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lunedì 25 maggio 2015

La rivoluzione spagnola è iniziata

La Rivoluzione è iniziata, alle elezioni amministrative e regionali in Spagna dove hanno sancito un chiaro trionfo dei nuovi movimenti che ora entrano da protagonisti nelle istituzioni locali. Il successo di Podemos e Ciudadanos e l’arretramento del PP e del PSOE significa che è l’inizio del tramonto del bipartitismo in Spagna che monopolizzato lo scenario politico Dalla dittatura di Franco in poi. Ora invece, dopo le elezioni appena passate, il quadro politico ne esce sconquassato.

In particolare a Barcellona la lista “Barcelona en Comu” formatasi attorno a Podemos infatti ha conquistato l’amministrazione della città con la candidata sindaco Ada Colau con il 25,2% dei voti e 11 seggi nell’assemblea cittadina contro i il 22,7% e 10 seggi del sindaco nazionalista catalano uscente Xavier Trias. “È stata una rivoluzione democratica, la vittoria di Davide contro Golia” ha commentando a caldo la 41enne neo sindaco di Barcellona.

Per quanto riguarda la capitale Madrid, invece, la situazione è più in bilico. La candidata sindaco del Partito popolare, Esperanza Aguirre, infatti è arrivata prima ma a poca distanza da Podemos che ha scavalcato i socialisti. La situazione nel dettaglio vede il Pp in testa con il 34% dei consensi e 21 seggi davanti alla coalizione Ahora Madrid di Manuela Carmena, appoggiata da Podemos, con il 32% e 20 seggi, mentre il Psoe è terzo con soli 9 seggi. Un risultato comunque importante per Podemos sia perché è la capitale sia perché è una città roccaforte dei popolari da venti anni.


Risultati importanti per il movimento Podemos anche a Valencia e Saragozza dove non sono escluse coalizioni che potrebbero portarlo nei governi amministrativi locali. Da contare però anche i risultati dell’altro partito nuovo di queste elezioni in Spagna, Ciudadanos, pronto alle trattative per formare le coalizioni necessarie a governare. Per il Partido Popular del Premier Mariano Rajoy dunque una sonora sconfitta. Anche se il Pp resta in generale il primo partito del Paese e arriva primo in 11 delle 13 regioni in cui si votava oggi, ha perso 2,6 milioni di voti e tutte le maggioranze assolute che aveva nelle grandi città.//
Contestando la malagestione della cosa pubblica da parte dei partiti tradizionali, denunciando la corruzione e l’austerità selvaggia, le liste locali in parte frutto della precipitazione politica del movimento degli ‘Indignados’ si sono affermate quasi ovunque (non in Catalogna) a scapito soprattutto della ‘tradizionale’ sinistra rappresentata da Izquierda Unida e dal Partito Comunista Spagnolo che subisce una forte emorragia di voti. Il discorso ‘anticasta’ e ‘nuovista’ di Podemos, adottato dalle liste civiche locali, ha attirato i voti di settori ampi e trasversali. Paradossalmente a farne le spese è stata la ‘sinistra radicale’ spagnola che a volte è stata punita per la scarsa determinazione dimostrata in questi anni contro il governo e a fianco dei movimenti sociali, a volte per spurie e incomprensibili alleanze con i socialisti per il governo di alcune città, a volte semplicemente perché considerata ‘obsoleta’, ‘vecchia’, parte del sistema dei partiti.Ma in realtà il voto di ieri indica oltre ad alcune innegabili luci anche alcune pesanti ombre.
Intanto, come dicevamo, le liste ‘anticasta’ sono il frutto della coabitazione tra alcuni pezzi dei movimenti antiausterità degli ultimi anni e frange consistenti del personale politico che ha amministrato le città e le regioni negli ultimi decenni applicando spesso misure poco dissimili da quelle implementate dal governo statale o raccomandate dalla troika. Un segnale di discontinuità assai parziale e relativo.

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