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giovedì 19 marzo 2015

Il discorso che non sarà mai pronunciato dai rappresentanti dell'UE …

Cari cittadini della Tunisia,
cari cittadini degli paesi del Maghreb e del Mashrek,
vi chiediamo scusa.

Non sappiamo se vorrete mai perdonarci, ma abbiamo capito che la tragedia che avete vissuto ieri, insieme a cittadini dell’UE e di altri paesi, è anche colpa nostra. Non abbiamo mai voluto rispondere alle vostre richieste che erano le richieste di fratelli a fratelli. Abbiamo chiuso gli occhi e le orecchie e ci siamo fatti scudo delle conquiste della nostra integrazione dicendovi "se volete, imitateci, altrimenti, peggio per voi”. Non vi abbiamo mai presi per mano per andare insieme da qualche parte, come si fa tra fratelli. Abbiamo trattato il "Mare Nostrum" come se il "noi" non ci fosse ...

Alle vostre esigenze, alle vostre esplicite richieste, abbiamo sempre risposto offrendovi, a mille condizioni, pezzettini di apertura commerciale o proponendovi miserrimi progetti che vendevamo come pietre miliari di sviluppo, mentre erano un coacervo di procedure amministrative fatte apposta per uccidere ogni slancio creativo rivolto allo sviluppo vero, dell’economia e delle persone. In pratica, vi abbiamo pagato un giro in giostra nel nostro parco giochi, facendovi capire che non ci avreste mai più messo piede. Mentre negavamo di essere una fortezza, ci preoccupavamo perfino di “non illudervi”, ripetendo tra noi, nelle stanze chiuse di Bruxelles, che non si poteva nemmeno ipotizzare che “un giorno” voi avreste potuto essere con noi, alla pari, dentro un grande progetto politico di integrazione euromediterranea.

Durante le rivolte del 2011/2012 vi abbiamo lasciati soli mentre, con perfidia sadica, chiamavamo quello che stava succedendo “primavere arabe” e facevamo finta di non ricordare che tutte le primavere che davvero portavano nuove gemme, erano finite nella repressione e nel sangue anche a casa nostra, come la primavera di Praga (1968) e, prima, la rivolta in Ungheria (1956), le rivolte operaie in Polonia (tra il 1956 e il 1980).

Le nuove gemme delle vostre "primavere", erano una grande esplosione civile che chiedeva libertà, uguaglianza, modernità, sviluppo, partecipazione, erano un formidabile lavoro di aratura in profondità che i vostri giovani stavano facendo sul terreno incrostato delle vecchie autarchie. Abbiamo applaudito con qualche remora e vi abbiamo detto: "Adesso, però, diventate buoni democratici e fate in fretta elezioni corrette, chi vince governa, chi perde si adegua. Questa è la democrazia, bellezza!"

Balle! E’ stato un enorme inganno che abbiamo fatto a voi e anche a noi stessi. Avremmo dovuto aiutare le vostre forze democratiche a crescere e ad unirsi, avremmo dovuto dare un forte aiuto (materiale e di idee e di esperienza) per assestare i vostri sistemi di sicurezza sociale che erano fragili e poco universali. Avremmo dovuto, soprattutto, dirvi che sì, c’era la possibilità anche di entrare nell'UE, se un giorno l’aveste voluto. Avremmo dovuto dirvi che noi non eravamo pronti, ma che ci saremmo sforzati di prepararci, insieme a voi. Invece siamo rimasti a guardare, scuotendo la testa ancora più forte, quando hanno vinto i partiti religiosi fondamentalisti: loro hanno raccolto voti a man bassa tra la popolazione più povera e disagiata, si sono presentati come non compromessi col potere precedente, hanno promesso salvezza eterna e distribuito i proventi dello zakat (le decime che ogni buon musulmano è tenuto a pagare). E hanno “conquistato il cuore” (Corano, IX, 60) di molti, spingendo i vostri paesi verso un ritorno al passato che nulla aveva a che vedere con lo slancio ideale delle rivolte. Questo ritorno al passato non era certo terrorismo, ma ne è stato in gran parte il brodo di coltura in cui l’ISIS ha potuto reclutare confusi, sbandati ed esaltati. E noi che eravamo restati lì, a controllare che le operazioni al seggio fossero corrette e poi ce n’eravamo tornati a casa soddisfatti, ci siamo limitati a dire “L’avete voluta, la democrazia? Eccola.”

