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mercoledì 15 aprile 2015

La questione degli scomparsi nel Mediterraneo

Sono diventati numeri. Sotto le loro foto, tra le mani di chi ancora li cerca, c'è nome, cognome e data di scomparsa. Sono loro, gli scomparsi, quelli che si sono persi durante il viaggio, protagonisti dell'esodo dei tempi moderni, vittime dellle frontiere assassine.
Oraginiarie dai paesi del Magreb, dall'Afirca o dall'Amercia Latina, persone disperate hanno deciso di fuggire l'inferno. Un giorno, hanno preso la strada dell'ignoto e prima ancora di raggiungere il loro tanto amato paradiso, nel nulla si sono spariti.

Li aveva mangiati il mare? Li hanno divorati le sabbie del deserto o sono finiti nelle mani di criminali e trafficanti? Sarà purtruppo una di queste ipotesi la sorte degli scomparsi. E perché il loro ricordo è ancora vivo negli animi di famiglie e parenti così come la speranza di trovarne traccia, raccontare le loro storie e rivendicare loro giutizia è più che importante. Imed, Abel e Marta sono pronti per farlo.
Per Imed, la questione degli scomparsi nel Mediterraneo è diventata un affare personale, una causa giusta in cui crede e per cui si batte. L'associazione cui appartiene (Terre pour tous -La terra è di tutti) opera in Tunisia e raccoglie le famiglie delle vittime, in particolar modo quelle scomparse in seguito alla grande onda migratoria che conobbe il paese all'indomani della rivoluzione del 14 gennaio.
Obiettivo centrale dell'associazione è far luce sul destino di quegli scomparsi, di cui tanti -a detta dei familiari- sarebbero arrivati salvi in Italia.
«Dove sono adesso?» è la domanda spinosa che tutti fanno, accusando tra l'altro i governi di lassismo. Per Imed, le politiche europee riguado l'immigrazione stanno all'origine di questo male. « siamo essere umani, siamo tutti uguali, accusiamo le politiche europee e i nostri governi » Il Mediterraneo -si sa- è diventato un cimitero aperto cui acque divorano ogni giorno centinaia e centinaia di persone. Ma non solo in Mediterraneo si muore. Prima ancora di raggiungere il mare e prendere il largo verso l'altra sponda, molti migranti spariscono. Questo accade in Africa orientale.
Abel, un giovane ragazzo eritreo evoca il calvario dei suoi connazionali cui viaggio finisce prima di iniziare, nel tragitto tra l'Eritrea e l'Egitto .
il viaggio dei giovani eritrei non arriva a termine visto che le sue due prime tappe, ovvero superare i confini nazionali, e arrivare al secondo paese (l'Egitto) sono molto rischiose: pessimi sono i mezzi a disposizione, difficile e sconosciuta la strada. Molto spesso, si muore e si viene rapiti. Nnumerosissimi sono i casi di Kidnapping dalla parte di trafficanti di droga o di organi.
« Il numero delle vittime è sempre in aumento. Il problema è transnazionale e non concene solo l'Africa. » conclude Abel con amarezza.
Ed è vero, non si tratta solo dell'Africa. Dall'altra parte del pianeta, nell'America Latina, si tratta del medesimo problema.
Marta, dal Movimiento Migrante Meoamericano, parla dell'immigrazione « illegale » nell'America Latina, ne sottolinea la gravità e denuncia la vergognosa indifferenza dei politici.
Si tratta di realtà sgradevoli: numerosi morti agghiaccianti si registrano nel viaggio verso Nord. Dall'America Centrale al Messico verso gli Stati Uniti, molto spesso si muore nelle acque dei fiumi o dell'oceano. All'insicuro viaggio in treno (o meglio spora i treni), si preferisce andar in piedi con il grave rischio di essere rapiti, violentati o uccisi.
« Questi pericoli si sanno, però la gente si trova costretta a fuggire. » sottolinea Marta.Le condizioni di vita nelle repubbliche dell'America Centrale, come l'Honduras, il Salvador, il Guatemala o Nicaragua sono insupportabili. O si finisce nelle mani della mafia o si scappa.
Marta ricorda di aver incontrato una giovane donna, venuta d'Honduras:
- Ma non hai paura per tuo figlio, che hai mandato nel viaggio verso nord?
- Hanno ucciso due dei miei figli, non posso aspettare che uccidessero l'unico rimasto, è meglio che se ne vada.

La donna fa parte ormai del gruppo delle madri centroamericane partite alla ricerca dei loro figli in Messico. Nel farlo, hanno creato una carovana, nata una decina di anni fa e diventata simbolo di lotta e speranza.
Gli scomparsi durante il viaggio verso «un futuro migliore» sono quindi ovunque e gli sforzi per cercarli e far luce sulla loro sorte sono un'urgenza. È altrettanto urgente un miglioramento delle condizioni di vita nei paesi in questione e una rivisitazione di tutte le politiche che riguardano il fenomeno migratorio.

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