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giovedì 2 aprile 2015

Italia, Potere d'acquisto fermo, investimenti in calo

Dal profluvio di dati diffusi dall'Istat stamattina, per evitare un'abbuffata di numeri, abbiamo preferito isolare tre informazioni che a noi sembrano più importanti per definire a che punto sta la crisi, con riguardo specifico per l'Italia.


Per prima cosa vediamo il potere d'acquisto delle famiglie: "Nel 2014 il reddito disponibile delle famiglie consumatrici in valori correnti è aumentato dello 0,2%. Nell'ultimo trimestre del 2014 è diminuito dello 0,4% rispetto al trimestre precedente ed è aumentato dello 0,8% rispetto al corrispondente periodo del 2013. Tenuto conto dell'andamento dell'inflazione, il potere di acquisto delle famiglie consumatrici nel 2014 è rimasto invariato. Nel quarto trimestre del 2014 è sceso dello 0,5% rispetto al trimestre precedente ed è aumentato dello 0,8% rispetto al quarto trimestre del 2013". Il potere d'acquisto rappresenta la massa di merci e servizi acquistabile con il reddito di cui si dispone (non solo stipendi o pensioni, ma anche rendimenti da titoli di stato, affitti di case in proprietà, ecc). Il fatto che sia rimasto invariato in generale, ovviamente, è la classica statistica di Trilussa: qualcuno se l'è visto aumentare, molti l'hanno verificato in diminuzione. E ci sembra più che probabile che la diminuzione riguardi i redditi da lavoro dipendente o da pensione...

Di conseguenza, il risparmio familiare - tradizionalmente forte, in Italia - ha subito una contrazione. "Nel 2014 la propensione al risparmio delle famiglie consumatrici è stata pari all'8,6%, con una diminuzione di 0,3 punti percentuali rispetto all'anno precedente. Anche nel quarto trimestre del 2014 la propensione al risparmio è stata pari all'8,6%, in diminuzione di 0,5 punti percentuali rispetto al trimestre precedente e in aumento di 0,2 punti percentuali rispetto al corrispondente trimestre del 2013". Significa che si è messo da parte meno di prima o si è stati costretti ad intaccare quanto si era accantonato in precedenza. Anche qui, la media nasconde le differenze tra figure sociali che possono risparmiare poco o nulla, o addirittura debbono indebitarsi, ed altre che vedono crescere il "gruzzolo" sotto forma finanziaria o immobiliare. Ma, nella media, comunque cala.

Cambiando orizzonte, anche i profitti delle "società non finanziarie", ovvero operanti nella cosiddtta "economia reale", subiscono una contrazione. "Nel 2014 la quota di profitto delle società non finanziarie è stata pari al 40,6%, diminuendo di 0,8 punti percentuali rispetto al 2013. Il profilo infrannuale mostra una marcata tendenza alla diminuzione: nel quarto trimestre del 2014 tale quota è stata pari al 39,8%, risultando inferiore di 0,8 punti percentuali rispetto al trimestre precedente e di 1,5 punti rispetto al corrispondente trimestre del 2013 Un dato coerente con i precedenti. Se non si può acquistare nulla di più, e tantomeno risparmiare, ne discende chequanti producono merci e servizi hanno mno clienti di prima. Quindi anche i loro profitti sono in calo (certo, non fanno la fame! però non galoppano più tanto...).

Nel 2014 il reddito disponibile delle famiglie in valori correnti è aumentato dello 0,2%. Nel IV trimestre è diminuito dello 0,4% rispetto al trimestre precedente ed è aumentato dello 0,8% rispetto all'anno precedente seguendo quindi l’andamento del potere d’acquisto. Il problema è che dalla metà dello scorso anno, una parte delle famiglie con reddito da lavoro dipendente hanno potuto usufruire degli 80 euro stanziati dal governo Renzi. I risultati ci dicono – come prevedibile – che quella misura non ha avuto alcun impatto sul potere d’acquisto reale dei salari né sui consumi.

Infine, per capire se l'orientamento generale è verso "la crescita" oppure un ulteriore aggravamento della crisi, bisogna considerare gli investimenti nell'economia reale. "Nel 2014 il tasso di investimento delle società non finanziarie è sceso al 19,8% con una riduzione di 0,5 punti percentuali rispetto al 2013. Nell'ultimo trimestre del 2014 è stato pari al 19,8%, con un aumento di 0,1 punti percentuali rispetto al trimestre precedente e una diminuzione di 0,2 punti rispetto al corrispondente trimestre del 2013". Dicamola per come è: gli investimenti sono fermi o in leggerissimo calo. Quindi, nonostante le chiacchiere di Renzi e Padoan, non c'è nessuna ripresa alle porte. A meno che non cada manna dal cielo. Ma è un paio di millenni che non accade...

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