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giovedì 30 aprile 2015

Expo 2015: l'esposizione universale del declino italiano

Domani si inaugura l’Expo di un Italia vacua e corrotta che su un tema importante come quello dell’alimentazione non è riuscita a costruire altro che una futile e fangoso evento. Del resto la trasformazione della presunta esposizione in luogo dove s’ingozzano i soliti noti, comprese le belle intelligenze travolte da insopprimibili istinti cortigiani.  Insomma costosissima cartapesta alla quale banchetta un Paese di cartapesta.

Il confronto con l’altra grande esposizione internazionale ospitata dall’Italia, quella milanese del 1906, è talmente impietoso da apparire una sconvolgente e desolante testimonianza di un declino probabilmente irreversibile. Parliamo di 109 anni fa: l’italietta giolittiana i cui costumi non erano certo irreprensibili tra scandali bancari e trasformismo, volle festeggiare il completamento della galleria del Sempione con una grande esposizione dedicata ai trasporti. L’idea nata alla fine del 1902, prese via via concretezza e venne completamente realizzata nel giro di due anni grazie a una sottoscrizione pubblica che raccolse sei milioni di lire poi totalmente restituiti.

In due anni furono realizzate 225 costruzioni tutte in stile liberty. All’ingresso principale si accedeva tramite un tunnel artificiale che riproduceva fedelmente la galleria del traforo del Sempione con materiali originali provenienti dal cantiere e documentazione fotografica, mentre a fianco dell’Arena Civica fu costruito l’Acquario, (unico edificio salvatosi dai bombardamenti della seconda guerra mondiale) che allora era il terzo realizzato al mondo, dopo quelli di Napoli (costruito con capitali tedeschi) e di Honolulu. Tra locomotive e vagoni spiccava un’area dedicata al volo con palloni aerostatici sui quali il pubblico poteva provare l’ebrezza di sollevarsi dal suolo, con i primi modelli di dirigibili esposti e perfino con i primi aeroplani ad appena tre anni dall’impresa dei fratelli Wright. C’erano poi padiglioni che proponevano esperienze multisensoriali come quello dedicato all’ambiente polare oppure all’Egitto con la ricostruzione integrale di una zona del Cairo con tanto di cammelli. E per non farsi mancare nulla fu inaugurato il primo ristorante cinese in Italia.

Ma  c’erano anche cose più serie in quel lontano 1906, anno nel quale nasce la CGIL e viene varato il primo contratto di categoria tra la Fiom e la Fabbrica Italiana automobili Torino. Un intero padiglione era dedicato alla previdenza sociale ed esponeva anche appartamenti tipo dell’edilizia popolare: proprio nei sette mesi di vita dell’esposizione (28 aprile – 11 novembre) la Società umanitaria aveva inaugurato a Milano, in via Solari, il primo complesso di edilizia economica , realizzato dall’architetto Broglio nel corso di un anno e mezzo. Non mancava infine un intero palazzo dedicato ai temi e alle tecnologie della produzione agricola.

Insomma l’idea che veniva fuori dall’esposizione era di un Paese dinamico e aperto al mondo, moderno, laico  e che era in grado di affrontare il legame tra evoluzione tecnologica e progresso sociale. Niente a che vedere con la squallida e atona mangiatoia dei Farinetti accoppiata alla dittatura delle multinazionali del cibo (in realtà due facce di una medesima medaglia), con l’esposizione nata fra ruberie senza fine, sperpero dei denari pubblici, segnata dalla vergogna del lavoro gratuito e, nonostante 8 anni di progetto, meno della metà delle opere incompleto.  Un insieme che nel complesso definisce un Paese marginale, corrotto e conformista che ha davvero poco da dire in qualsiasi campo.

Ah... i visitatori nel 1906 furono 5 milioni che sono equiparati oggi a 100 milioni. Ma si fa fatica anche a raggiungere il traguardo dei 10 come dimostrano i numeri, quelli che vengono taciuti e le disperate svendite di biglietti che arrivano dal Pd come dalle società telefoniche, dai vari gestori di frecce ferroviarie.

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