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domenica 1 marzo 2015

Pedopornografia: un abominevole mondo sommerso

Una foto: una bambina di 4 anni seviziata e sulla sua pancia il nickname di chi la sta abusando. L'obiettivo: dimostrare l'autenticità dello scatto; accreditarsi presso chi cerca immagini dello stesso tipo; indicare, all'occorrenza, che si dispone di una bambina, probabilmente la propria figlia.

Accade nel mondo angosciante del Deep Web, le profondità della Rete, in cui il pedofilo ha tre obiettivi: usufruire di materiale pedopornografico; adescare minori per farsi mandare scatti autoprodotti; incontrarne. Un inferno, dove ci si può costruire una reputazione con la “buona fattura” di video e foto, soprattutto se “fatti in casa”; dove la Polizia Postale si può appostare per mesi, prima che il pedofilo venga a galla, commettendo un errore.
È notizia recente quella di una padre sotto i 40anni arrestato dalla Polizia Postale nel corso di un'indagine della Procura di Perugia, perché in possesso di circa 60 foto di minori di meno di 10 anni, fotografati mentre compiono atti sessuali con adulti. Tra gli scatti anche quelli della figlia di 7 anni nuda. Il motivo pare fosse l'accreditarsi presso gli altri pedofili online e ricevere materiale dello stesso livello.
I dati
I dati del 2014 della Polizia Postale: 55 arrestati; 344 denunciati; 430 perquisizioni per 28.063 siti monitorati, di cui 1.641 finiti in blacklist. Molti di questi appoggiati su server in territorio straniero, per non essere perseguibili con la Legge italiana. L'associazione onlus Meter di don Fortunato di Noto, che da 23 anni si occupa della materia, indica nel suo report annuale che:
«nel 2013 si riscontra per la prima volta un ruolo predominate dell’Africanell’alimentazione della rete pedopornografica virtuale, che domina con il 45,75%, seguita in ordine dall’Europa (42,28%), Asia(14,89%), Oceania (3,76%) e America (3,32%)».
Russia e Libia sono gli Stati con il numero maggiore di siti pedopornografici.
Facebook è al primo posto nel report di Meter «confermandosi il social network più utilizzato nella diffusione di materiale a contenuto pedopornografico».
Il lavoro della Polizia Postale
Il bisogno di materiale pedopornografico è praticamente una dipendenza. Spesso chi è stato rinvenuto in possesso di foto o video incriminati, scontata la pena, torna a cercare materiale. Inoltre, il Coordinatore della Squadra Crimini Informatici, Sost. Commissario Sandro De Vecchis della polizia postale di Torino, insieme al collega l’Assistente Capo Albano Luca, racconta come il bisogno di poter disporre subito di tutto il materiale immagazzinato nel proprio computer porti molte volte i soggetti a non ricorrere a misure di sicurezza, come criptare i file, per poterne invece disporre subito.
Le indagini della Polizia Postale possono partire dalla singola denuncia di un genitore, il cui figlio ha subito violenze. È accaduto di perquisire su segnalazioni di questo tipo alcuni soggetti che utilizzavano PC come server per chat private con altri utenti. Nelle discussioni inequivocabili riferimenti a materiale pedopornografico, buon punto di partenza per smantellare una rete.
D'aiuto anche le confessioni dei pentiti. Non è raro, infatti, che i pedofili scovati dalla Polizia collaborino con essa; spesso accade che ringrazino i poliziotti per averli trovati, si liberano di un peso insopportabile.
Tra i reati che possono far avviare le indagini: l'adescamento di minore (con denuncia dei genitori) o il possesso di materiale. In seguito, parte l'iniziativa della polizia giudiziaria, che va alla ricerca di precedenti specifici nel soggetto; mentre, se questo è sul Web viene avvicinato con tecniche che non possono essere rivelate.
Rispetto alle polizie di altri paesi del mondo (come quella statunitense) quella italiana ha un vantaggio: potersi fingere interessato al genere pedopornografico al fine di accattivarsi la fiducia di chi è cerca tale materiale. A dispetto di ciò, invece, non è consentito agire sotto copertura, fingersi minorenni. Per questo motivo risulta inutile, se non dannoso, fingersi, come in alcuni programmi televisivi, bambini, per scovare presunti pedofili sul Web. Chi compie atti simili incorre nel rischio di essere indagato per istigazione di reato. Chi è dall'altra parte del PC, invece, pur dimostrando interesse, materialmente non commette nessun reato, se l'interlocutore non si rivela essere davvero un minorenne. Non è affatto detto, spiegano i due investigatori, che chi stia dall'altra parte sia davvero la persona che dice di essere: è normale nel web l'age play, una sorta di gioco di ruolo i cui si impersona una persona più grande, più piccola, un maschio o una femmina.
Un lavoro stressante sotto il profilo psicologico, quello di chi traccia i produttori e i consumatori di materiale pedo-pornografico. A differenza di ciò che si può immaginare, l'ispettore garantisce che una volta di fronte a qualcuno che si è reso responsabile di abusi su bambini mantenere la calma è tassativo e praticamente naturale: anche una sola azione fuori dagli schemi rischia di mandare in fumo mesi di lavoro.
