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lunedì 4 maggio 2015

SI è fatto un uso criminoso dei media contro il movimento #NoExpo

Come evento storicamente situato nel solco del capitalismo, dal 1851 le Esposizioni Universali hanno costituito la vetrina di lancio per i prodotti, i discorsi e gli immaginari dei grandi conglomerati militari, industriali ed economici occidentali. Ancora oggi, dietro l’altisonante slogan in favore della biodiversità (“nutrire il pianeta, energia per la vita”), l’Expo di Milano 2015 propone un gigantesco padiglione-serra dove agglomerare “le diversità” in uno spazio sorvegliato a misura d’uomo, tassonomico, ispirato esplicitamente al mito consolatorio dell’arca di Noé.


L’arca di Expo porterà invece speculazione, esclusivismo e precarietà. “Il vero social network” è in realtà estremamente centralizzato: mentre vengono aperti bandi ai giovani (Volunteer Expo) e alle realtà istituzionali (15 ore Anci per Expo) per “offrire” visibilità in cambio di lavoro gratuito, la spartizione dei padiglioni principali è assegnata a tavolino a grandi colossi come Eataly e le multinazionali del cibo americano tra cui Mc Donald’s…

Il 1 di maggio è stato caratterizzato da una grande manifestazione nel centro di Milano del movimento No Expo. Dal corteo della manifestazione “pacifica” si è staccato un pezzo di cosiddetti black block che ha compiuto atti di vandalismo vari: ha rotto vetrine di negozi e banche, incendiato macchine, ha attaccato le forze dell’ordine tra cui ci sono stati dei feriti etc. I media hanno enfatizzato la violenza dei facinorosi trascurando del tutto i motivi e i temi che sono alla base del Movimento No Expo.
Tra i temi portati avanti dal movimento:
• Diritto alla città e ai servizi come beni comuni;
• Riqualificazione di spazi abbandonati;
• Diritto alla verità e ai saperi;
• Ecologia e debito ecologico;
• Sovranità alimentare;
• Lavoro precario e gratuito;
• Ambiente urbano, naturale e sociale;
• Autodeterminazione;
• Mutuo soccorso ambientale, sociale, culturale;
• Pratiche fuori mercato;


Il movimento si oppone al lavoro gratuito per mezzo della campagna “Io non lavoro gratis”. No expo è contro lo sfruttamento e il lavoro precario.

Il movimento è contro il Jobs Act e la “Buona Scuola” di Renzi. Mondo della formazione e mondo del lavoro si intrecciano nel modello EXPO dentro un’interazione complessa fatta di retorica meritocratica, lavoro gratuito per i giovani e precarietà dilagante.

Quindi si è fatto un usa criminoso dei media concentrando l’attenzione sulla propaganda dell’evento internazionale trascurando i temi e le idee della “parte avversa”, di un movimento che da mesi sta portando avanti una lotta in modo coraggioso denunciando sfruttamenti e ruberie. 
Enfatizzare l’attenzione sulle violenze compiute il 1 maggio vuol dire tentare di criminalizzare, sminuire e delegittimare un movimento genuino e sano.

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