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lunedì 11 maggio 2015

I complottisti sono tutti uguali

Aeroplani che irrorano il cielo con scie chimiche per controllare il clima. Vaccini che provocano malattie gravissime. Virus inventati a tavolino per poter vendere più farmaci. E ancora: alieni in incognito sulla Terra, oligarchie oscure, macchine per il moto perpetuo. La madre delle bufale è sempre incinta, specialmente nell’epoca di internet e dell’informazione istantanea. Un fenomeno dalle proporzioni sempre più significative, appena studiato da un’équipe di fisici del Laboratory of Computational Social Science (CssLab) all’Istituto di studi avanzati di Lucca e della Sapienza Università di Roma: gli scienziati, in particolare, hanno analizzato le dinamiche di diffusione delle bufale complottiste su Facebook e il comportamento degli utenti che le seguono. Arrivando a conclusioni molto interessanti: in sostanza, i complottisti 2.0 tendono a seguire sempre gli stessi modelli di comportamento online, indipendentemente dall’argomento della bufala.


Anzitutto i numeri. I fisici italiani, coordinati da Walter Quattrociocchi – si tratta della stessa équipe che aveva studiato il curioso caso di Toto Cutugno – hanno analizzato i dati relativi a 39 pagine Facebook che notoriamente propagano bufale e teorie del complotto (Lo sai e Informare per resistere, per esempio), per un totale di oltre 200mila post, 6 milioni e mezzo di mi piace, 836mila commenti, 16 milioni di condivisioni e all’incirca 1 milione di utenti. “Abbiamo usato diversi algoritmi di data mining”, ci racconta Quattrociocchi, “per categorizzare bufale e teorie del complotto in diverse classi”. Si tratta del cosiddetto processo di automatic topic extraction, che prevede di analizzare l’occorrenza delle parole contenute nei post e la loro classificazione in aree semantiche diverse.
Sono emerse spontaneamente quattro grandi categorie di appartenenza: geopolitica (per esempio le bufale relative all’esistenza del Nuovo ordine mondiale), clima (per esempio le scie chimiche), salute (per esempio vaccini e autismo) e diete. La prima valutazione è che le teorie del complotto vengono fuori in qualsiasi scenario in cui ci sia confusione nei processi di causation. Ovvero quando gli esseri umani non riescono a spiegarsi razionalmente l’origine di un fenomeno osservato o di una propria paura ancestrale. Un po’ come succedeva nell’antichità per eventi naturali come fulmini, terremoti o eruzioni vulcaniche, attribuiti a entità sovrannaturali. Naturalmente, la velocità odierna della comunicazione – e il cosiddetto fenomeno della disintermediazione, cioè il consolidamento di un collegamento diretto tra produttori e fruitori delle informazioni – hanno amplificato a dismisura questa dinamica.

Analizzando i contenuti e le dinamiche sociali, gli scienziati hanno svelato che i pattern di comportamento degli utenti, soprattutto in termini di mi piace e commenti, sono sostanzialmente sempre gli stessi, a prescindere dalla categoria di appartenenza dello specifico post. Le teorie più seguite sono quelle a tema geopolitico (62,95% degli utenti), seguite da ambiente (18,39%), salute (12,73%) e infine diete (5,94%). L’unica differenza è nella durata temporale dei post (misurata come tempo intercorso tra il primo e l’ultimo commento): sembra che i contenuti a tema geopolitico siano significativamente più persistenti nel tempo.

I ricercatori, inoltre, hanno notato che le pagine complottiste, di qualsiasi tipo esse siano, formano un gruppo chiuso, chiamato in gergo cluster omofilo: gli utenti che le seguono tendono a rimanervi e a continuare a informarsi solo da esse. Una specie di cassa di risonanza della disinformazione, insomma, tanto più che gli utenti hanno altissima mobilità all’interno del cluster: “Modellizzando gli spostamenti degli utenti da un argomento all’altro”, conclude Quattrociocchi, “abbiamo notato che più un utente è attivo, più è probabile che si appassioni a tutti gli argomenti. Una volta che si viene in contatto con una particolare narrativa cospirazionista, si tende ad abbracciare anche tutte le altre”. Cari debunker, la vediamo molto dura....

fonte.wired

1 commenti:

  1. caro gerd...il mio articolo è più bello!!! poteci ricondividere il mio!! La vice direttrice!

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