Qui non c’entra il principio di “non ingerenza”, qui era stata messa in gioco – da noi – la vostra libertà. Tecnicismi procedurali e formalismi non sono democrazia, possono solo essere uno strumento di democrazia. La democrazia è un insieme di valori e di responsabilità, di diritti e di doveri, fondata sull'uguaglianza dei cittadini …  ma l’UE  conosce bene solo la democrazia dei valori economici e finanziari … Anche l’esperienza e le conquiste democratiche dei nostri paesi le abbiamo tenute per noi e ci è sembrato superfluo perfino condividere con voi le nostre tragiche esperienze di elezioni formalmente democratiche che hanno, però, permesso ai peggiori dittatori di prendere per la gola i loro popoli e di compiere le peggiori persecuzioni. Eppure, anche sulle vostre sponde era ancora tragicamente fresca la lunga destabilizzazione dell’Algeria che ha sofferto una guerra civile mai dichiarata con migliaia e migliaia di morti … un’esperienza terribile nata proprio da elezioni "troppo" formalmente democratiche.

Quando poi, nei vostri paesi, altre forze hanno ristabilito una prospettiva che noi ritenevamo accettabile, invece di avanzare proposte politiche che contenessero almeno l’idea di un futuro comune, ognuno dei nostri paesi membri ha calcolato quanti e quali affari avrebbe potuto fare nella nuova situazione e sono riprese le visite di stato. Già, perché una cosa che forse vi è sfuggita è che noi siamo un’Unione un po’ per dire … abbiamo, sì, un forte sistema cardio-circolatorio che è fatto di politiche monetarie e di scambi commerciali liberi, ma il resto del corpo è flaccido, con pochi muscoli e, in parte, proprio paralizzato fin dalla nascita. Così, i nostri stati membri, invece di educare arti e organi comuni all'azione, usano ancora i loro, combinando i guai peggiori. Come in Libia, dove l’affanno di alcuni di coprire il passato di amicizie ed affari con Gheddafi per poterne fare di nuovi coi nuovi padroni, ha permesso (o favorito) lo svilupparsi di un’instabilità sociale, politica e istituzionale su cui, invece, ha avuto buon gioco l’ISIS a pescare seguaci. O come in Siria, dove ogni paese UE ha scelto quale “strategia di rappacificazione” appoggiare, senza curarsi del fatto che, anche in questo caso, chi raccoglieva i frutti era Al Nusra, il braccio siriano dell’ISIS. Poi tutti hanno voltato via la testa…

Siamo stati cinici, non solo verso di voi, ma anche verso alcuni nostri stati membri che hanno visto e vedono ondate di persone disperate raggiungere le loro coste o attraversare le loro frontiere all'est per cercare non in Italia, in Grecia, in Spagna o in Francia, ma in EUROPA, di salvarsi e rifarsi una vita. Abbiamo anche detto che l’operazione Mare Nostrum era troppo costosa e non prorogabile… ben sapendo che Triton non è certo un intervento umanitario. Forse un naufrago su un barcone ha un’idea di quello che dovrebbe essere l’UE più chiara di quella che abbiamo noi …

Oggi il governo tunisino dice che non darà tregua al terrorismo e che sarà una guerra senza pietà ed è difficile dargli torto. Ma siamo incerti e disorientati perché le possibilità, per quell’asino di Buridano che è l’UE, sono sempre solo due: o diciamo “Attento governo di Tunisi, resta democratico, non privare i cittadini tunisini delle loro libertà e della loro privacy… perché sarà il formale rigore democratico a sconfiggere l’ISIS” oppure gli assicuriamo ogni sostegno possibile, sia materiale, sia di intelligence da parte degli organismi competenti dei paesi membri. Ma per la seconda possibilità non siamo pronti ... eppure potrebbe essere un inizio anche per una crescita nostra avere direttive precise e vincolanti di collaborazione tra i nostri servizi e quelli dei paesi attaccati dai terroristi, perché anche l’intelligence dell’UE è qualcosa di molto asfittico che si limita ad una comunicazione tra i servizi di informazione dei diversi paesi, a volte, quando si riesce, insomma, è uno di quegli arti pigri del nostro mastodontico corpo ... 

Panorama di Tunisi
Cari cittadini della Tunisia, cari cittadini dei paesi del Tramonto (Maghreb) e dell’Alba (Mashrek), esiste, però, anche una terza possibilità di scelta ed è quella che ci suggeriscono alcuni isolati studiosi e alcune persone di buona volontà e di pace: cerchiamo insieme quell'unità politica che noi non abbiamo, ma che la vostra vitalità e la nostra esperienza possono produrre, se adeguatamente miscelate. Fissiamo, insieme, un percorso e una scadenza per verificare se è follia o salvezza. Se decideremo, insieme, che è stata follia, comunque non avremo fatto più danni di quanti non ne siano già stati fatti … vi chiederemo scusa per l’ultima volta e ci ritireremo nel nostro accampamento europeo ad aspettare la fine dei suoi giorni. Se decideremo che è stata salvezza, vorrà dire che avremo imparato come si sconfiggono i nemici dell’umanità e potremo ancora sperare di vivere in pace attorno al Mare Nostrum, come "noi" e non più di "noi e voi".  

(giacomina cassina)

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