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mercoledì 13 maggio 2015

La finta realtà televisiva e di Internet crea vere opinioni

E' motivo di vanto di non guardare mai certe reti televisive e in particolare certi programmi. Lo so, è un atteggiamento snob indegno di un giovane blogger, ma la mia ostilità è forte e trovo modo di spiegarvela a partire dal recente caso di Striscia la notizia che ha licenziato in diretta due inviati, Fabio e Mingo, dopo avere appurato che la loro inchiesta su un finto avvocato barese era una bufala inventata, come altri servizi precedenti.
La faccenda è venuta alla luce solo perché si è mossa la Procura che ha deciso di perseguire il presunto reo chiedendo atti e carte inesistenti. Se Fabio e Mingo si fossero limitati a costruire finti servizi su casi meno “sensibili” per un procuratore probabilmente sarebbero ancora al loro posto a scandalizzare bravi cittadini con finti preti, finti cartomanti, finti pescivendoli e altre finzioni che da decenni (questo è il punto) la televisione spazzatura propina per lo sacandalo dei benpensanti, la rabbia degli indignati, l’incredulità dei creduli.
In queste ultime righe vi ho già spiegata in sintesi la ragione del mio sospetto verso questa forma comunicativa: ciò che arriva al cervello della gente non è una verità o una falsità o un documento o una finzione o una pubblicità o un reality: è un messaggio che comunque incide sugli schemi mentali coi quali viene poi interpretata la realtà e. La decodifica dei messaggi televisivi (e – da un paio di decenni – di Internet) è assai meno semplice e scontata di quanto creda la persona mediamente colta e intelligente ed è invece orientata consapevolmente alla massificazione, all’identificazione e alla costruzione di una determinata rappresentazione sociale:
Il sistema di rappresentazioni sociali che ne deriva, soprattutto per i grandi consumatori di Tv, è profondamente influenzato dai sistemi di rappresentazione sociale che provengono dalla Tv, che in questo modo si sovrappongono gli altri sistemi di rappresentazione sociale, li inglobano, e li riciclano in continuazione in un blob che alla fine produce uno “spostamento di realtà”. Secondo Gerbner questo spostamento di realtà è fondato sul fatto che i grandi consumatori, cioè coloro che sono esposti alla Tv per oltre quattro/cinque ore al giorno, trovano nella Tv un soggetto che contribuisce in maniera decisiva alla definizione delle rappresentazioni mentali e sociali della realtà. […] i grandi consumatori tendono a dare “risposte televisive” ai problemi sociali ed individuali più alte di quelli meno esposti, con i seguenti esiti rispetto a coloro che sono meno esposti:
– sovrastima della quantità di violenza attuata nella società;
– maggiore senso di insicurezza;
– minore autostima;
– maggiore propensione al razzismo;
– maggiore propensione a  percepire gli anziani e i deboli come marginali;
– ansia più elevata;
– maggiore propensione alla introiezione di ruoli sessuali più stereotipati;
– maggiore insoddisfazione circa il proprio stile di vita. (Angelini, vedi Risorse).
La televisione generalista è ancora una fonte preminente di notizie-spettacolo per una vasta generazione analogica, anziana e non molto scolarizzata (senza che ciò escluda ampie porzioni di giovani poco sfiorati dall’appartenere alla generazione digitale); per mantenere la propria presa sugli spettatori i palinsesti si sono trasformati, aggiornati, puntando alla contaminazione dei generi e alla loro con-fusione: i reality, per esempio, sono spettacolo, con un po’ di “vita vera”, con una spruzzata di informazione; Striscia la notizia, come Le iene e altri format, fa informazione fra comicità, marketing e spettacolo (o fa spettacolo fra informazione e marketing?) mentre i siparietti di Crozza sono comici ma si basano su un piuttosto esplicito messaggio politico. Tutto viene ammantato di leggerezza (per “intrattenere”) ma tutto ha un’apparenza di realtà (per “convincere”).
Questa grande narrazione televisiva ha una continuità anche passando da programma a programma, ed è una narrazione caratterizzata dal tipo di pubblico che ciascuna emittente intende fidelizzare, più o meno giovane, più o meno colto… Le televisioni generaliste destinate al grande pubblico forniscono rappresentazioni coerenti del mondo attraverso i telegiornali come attraverso le fiction, i reality e gli altri programmi proposti. Lo spettatore trova quindi delle cornici di senso coerenti, che impara a riconoscere e fare proprie, in cui incastonare specifici casi, fatti eclatanti, aneddoti. L’aneddoticità esemplare è importante perché costituisce una forma comunicativa basilare, semplice e facilmente comprensibile. La denuncia del finto avvocato barese di Striscia non era un discorso sull’Ordine degli Avvocati e i procedimenti per accedervi, non un discorso sulla Giustizia e i suoi eventuali difetti e neppure un complesso discorso morale sulla cattiveria dell’uomo ma semplicemente un episodio, un aneddoto, un ritaglio (in questo caso falso) estratto da una vastità incomprensibile se non riducendola a caso esemplificativo, esattamente come fanno le riviste di gossip che affiancano lo scandaletto della diva al delitto efferato alla ricetta di cucina. La costruzione di questi “casi”, la loro ripetuta proposizione, si affianca all’interpretazione della vita come caso e fortuna dei quiz a premi, del pianto in diretta, della sciagura aerea, della protagonista del telefilm… Tutto è collocato su uno sfondo piatto, senza spessore, che si adatta allo spettatore come lo spettatore si conforma ad esso.
