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venerdì 27 marzo 2015

A GRILLO PIACE GIOCARE CON LE SIMILITUDINI RENZI-Lubitz, A NOI PIACE LA VERA STORIA

FORSE NESSUNO SA CHE BEPPE GRILLO E' STATO CONDANNATO PER OMICIDIO COLPOSO PLURIMO. LA FIGLIA DELLE VITTIME: GRILLO NON SI E' MAI SCUSATO, HA SEMPRE RIFIUTATO DI INCONTRARMI PER DIRMI IN FACCIA COME ERANO ANDATE VERAMENTE LE COSE. QUESTA VICENDA GRILLO L'HA SEMPRE RACCONTATA A MODO SUO. 
ECCO LA STORIA VERA RICOSTRUITA ATTRAVERSO GLI ATTI DEL PROCESSO, LE FOTO E LE PAROLE DELLA FIGLIA DELLE VITTIME.




Riporta la sentenza del 7 aprile 1988 della Corte Suprema di Cassazione:


«La corte ha individuato la colpa del Grillo nell’avere proseguito nella marcia, malgrado l’avvistamento della zona ghiacciata, mentre avrebbe avuto tutto il spazio per arrestare la marcia, scendere, controllare o quanto meno, proseguire da solo», riporta la sentenza del 7 aprile 1988 della Corte Suprema di Cassazione.



Nel vicino Limone di Piemonte ancora oggi sottolineano l'imprudenza di viaggiare con un'auto così pesante, in pieno inverno, senza catene, su un percorso che non si conosce e dove la presenza di ghiaccio è quasi scontata.



L'onestà andrà di moda" slogan di Beppe Grillo (condannato nel 1985 per omicidio colposo plurimo). Anche noi fino non conoscendo i dettagli della storia avevamo creduto a Grillo che diceva che era stato solo di un un'incidente stradale, poi ci siamo documentati. L'incidente stradale è quando ti scoppia una gomma in autostrada, quando invece il 7 di Dicembre ti infili di tua iniziativa in una pericolosissima strada militare di montagna a 1400 metri di quota interdetta alla circolazione così COME HA FATTO GRILLO e come è prevedibile prendi un lastrone di ghiaccio, ti lanci da un'auto da un'auto che sta precipitando in un burrone lasciando morire gli altri tre occupati e mandandone un quarto in coma... quello è omicidio.



Qualsiasi persona che ha perso dei familiari in una situazione simile sa benissimo che una dinamica di questo tipo non è giustificabile come un INCIDENTE. La conferma sta nella condanna, Grillo è stato condannato in via definitiva per OMICIDIO COLPOSO PLURIMO. Non occorre fare molte ricerche. Grillo dice che sulla rete c'è la verità. Ebbene, basta guardare su Wikipedia per scoprire che quelle strade sono pericolosissime e interdette alla circolazione invernale. Queste sono le strade da Limone Piemonte a Colle di Tenda che Grillo ha voluto percorrere il 7 di DICEMBRE.



http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/3/38/2006_Alpentour_0149.jpg







Oggi emerge dalle foto che la strada era addirittura chiusa da una sbarra e interdetta alla circolazione attraverso opportuna segnaletica. Basterebbe questa foto per chiudere ogni discussione sulla versione di Grillo "è stato un incidente stradale".







Il pubblico ministero durante il processo ha detto che Grillo è colpevole di negligenza perchè avrebbe dovuto quantomeno far scendere le persone dall'auto prima di affrontare i punti più difficili. Qualsiasi persona dotata di buon senso l'avrebbe fatto. L'albergatore che pochi mesi fa si è comportato nello stesso modo facendo morire una comitiva di turisti russi è finito in galera. Manco Reinhold Messner si sarebbe infilatoin pieno inverno in una strada di montagna ricoperta di ghiaccio. La Corte d’Appello di Torino, il 13 marzo 1985 nella requisitoria contro Grillo nella sentenza che lo condannò per omicidio colposo plurimo: “Si può dire dimostrato, al di là di ogni possibile dubbio, che l’imputato risalendo la strada da valle, poteva percepire tempestivamente la presenza del manto di ghiaccio (…). L’esistenza del pericolo era evidente e percepibile da parecchi metri, almeno quattro o cinque, e così non è sostenibile che l’imputato non potesse evitare di finirci sopra», sicchè l’imputato «disponeva di tutto lo spazio necessario per arrestarsi senza difficoltà» ma non lo fece, anzi decise «consapevolmente di affrontare il pericolo e di compiere il tentativo di superare il manto ghiacciato. Farlo con quel veicolo costituisce una macroscopica imprudenza che non costituisce oggetto di discussione».Una persona che si è reso responsabile della morte di tre persone- per colpa o negligenza o anche solo per sfiga poco importa - qualche scrupolo prima di aprire bocca spacciandosi per Gesù sceso in terra se la dovrebbe fare, evidentemente non tutti sono dotati di coscienza. Considerato che sul suo sito hanno promosso l'introduzione della legge sull'omicidio stradale è lecito domandarsi "ma con quale faccia"?



