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giovedì 25 giugno 2015

Continua la strage di imprenditori e disoccupati. Ma nessuno ne parla

Due “notizie”. Una fa scalpore. L’altra molto meno, solo qualche riga. La prima “notizia”: Egidio Maschio, 73 anni, trovato morto nella sala riunioni della sua azienda, in provincia di Padova. Morto per un colpo di fucile. L’imprenditore si è sparato; come tutte le mattine arriva nel suo ufficio presso la fabbrica e lì chiude la partita cominciata anni prima in una stalla trasformata in laboratorio meccanico per costruire macchine agricole; da niente a multinazionale nella produzione di attrezzature agricole. Un fatturato di 324 milioni di euro annui e grandi investimenti, e dunque grande esposizione con le banche, in vista di un’espansione. E' proprio quell’esposizione, l’aver fatto un passo più lungo della gamba ad averLo portato al suicidio.


La seconda “notizia”: siamo a Ponte Ronca, Zola Predosa; vicino Bologna. Una donna di 41 anni, separata, si uccide impiccandosi alla grata di una finestra di casa. Dicono che si sia uccisa perché disoccupata, sconvolta dai troppi debiti contratti per campare e per il fatto che non sapeva più come mantenere i figlioli di dieci e undici anni. Da un paio di settimane le avevano tagliato il gas, ed era sotto sfratto.

E’ sempre difficile sapere perché una persona decide di farla finita: può essere perché è entrata in un tunnel di disperazione,  per una crisi da cui non si sa come uscire, perché ti hanno diagnosticato una malattia incurabile che ti condanna a sofferenze atroci…Nessun giudizio di merito e commento, sarebbe un’indecenza. Ma le “notizie” sono che un imprenditore si toglie la vita con un colpo di fucile; e una madre disoccupata si impicca.

“Notizie” che dovrebbero far riflettere. C’è stato un tempo non troppo lontano, solo un paio d’anni fa, che ogni edizione di telegiornale (non parliamo poi dei giornali) riferiva di un imprenditore (o di un lavoratore disoccupato) che disperato si toglieva la vita; quasi sempre all’interno della sua fabbrica, della sua impresa.

Un vero bollettino di guerra. Poi…Poi a un certo punto, silenzio… Come se il fenomeno si fosse arrestato, come se imprenditori e lavoratori non si togliessero più la vita. E’ venuto fuori che il fenomeno dei suicidi per crisi economica di imprenditori da una parte, di disoccupati dall’altra, non solo c’è ancora; è in crescita, sembra aggravarsi.

I dati sono eloquenti: dagli ottantanove suicidi del 2012 siamo passati ai 201 del 2014; 183 i disoccupati che preda di altrettanta disperazione, si tolgono la vita. Un fenomeno che inizialmente era concentrato nelle regioni del Nord Est, ora si è praticamente spalmato in tutto il paese. La regione che detiene il primato di questa particolare disperazione è il Veneto; segue la Campania. Tra i disoccupati, inquietante è il dato relativo ai più giovani. Sono il 12,4 per cento, quelli con età inferiore ai 34 anni. Nel 2014 più che raddoppiato rispetto al 2012 anche il numero dei tentati suicidi: 115 le persone che nel 2014 hanno provato a togliersi la vita per motivazioni riconducibili alla crisi economica, a fronte dei complessivi 86 del 2013 e dei 48 del 2012. Suicidi e tentati suicidi di imprenditori e disoccupati in crescita, e però non se ne parla e scrive più. Magari un motivo c’è.

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