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giovedì 11 giugno 2015

C’era una volta, anzi c’erano, i cinema a luci rosse

C’era una volta…anzi c’erano, i cinema a luci rosse. Poi il web, l’avvento di internet, e il genere non ha mai conosciuto la parola crisi. YouPorn, uno dei siti più cliccati, con Roma, Milano e Torino ad occupare il podio virtuale degli utenti. Il genere non è andato in crisi, ma i vecchi cinema sì.

La trasgressione diventa casalinga, via gli imbarazzi, i baveri sollevati e i cappelli calati sugli occhi. Però quella che manca ai vecchi frequentatori è proprio la trasgressione, le situazioni carbonare, il buio delle sale fumose, nonostante le sigarette vietate.

Non si entra più per la pellicola fatta di gemiti improponibili, di amplessi fasulli al limite del comico. Il cliente entra, si piazza in fondo alla sala e studia la situazione, le facce sono sempre le stesse o quasi, qualcuno guarda, altri si esibiscono. E non manca chi è lì per lavoro, per vendersi.

Racconta una maschera «Girano come trottole, se tu li lasci fare si ammucchiano in galleria, e allora devi andare con la torcia. Appena giri l’angolo, si rimettono in mucchio. Se li becchi, a masturbarsi a vicenda, poi glielo devi dire di andarsene. Sempre per cortesia, eh… Che poi magari poi ti fanno il dispetto e sporcano».


Una volta non era così, i gestori lo ricordano bene. Giovani, meno giovani, eleganti ed educati, anche qualche donna, che male c’è. Chiamavano la moglie dal telefono sulla cassa “Ho bucato” oppure “il capo mi ha fregato con un lavoro da finire entro stasera, ma non ne ho per molto, un’ora, un’ora e mezza”. Poi si fiondavano dentro.

Rigorosamente nelle prime file perché anche allora le ultime erano occupate dalle “checche e dalle marchette”, il territorio e l’attività si dovevano rispettare. Esisteva un galateo per i cinema porno, quelli la cui programmazione stava nell’ultima pagina del giornale, appena sotto le sale parrocchiali, adesso sono spariti gli uni e le altre.


Nel Manuale del Perfetto gentiluomo, Albo Busi raccomanda al pornocinefilo: «Al Porno Cinema Mondo ci si dovrebbe andare muniti di fazzolettini di carta, di lubrificante e di preservativi. Se non avete nessuno dei tre utensili, soprattutto se non avete i fazzoletti di carta per ripulirvi e avete ancora le mani lorde, non cominciate a dare pacche di benvenuto sulle spalle…Consiglio generale: non recatevi in un cinema a luci rosse con abiti formali e costosi».

Si sono trasformati, o perlomeno hanno tentato di farlo, con i Fem porno, un nuovo modo di rappresentare la sessualità, il porno fatto da donne per le donne, un inno, a detta degli esperti, alla libertà di espressione dei diritti delle donne in materia di consumo sessuale.


Intanto per le sale si è registrata una progressiva moria, in Italia se ne sono salvate un venti per cento, le proiezioni sono passate dall’analogico al digitale, i film sono rimasti più o meno gli stessi, è cambiata la clientela, non le motivazioni sociologiche: il cliente delle sale a luci rosse è sessualmente represso, con difficoltà a relazionarsi normalmente e vittima di sensi di colpa strettamente collegati.


La differenza sta negli spettatori, il pubblico femminile è aumentato. Spiega un gestore «Arrivano dopo il lavoro, in tailleur, ben vestite e chic. Poi però le devi mandare via subito, appena arrivano creano scompiglio in sala e le devi accompagnare fuori per cattiva condotta».


Lì al buio è sovrana la convinzione di non dover rendere conto di niente a nessuno a nessuno, neppure alla propria coscienza. L’anonimato permette tutto, crea l’alibi, può accadere qualsiasi cosa con chiunque.
Poi finisce, non ci si guarda negli occhi, ci si riavvia i capelli e si esce.

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