Da questo incidente ha imparato qualcosa? fate voi, questo il suo fedelissimo autista Walter Vezzoli alla guida del suo camper, notate il perfetto stile "guida sicura"

http://www.facebook.com/photo.php?fbid=451714508238535&set=pb.439624779447508.-2207520000.1365518056



Da notare che ha dimostrato di aver imparato la lezione infatti in Sicilia circolava con l'assicurazione del camper scaduta

(http://livesicilia.it/2012/10/21/grillo-gira-senza-assicurazione-le-immagini-sul-web_200660/



parcheggiando nei posti riservati ai disabili

http://www.giornalettismo.com/archives/540175/il-camper-di-grillo-nel-parcheggio-per-disabili/)



e sua figlia gira con la coca in autohttp://www.ilfattoquotidiano.it/2012/11/14/figlia-di-grillo-segnalata-per-cocaina/414286/





- La storia vera raccontata dalle foto



La strada era chiusa alla circolazione e il pericolo segnalato da apposita segnaletica:

http://4.bp.blogspot.com/-Qr3q40jaxv0/UVF3wCJCm-I/AAAAAAAAAFw/VE111PaQqVg/s1600/loadimageid05.php.jpeg



La strada era ghiacciata:

http://4.bp.blogspot.com/-hkPfq4ZW81Y/UVF3liJcglI/AAAAAAAAAFo/2a46gArtC-s/s1600/loadimageid04.php.jpeg



Quelle strade sono pericolosissime:

http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/3/38/2006_Alpentour_0149.jpg



Questo il risultato delle bravate di Grillo:

http://www.giornalettismo.com/wp-content/uploads/2013/02/cristina-giberti-beppe-grillo-omicidio.jpg



Una famiglia sterminata:

http://1.bp.blogspot.com/-bP5DtVy3vjM/UVFy-g9DQxI/AAAAAAAAAEo/O1Q3n4y98e8/s1600/loadimageid2.php.jpeg



E una bambina rimasta orfana:

http://1.bp.blogspot.com/-br3OeEAQsx8/UVFzL4A2W3I/AAAAAAAAAEw/9iFEEfHzQsI/s1600/loadimageid3.php.jpeg



No problem. Lo sappiamo tutti, Grillo è il Messia e le assoluzioni se le elargisce da solo. "Io mi sono già assolto":



http://2.bp.blogspot.com/-mD840p6Xh5g/UVF33fvyXhI/AAAAAAAAAF4/9ZhxMbHGoA0/s1600/loadimageid06.php.jpeg



Grillo ha sempre evitato di parlare di questa storia, quando qualcuno gli faceva una domanda cambiava argomento, poi il il 16 Settembre 2005 scrive sul suo blog: "Io, Beppe Grillo, ne ho piene le tasche di dovermi giustificare. Oggi vi dirò delle cose su di me, sulla mia vita privata, su alcune illazioni. Lo faccio oggi e poi basta. Ho avuto un incidente di macchina nel 1980, guidavo io, mi sono salvato per miracolo, ma sono morte tre persone che erano con me e sono stato condannato per omicidio colposo a un anno e tre mesi." Insomma, come dire: "basta, mi avete rotto le palle con queste domande, ho ammazzato tre persone, cosa sarà mai..."







Purtroppo in Italia quasi nessuno sa che Grillo per una bravata ha causato la morte di una intera famiglia, eccetto per la più piccola, Cristina, che ha sempre rifiutato d'incontrare dopo il tragico avvenimento.Grillo, nei fatti (a parole son tutti bravi), non ha mai voluto prendere responsabilità per quanto accaduto, nè si è mai preso carico del futuro della bambina alla quale ha tolto la famiglia, nè si è mai preoccupato di starle vicino in qualche modo. Già che era andato a chiedere scusa ai nonni della piccola, era evidentemente stato abbastanza. Certo, dopo che ai funerali neanche ci era andato, e solo mesi dopo, quando fu rintracciato dalla zia dell'unica sopravvissuta.E negli anni ha tentato in tutti i modi di sviare sempre l'attenzione dalla faccenda, non parlandone mai e sempre censurandosi dietro un "No Comment".







