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giovedì 7 maggio 2015

L'Italia divorata dalle strade e dal cemento

Quasi un quinto della fascia costiera italiana, una superficie di oltre 500 km quadrati, è stato cancellato dal cemento, che 'ingoia' 55 ettari di Penisola al giorno e ha spazzato via anche 34mila ettari di aree protette, insieme al 9% delle zone a pericolosità idraulica e al 5% delle rive di fiumi e laghi. In barba ai crescenti allarmi sul rischio idrogeologico.
Il quadro emerge dall'ultimo rapporto sul consumo del suolo stilato dall'Ispra, l'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, secondo cui solo nel 2014 l'Italia ha perso 21mila km quadrati di terreno alla cementificazione.
A rubare la terra, soprattutto all'agricoltura, sono in primis le strade, che rappresentano il 40% della superficie consumata, seguite dagli edifici con circa il 30%. Il resto va in piazzali, parcheggi, cortili e campi sportivi, discariche, cantieri, porti e aeroporti. Le conseguenze, evidenzia l'Ispra nel rapporto presentato a un convegno collaterale a Expo, sono anche sulle emissioni: in 5 anni, a causa della cementificazione, sono state emesse 5 milioni di tonnellate di carbonio, un rilascio pari allo 0,22% dell'intero stock immagazzinato nel suolo e nella biomassa vegetale. Senza considerare gli effetti della dispersione insediativa, che provoca un ulteriore aumento delle emissioni sotto forma di CO2 dovuto all'inevitabile dipendenza dai mezzi di trasporto. Nella classifica delle regioni più "asfaltate" si confermano al primo posto Lombardia e Veneto, mentre alla Liguria va la maglia nera della cementificazione entro i 300 metri dalla costa. Tra le zone a rischio idraulico è invece l'Emilia Romagna a detenere il primato. Il Sud 'recupera' a livello comunale: nove dei 10 paesi più "consumati" sono in provincia di Napoli.

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