Ecco perché programmi come Striscia la Notizia sono ben lontani da quello che sostengono di essere: sono a tutti gli effetti e consapevolmente programmi di disinformazione di massa, o di diseducazione se preferite. Programmi che contribuiscono pesantemente alla costruzione di schemi mentali orientati a una certa visione di mondo che include anche la visione politica. Non c’è bisogno di fare esplicitamente propaganda a un leader o a un partito, anzi il contrario; si costruisce un tessuto ideologico, culturale e informativo disponibile ad accogliere determinate visionianche politiche.
La conclusione non riguarda più Striscia ma la generale manipolazione cui siamo soggetti. I falsi televisivi, le bufale, le finzioni spacciate per cronaca sono esistite da quando questa televisione si è affermata: i quiz pilotati, i falsi scoop, i finti processi e i finti clamorosi incontri e le finte sorprese recitate da attori, i finti pianti in diretta, i finti reality dove l’imprevisto è attentamente programmato, tutto questo va assieme alle notizie dei telegiornali date a metà, date prima o dopo altre per connotarle emotivamente, accompagnate da filmati, da “schede” o da commenti a studio, e ancora tutto questo va assieme alla clamorosa finta narrazione dei talk show, autentica truffa. 
Ho parlato di televisione, ora vediamo la disinformazione via Internet (molto più veloce e penetrante per ragioni diverse).
Notizie fantasmagoriche, con aggettivi forti e un chiaro movente di sensibilizzazione contro la casta, contro il governo, contro i poteri vigliacchi e così via. Qualunque stupido può inventare una notizia falsa e provare a diffonderla in Rete, ma preparare cartelli a caratteri cubitali vuole dire investire più tempo di quello che possiede un qualunque bimbominkia. Qui c’è un progetto…
È evidente che pochi hanno la voglia e il tempo di andare a verificare ogni notizia che trova su Twitter o su Facebook o sul blog di Grillo; eppure occorre difendersi. Almeno quelli che desiderano difendersi…
  1. Essere consapevoli del fatto che è possibile spacciare per vera qualunque cosa; se si dispone di un minimo di attrezzatura tecnica e capacità si possono creare filmati (come quello col quale ho aperto l’articolo), modificare fotografie, creare false fonti che appaiono plausibili. Tutto può essere falsificato, e il miglior falso è quello che parte da mezze verità (come il – parziale – divieto di mangiare carne di vacca in India). E quale mezza verità è oggi più plausibile della casta ladrona, dei politici magna-magna e via discorrendo?
  2. Se non c’è una fonte nota (grande quotidiano, agenzia di stampa, blogger noto…) diffidate; e in ogni caso non condividete (su Facebook) e non ritwittate (su Twitter) per non diventare inconsapevoli propagatori di bufale;
  3. se c’è una fonte, ma è da voi non conosciuta e non sapete giudicarne la validità, e la notizia vi interessa, andate a vedere la fonte poi sempre cercatene conferma in agenzie più importanti (anche i due italiani condannati erano menzionati in fonti informative esistenti ma evidentemente poco attendibili, infatti la notizia non era riportata in nessun quotidiano rilevante);
  4. se oltre a mancare una fonte c’è un montaggio grafico particolare, è propaganda;
  5. se la fonte è beppegrillo.it o forzaitalia.it o youdem.tv etc., è propaganda (anche se la notizia in sé può essere vera) e può essere connotata in modo da veicolare determinate reazioni che potrebbero non essere necessariamente le vostre reazioni;
  6. se la notizia è riportata con indignazione, con iperboli, con aggettivi carichi d’emotività (“indignamoci”, “schifo”…) e semmai con l’invito a “far circolare”, è omologazione pura, probabile propaganda e forse una bufala; idem per i messaggi strillati, con esubero di punti esclamativi e così via;
  7. se la notizia vi appare poco credibile rispetto alle vostre cognizioni, fatte inizialmente affidamento su ciò che sapete piuttosto che su ciò che trovate scritto; l’educazione sessuale semi-pedofila che l’Unione Europea vorrebbe promuovere, o iventuno senatori a vita di Renzi, o i 90 deputati approvati dal Senato, o altre sciocchezze che urlano la loro implausibilità rispetto anche a minime cognizioni di base delle leggi, della Costituzione e del buon senso, devono essere verificate prima di essere diffuse con indignazione e con tre punti esclamativi.
  8. Infine: non avete modo di fare verifiche; non avete competenze giuridiche per comprendere “a naso” quando c’è puzza di bufala… beh… astenetevi dal commentare, siate cauti nel giudicare, pensateci due volte prima di diffondere. Meglio tre.

Risorse:

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