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lunedì 27 aprile 2015

Renzi e il “pugno duro” sul'italicum

La vicenda del'italicum sta andando oltre ogni limite costituzionale. Un Parlamento eletto grazie ad un sistema elettorale illegittimo sta per varare una legge elettorale che ha gli stessi difetti di incostituzionalità.  Per di più questa è opera di un solo partito che, grazie al premio di maggioranza ed ai cambi di casacca, ha trasformato il suo 25% in una maggioranza di seggi, con un deficit rappresentativo, con una parte dei deputati di quello stesso partito è contraria.


Già questo è un quadro di totale anomalia, che segnala la deriva autoritaria delle nostre istituzioni.

Per di più, lo spirito della Costituzione (art. 72) vorrebbe che le leggi elettorali fossero terreno di prevalente –se non esclusiva- competenza parlamentare e non governativa, ed il costume costante, nella storia repubblicana, è stato sempre quello di lasciare la massima autonomia ai gruppi parlamentari su questo tema. E si suppone che, in una materia tanto delicata, sia auspicabile lasciare ai parlamentari massima libertà di voto.

Ora siamo al punto che, non solo il disegno di legge è stato avanzato dal Presidente del Consiglio, nella sua doppia veste di segretario del partito di maggioranza, ha imposto forzosamente un iter legislativo senza precedenti, giungendo a rimuovere e sostituire ben 10 rappresentanti del suo partito in Commissione Affari Costituzionali. E, per di più si minaccia il ricorso al voto di fiducia per costringere i dissidenti ad uniformarsi e si chiede di impedire il voto finale segreto.

Sul voto di fiducia, che rimarca una volta di più l’invasione di campo del governo ai danni del Parlamento, conviene spendere qualche parola di più. Si invoca il precedente del 1953, quando De Gasperi pose la fiducia per accelerare l’approvazione della “Legge-truffa”. Si dimentica, però, che il presupposto di quella richiesta, esplicitamente richiamato nel discorso di De Gasperi, era la necessità ed urgenza, perché le elezioni si sarebbero svolte in giugno e, a gennaio, c’era un serrato ostruzionismo delle opposizioni e non si era ancora concluso l’iter nel primo ramo del Parlamento. Ma, nel nostro caso, le elezioni dovrebbero aver luogo nel 2018: quale è l’urgenza?

Quanto al voto segreto, l’articolo 49 della Camera prevede esplicitamente la possibilità di ricorrere al voto segreto qualora ne faccia richiesta il numero prescritto di deputati. Per cui, non si vede come possa essere evitato, anche in presenza di Presidenti delle Assemblee.

L’insieme di queste considerazioni rende chiara la scorrettezza procedurale con cui si sta giungendo a riformulare una delle leggi fondamentali dell’ordinamento. Che un singolo partito pretenda di imporre una legge elettorale contro la volontà tutti gli altri (compreso il partito alleato nelle precedenti elezioni politiche) è di per sé una violazione dello spirito della democrazia  e della costituzione, per il quale la legge elettorale deve essere legge di condivisione, come sempre quando si tratta di fissare le regole del gioco. Ci sono due precedenti di maggioranze di governo che hanno imposto la loro volontà in materia elettorale: la legge truffa del 1953 e la legge Acerbo del 1924. Nel primo caso, va detto che la maggioranza era composta da quattro partiti e la legge prevedeva che la coalizione vincente avesse il 50% più un voto per ottenere il premio. E, comunque, l’elettorato non gradì, il premio non scattò e si tornò ad una legge elettorale condivisa. Quanto alla legge Acerbo… non abbiamo bisogno di fare commenti sulla sua natura e supponiamo (speriamo..) che Renzi non voglia richiamarsi a quel precedente.

La situazione, pertanto, è di gravità democratica inaudita e noi di FREE-ITALIA auspichiamo un intervento immediato del Presidente della Repubblica, nella sua veste di garante della Costituzione. Forse sarebbe opportuno che le opposizioni sollecitassero con una lettera comune questo intervento.

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