretta cerchia di possibili problemi che si incontrano online.

Ma considerando che mamme e papà passano gran parte del loro tempo proprio sul pc anche quando sono a spasso con i pargoli tra tablet e cellulari sono sempre lì che digitano...quanto realmente controllano i loro figli? e quanto questi genitori che poi si rivolgono ad esterni per curare eventuali disturbi dei piccoli non sono i primi a mettere a loro in mano "la tanto vituperata" tecnologia per poter stare tranquilli...quanti bambini si riducono a vedere le spalle dei genitori immersi nel loro passatempo preferito e per risposte hanno mugugni?

Se anche, si dispongono di programmi di sorveglienza,  rimangono forti dubbi sull'orizzonte educativo di simili prodotti che sembrano partoriti dal Grande fratello orwelliano. Infatti, un software che permette di “spiare” e intervenire sulle esperienze web dei propri figli di fatto “autorizza” la deresponsabilizzazione del genitore, perchè diventa una sorta di delega in bianco: padre e madre abdicano al proprio ruolo educativo. In questa visione, non è così che funziona.

La tecnologia è parte del nostro vivere quotidiano quindi anche dei piccoli che bisogna solo monitorare, stargli accanto quando imparano a trattare con il mondo virtuale e magari poi uscire con un pallone vero ed il virtuale..lasciatelo a casa...il mondo non soffre se vi assentate...ed il figlio ne guadagna.

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