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venerdì 6 marzo 2015

LA comune d'europa

Pace, giustizia e libertà. Non solo parole ma prospettive, a difesa delle quali i comunardi parigini eressero le barricate il 18 marzo del 1871.

Pace, giustizia e libertà. Ancora parole, ancora più prospettive, emerse dal sangue dell’olocausto novecentesco e scritte, a futura memoria, nelle costituzioni repubblicane e antifasciste.

Pace, giustizia e libertà. Di nuovo, parole e prospettive fondative, costituenti di quel patto mai scritto, frutto della lotta di classe, tra capitale e lavoro nel tempo e ai tempi dell’orda d’oro.

Oggi, che la pace è messa sotto assedio ad est e a sud dei confini europei; che il welfare e le sue “politiche di benessere” sono state trasfigurate in un sempre più insopportabile “workfare” di sacrifici, lacrime e sangue; che la libertà affoga ogni giorno, insieme alla dignità, nel mar Mediterraneo; cosa resta dell’Europa?

Ai piani alti, nel mondo di sopra, ci dicono che l’Europa è questa, una torre eretta nel centro della capitale finanziaria – voi la chiamate Francoforte,
 noi Gotham City – ad affermare l’essenza demiurgica della moneta. Il verbo non si è fatto carne, ma capitale finanziario: rendita, speculazione, sfruttamento.

Il 7 gennaio, quando “l’ospite sgradito” ha (ri)battuto un colpo, l’Europa ha drammaticamente accelerato i suoi passi verso la notte che l’attende. Il fronte è immediatamente apparso chiaro, molto meno il suo magistrale inganno. Da una parte i governi dell’austerità a difesa dell’ipocrisia criminale dell’occidente, dall’altra le due facce del terrore, l’islam politico wahabita di Isis e/o Al Qaeda e il neofascismo nazionalista e xenofobo della Le Pen e/o di Salvini.

Disvelare l’inganno vuol dire affermare che tra neoliberismo e terrore non c’è antagonismo ma complicità. Disvelare l’inganno è tracciare un’altra via, che sappia percorrere la strada tortuosa dell’alternativa, coniugare la prassi destituente e quella costituente, nonché maneggiare con sapienza la parola e il fuoco. Così come Atene. Così come Kobane.

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