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domenica 3 maggio 2015

Riflessioni sul populismo

Viene definito “populista” qualsiasi leader politico faccia riferimenti vaghi, alle persone, ai cittadini, contro qualcuno o qualcosa trovando sempre un capro espiatorio causa dei mali. Spesso è un termine associato alla ultradestra conservatore e la lista di chi negli anni si è meritato questo appellativo è lunga: Juan Domingo ed Eva Perón, Margaret Thatcher, Jean-Marie e Marine Le Pen, Umberto Bossi, Erdogan, Silvio Berlusconi, Ronald Reagan, Beppe Grillo e Salvini.

la parola “populismo” viene associata, nell’immaginario, a una connotazione negativa Perché chi innegia ad un popolo non definito è equiparato al cacciatori di streghe e vampiri nella nostra era, propone soluzioni magiche contro i problemi del mondo.

La mentalità populista, nei connotati di fondo (attribuzione di naturali qualità etiche a un popolo idealizzato, avversione per le élites politiche, economiche e intellettuali accusate di averlo diviso e deviato, insofferenza verso le istituzioni e i tempi lunghi della politica, ecc.), è la stessa ovunque. Il caso italiano presenta però una maggiore varietà di declinazioni di questo modo di pensare, che dai tempi dell’Uomo Qualunque in svariate forme. Insomma, il carattere camaleontico attribuito a questo fenomeno da vari studiosi qui da noi si è svelato pienamente.

Più che del Movimento Cinque Stelle, che sono una realtà composita, direi di Beppe Grillo. Il cui discorso politico è populista a pieni carati, assolutizza le virtù e vizi del popolo e la sua potenziale unità (il famoso 100% che dovrebbe condividere le sue proposte di buonsenso), spinge l’ostilità verso tutti i suoi oppositori politici e intermi, rivendica il diritto della maggioranza a, discapito di non la pensa come lui o blandite dagli intellettuali, dipinti come fannulloni e/o corruttori della sana saggezza popolare.

 l’utilizzo di social media e social network ha favorito la diffusione della mentalità populista Non più e non meno di quanto l’ha favorita l’evoluzione verso programmi televisivi ‘orizzontali’ che, come Internet, vogliono dare la sensazione, o l’illusione, di poter mettere la gente incompetente o socialmente invalida sullo stesso piano dei geni e illuminari benefattori . i risultati sono sotto gli occhi del popolo, sfoghi, insulti e calunnie come mai era successo prima. La logica della ‘piazza elettronica’ consente di immedesimarsi in un’ipotetica opinione pubblica indistinta, che si suppone sia nutrita degli stessi obiettivi, delle stesse idiosincrasie, delle stesse credenze. Si crea, per questa via, un’immagine del ‘noi’ popolare che si contrappone al ‘loro’ elitario di chi sta in alto. I ‘piccoli’ pensano così di poter finalmente dire ai ‘grossi’ quello che si meritano.

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