L'attività di contrasto è sviluppata dalla Divisione del Servizio Postale e delle Comunicazioni, all'interno della quale è incardinato il Centro Nazionale per il Contrasto della Pedopornografia online, che coordina l'attività investigativa dei vari uffici territoriali. Le indagini e le operazioni avvengono anche con una coordinazione a livello internazionale, con l'ausilio di molti paesi. In caso di operazioni congiunte, queste partono contemporaneamente da parte di tutti i Paesi. Se si dovessero sbagliare i tempi e dunque arrestare un pedofilo, facendolo improvvisamente sparire dal giro di conoscenze online, queste si potrebbero insospettire, abbandonando il solito canale di comunicazione per disperdere le proprie tracce. L'Assistente Luca Albano, ingegnere elettronico, racconta come in certi ambienti sia l'assenza a farsi sentire di più che la presenza.
La pedopornografia online
Da pochi anni accedere al Deep Web è alla portata anche di chi è in possesso di modeste competenze informatiche. Oggi gran parte dei siti pedopornografici si sono spostati nelle profondità della Rete, rendendo pressoché impossibile incapparci per caso. È più facile trovarsi per le mani materiale di quel tipo con i programmi peer to peer. In tal caso la Polizia Postale avverte di segnalarle subito il fatto, perché si corre il rischio di essere indagati. Questo vale anche per la stessa natura dei software di filesharing: scaricando si condivide, dunque chi scarica, a sua insaputa, un video di sevizie su un bambino sta contemporaneamente contribuendo alla sua diffusione, fattore rilevante in ambito penale.
L'associazione Meter indica anche i social network come fonte di rischio, data la facilità con cui si può accedere e comunicare con minorenni, se non con altre persone interessate a quel materiale.
Per un pedofilo non vi è un limite di età al ribasso: le violenze possono avvenire anche su neonati. Al contrario di ciò che si può immaginare, fotografie e video non hanno costi, specie se prodotti in casa. Il motivo è il valore del materiale come merce di scambio, che aumenta se si dispone di minori con cui produrlo.
Stando a quanto ha raccontato don Fortunato di Noto, esistono, probabilmente fuori dai confini europei, gruppi criminali che producono in serie materiale pedopornografico, questo forse a scopo di vendita. Pare che su un “set” possano passare fino a 300 bambini in un giorno, per del materiale che viene venduto a circa 500 Euro e che può venire richiesto anche da migliaia di persone in tutto il mondo nel giro di una ventina di minuti. Un dato che riporta la onlus: su 100 pedopornografi un 40% produce, diffonde e vende il materiale, fotografando o abusando; il restante 60% sono piccole o medie organizzazioni.
La polizia postale riporta anche casi, piuttosto numerosi, di pedofili che scambiano materiale per presentarsi grazie alla “buona fattura” del medesimo. È un paradosso, ma simili prodotti sono talmente abbondanti sul Web che non c'è bisogno di pagarlo. Molto di questo è autoprodotto e, spesso, metterne sui circuiti significa indicare, in modo più o meno velato, di avere la disponibilità di un minore anche per abusi fisici.
Spesso le violenze avvengono fra le quattro mura di casa, da 7/8 anni fino a pochi mesi di vita. Non è possibile astrarre un profilo del pedofilo tipo, essendo tanti e variegati i casi. Secondo don Fortunato di Noto una cosa è chiara: il pedofilo è unafigura trasversale e complessa che va dai 20 ai 60 anni e può essere indistintamente un avvocato, un medico, un prete, un educatore, un infermiere. Meter riporta, inoltre, che la percentuale di donne che partecipa, seppure non in maniera attiva, ma accondiscendendo, alle violenze sui propri figli è in aumento. Inoltre, sempre secondo L’associazione di don Fortunato, sono in aumento i bambini maschi seviziati, anche se l'80% delle vittime è femmina.
È bene sottolineare alcune distinzioni, che pesano anche in ambito penale: ilfruitore del materiale non coincide con un produttore; c'è chi è entrambe queste figure e chi soltanto una.
Anche sotto questo profilo la polizia compie dei notevoli passi avanti creando una sorta di “database”, dove un ufficio specifico che si coordina a livello globale si occupa di mettere in serie foto scattate in un stesso luogo al fine di poter individuare con precisione i “set” una volta entrati in possesso di foto.
Un crimine, la pedofilia e la pedopornografia, diffuso e sommerso, sia per come avviene (le mura di casa), sia per come si presenta (chat private, nickname e siti nascosti nelle profondità del Web). Un crimine che si mescola con una malattia della psiche, forse tanto chiara al soggetto, quanto forte è il bisogno di materiale. Un crimine barbaro e senza età, né per chi sevizia né per il seviziato, scadimento, forse, di una società imperniata sul sesso, che calpesta ciecamente il diritto all'innocenza e a un'infanzia serena di tanti bambini.

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