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venerdì 20 marzo 2015

Strage a Tunisi: un attentato alla libertà e alla democrazia

 La drammaticità di quanto avvenuto ieri mattina a Tunisi è evidente e il numero dei morti parla da solo. La modalità e la gravità di quanto è successo non hanno precedenti  in Tunisia.
Si tratta di un attacco al simbolo delle Primavere Arabe poiché la Tunisia è l’unico dei Paesi della regione che non è caduto nel caos (come la Libia) e che non è tornato a un regime molto simile a quello precedente (come l’Egitto). Al contrario la determinazione del popolo tunisino ha permesso di portare avanti, anche se con molte contraddizioni e difficoltà, le istanze della Rivoluzione. Ma la transizione democratica, così come la rivoluzione stessa, non è un atto, ma un processo che richiede tempo.

Quanto accaduto al Museo del Bardo, il più importante della Tunisia, costantemente frequentato da turisti stranieri e tunisini, è un colpo durissimo inferto a questo processo di cambiamento, ma la società civile tunisina sta già rispondendo con la massima determinazione.
Infatti ieri sera si è svolta nel centro di Tunisi una manifestazione contro l’estremismo religioso e contro il terrorismo, molto partecipata anche da parte delle componenti politiche dell’islam moderato (legate ai Fratelli Musulmani) da molti accusate di essere tra i fautori della creazione di un clima favorevole all'esplosione di eventi come questo. Inoltre il comitato organizzatore del Forum Sociale Mondiale 2015 ha emesso un comunicato che invita le organizzazioni tunisine e internazionali a partecipare con ancora maggior determinazione al Forum proprio in risposta a quanto è successo: “più che mai la grande partecipazione al FSM 2015 (24-28 marzo) sarà la risposta appropriata di tutte le forze di pace e di democrazia  che militano in seno ai movimenti altermondialisti per un mondo migliore, di giustizia, di libertà e di coesistenza pacifica”.
Resta invece da capire chi davvero trae vantaggio da questa situazione.
Certamente non ne trarrà vantaggio il popolo tunisino, né l’economia, né il turismo. Di certo non ne trarrà vantaggio la società civile che rischia di vedersi limitati gli spazi di agibilità a causa dell’inevitabile aumento del controllo sociale. La stessa legge antiterrorista che ieri sarebbe dovuta essere approvata dal parlamento è stata criticata dalle organizzazioni per i diritti umani, dalle associazioni e dai movimenti tunisini in quanto troppo restrittiva delle libertà personali. Per questo da circa un anno si discute sul testo senza trovare una convergenza. Quanto accaduto al Bardo faciliterà l’approvazione della legge in tempi brevissimi.
Come movimenti italiani che da anni ormai collaborano con la società civile tunisina nel processo di cambiamento non possiamo che continuare a credere in tutti e tutte coloro che si sono messi in gioco fino ad ora per costruire percorsi di alternativa basati su una vera democrazia, sulla libertà e sulla giustizia sociale.

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