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sabato 11 aprile 2015

FN nei guai per finanziamenti illeciti.

E’ bufera sul e nel Front National. Il partito francese di estrema destra che proprio in questi mesi sta tentando la scalata al potere sfruttando il malcontento di una parte consistente della popolazione contro le politiche dell’Unione Europea e del governo socialista è finito sotto accusa per finanziamento illecito.

Secondo quanto riferito dalla stampa di Parigi, nell’inchiesta sarebbe coinvolta la presidente del FN Marine Le Pen insieme a due importanti dirigenti del partito, il senatore e sindaco di Fréjus David Rachline e l’eurodeputato e segretario generale Nicolas Bay. L’inchiesta dei giudici Renaud Van Ruymbeke e Aude Buresi indaga sui finanziamenti illeciti percepiti dalla formazione di estrema destra in occasione delle elezioni presidenziali e poi di quelle legislative del 2012 quando la rampante leader del Front National riuscì ad arrivare al 17% piazzandosi al terzo posto dietro Nicolas Sarkozy e François Hollande. L’accusa rivolta a Marine dai magistrati è di aver finanziato “in maniera illecita con un contratto a tempo determinato due dei suoi consulenti”. Non solo. Un’altra inchiesta riguarda, sempre con l’accusa di finanziamento illecito, anche Frederic Chatillon, proprietario della Riwal, agenzia di comunicazione e principale “prestatrice di servizi” del Front National e grande amico di Marine Le Pen. Per ora si parla di cifre basse: Nicolas Bay avrebbe ricevuto dalla Riwal per due mesi circa 7000 euro, mentre Rachline ci avrebbe guadagnato neanche 5000 euro. Secondo i magistrati Le Pen potrebbe aver impiegato "fittiziamente con contratti a tempo determinato due suoi consiglieri” e gli stipendi "versati da Riwal solo durante le campagne per le presidenziali e le legislative del 2012, si possono configurare come donazioni dissimulate ai candidati".

L'indagine in questione si aggiunge a quella già avviata dal Parlamento europeo all'inizio di marzo su alcune irregolarità riguardanti 20 assistenti del gruppo del FN a Strasburgo e Bruxelles.
Alle accuse, che intaccano l’immagine di partito morale e d’ordine che il Front si è costruita negli anni attirando i consensi di molti francesi stufi della corruzione imperante nel mondo politico, la leader risponde denunciando “un attacco giudiziario che in realtà è politico”. "Il carattere chiaramente inverosimile dell'ultima offensiva giudiziaria dimostra che essa è esclusivamente di natura politica", ha scritto la presidente del partito che nel frattempo è scosso dallo scontro frontale tra il leader storico e fondatore dell’estrema destra francese e sua figlia attualmente alla guida del Front.
Con la voce roca, gli occhi rossi e il volto provato Marine Le Pen ha annunciato in diretta tv nel corso del telegiornale di TF1 nientemeno che l’apertura di un procedimento disciplinare nei confronti del padre per impedirne la candidatura alle prossime elezioni dopo l’ennesima sparata dell’anziano Jean Marie sulle camere a gas naziste durante la Seconda Guerra Mondiale, definite “un dettaglio”. Ma lo scontro, oltre che di potere, è tutto politico. Da una parte, insieme al leader dell’estrema destra nazionalista e fascista, c’è la vecchia guardia identitaria che gestisce la burocrazia del partito ed è contraria ad un ulteriore passo verso la trasformazione del Front in un partito di destra ‘liberale e conservatore’. Dall’altra parte una nuova generazione disponibile a mandare al macero vecchie simbologie, richiami ideologici ed identitari pur di continuare a crescere elettoralmente e sfidare il centrodestra di Sarkozy. Il conflitto tra le due anime ha preso però la forma di uno scontro familiare.
Tra i due Le Pen in queste ore stanno volando parole grosse. “Marine Le Pen si augura la mia morte, forse. E' possibile, ma non conti sulla mia collaborazione" ha fatto sapere il fondatore. E alla figlia che gli nega la candidatura alle regionali nella macroregione della Provenza-Alpi-Costa Azzurra, Jean Marie ha risposto aprendo un nuovo sito per la sua campagna elettorale, ma non alle regionali, bensì alle presidenziali del 2017. Intanto però il consiglio esecutivo urgente é stato rinviato al 17 aprile prossimo, forse sperando che Jean Marie Le Pen ci ripensi e obbedisca alla figlia. Una parte della direzione spinge per una soluzione di compromesso: l'anziano leader potrebbe essere spinto a dimettersi e non verrebbe espulso. Una strada che potrebbe andare bene a Marine che in tv ha detto che "Jean-Marie Le Pen dimostrerebbe saggezza" ritirandosi dalla vita politica. "I francesi assistono da mesi a un'escalation di dichiarazioni che non hanno niente a che vedere con il Front National". Jean-Marie "è recidivo - ha insistito la figlia - e i militanti, i candidati sono stanchi. Non capiscono perché il loro presidente onorario, per il quale nutrono grandissimo affetto e ammirazione visto ciò che ha fatto per il FN, si accanisca con queste frasi di completa rottura con la politica del Front". Anche il vice presidente del partito, Florian Philippot, ha pubblicamente chiesto al fondatore di farsi da parte. «Lo dico con la morte nel cuore: Jean-Marie Le Pen ha fondato questo movimento ma oggi dovrebbe dimettersi», ha detto Philippot, sostenendo di non considerarlo più «un camerata militante, né mi sento di appartenere alla stessa comunità di valori».
Ma sull'ipotesi che la figlia riesca ad espellerlo dal partito da lui stesso creato, l'anziano leader fascista ha detto: «Mi sembra un'idea talmente mirabolante da contenere in sé stessa il rischio di implosione del Front. Se questa decisione venisse presa, sarebbe completamente folle, poiché il prestigio che continuo abbastanza naturalmente ad avere all'interno del partito provocherà notevoli sommovimenti».

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