- La sintesi della dinamica dei fatti e il processo a Grillo ricostruita da Filippo Facci



di Filippo Facci



Il tardo 1981 e non il 1980, come erroneamente riferito nel suo blog, è l’anno in cui il comico diviene protagonista di un episodio destinato a segnalarlo per sempre. Il 7 dicembre, da Limone Piemonte, decide di partirsene con alcuni amici alla volta di Col di Tenda, un’antica via romana tra la Francia e la Costa ligure: in pratica sono delle strade sterrate militari in alta quota che portano a delle antiche fortificazioni belliche. Con lui ci sono i coniugi Renzo Giberti e Rossana Guastapelle, 45 e 33 anni, col figlio Francesco di 8, oltre a un altro amico che si chiama Alberto Mambretti. Per farla breve: quel viaggio, d’inverno, è una follia. È una strada d’alta quota non asfaltata, e un altro gruppo di amici, nonché un’opportuna segnaletica, sconsigliano vivamente: a esser precisi, la strada è tecnicamente chiusa. Fa niente: Grillo ha uno Chevrolet Blazer, un costoso ed enorme fuoristrada rivestito esternamente di legno e peraltro inquinantissimo. Un quinto amico, Carlo Stanisci, forse si avvede del pericolo e decide di scendere assieme alla fidanzata e al cane. Finisce malissimo: all’altezza di Bec Rouge, alpi francesi, l’auto sbanda su un ruscelletto ghiacciato e scivola verso una scarpata; Grillo riesce a scaraventarsi fuori dall’abitacolo, ma gli altri no, e l’auto rotola nella scarpata per un’ottantina di metri. Mambretti sopravvive non si sa come. I due coniugi muoiono, e ciò che resta del figlio viene trovato sotto la fiancata dell’auto. Sconvolto, Grillo si rifugia nella casa di Savignone che divide col fratello. Aspettando il processo, non si ferma: ha appena ultimato «Te la do io l’America», nel 1982 è protagonista di «Cercasi Gesù» diretto da Luigi Comencini e nel 1984 l’attende «Te lo do io il Brasile». E qui c’è un episodio, pure raggelante, raccontato in parte dall’Unità del 21 settembre scorso. Grillo accetta di partecipare alla Festa dell’Unità di Dicomano (nel fiorentino) per un cachet di 35 milioni. La sera dello spettacolo però diluvia, gente pochina e di milioni se ne incassano 15. Flop. I compagni di provincia cercano di ricontrattare il compenso, niente da fare: neppure una lira di sconto. Della segreteria comunista, tutta giovanile, l’unico che ha una busta paga si chiama Franco Innocenti, un 26enne: deve stipulare un mutuo ventennale nonostante abbia la madre invalida al cento per cento. Nell’84 c’è il processo per l’omicidio colposo. Emblematico l’interrogatorio in aula: «Quando si è accorto di essere finito su un lastrone di ghiaccio con la macchina?»; «Ho avuto la sensazione di esserci finito sopra prima ancora di vederlo»; «Allora non guardava la strada». Il 21 marzo, dopo una lunga camera di consiglio, Grillo venne assolto dal tribunale di Cuneo con formula dubitativa, la vecchia insufficienza di prove: questo dopo aver pagato 600 milioni alla piccola Cristina di 9 anni, unica superstite della famiglia Giberti. La metà dei soldi furono pagati dall’assicurazione: «La stampa locale, favorevolissima al comico, gestì con particolare attenzione la fase del risarcimento» racconta il collega Vittorio Sirianni. Il Secolo XIX, quotidiano di Genova, s’infiammò con un lungo editoriale a favore dei giudici e dell’avvocato Pasquale Tonolo, ma l’entusiasmo fu di breve durata: l’accusa propose Appello e venne fuori la verità, ossia le prove: il pericolo era stato prospettato, oltretutto, da una segnaletica che nessun giornalista frattanto era andato a verificare. La strada era chiusa al traffico, fine. La Corte d’appello di Torino, il 13 marzo 1985, lo condannò a un anno e quattro mesi col beneficio della condizionale, ma col ritiro della patente: «Si può dire dimostrato, al di là di ogni possibile dubbio, che l’imputato risalendo la strada da valle, poteva percepire tempestivamente la presenza del manto di ghiaccio (...). L’esistenza del pericolo era evidente e percepibile da parecchi metri, almeno quattro o cinque, e così non è sostenibile che l’imputato non potesse evitare di finirci sopra», sicché l’imputato «disponeva di tutto lo spazio necessario per arrestarsi senza difficoltà», ma non lo fece, anzi decise «consapevolmente di affrontare il pericolo e di compiere il tentativo di superare il manto ghiacciato. Farlo con quel veicolo costituisce una macroscopica imprudenza che non costituisce oggetto di discussione». Non andrà meglio in Cassazione, l’8 aprile 1988: pena confermata nonostante gli sforzi dell’avvocato Alfredo Biondi, che nel settembre scorso è stato peraltro inserito da Grillo nella lista dei parlamentari condannati e dunque da epurare: il reato fiscale di Biondi in realtà è stato depenalizzato e sostituito da un’ammenda, tanto che non figura nemmeno del casellario giudiziario, diversamente dal reato di Grillo che perciò, secondo la sua proposta di non candidatura dei condannati, non potrebbe candidare se medesimo.








- Parla la figlia della famiglia sterminata da Grillo: “Signor Grillo, non cerco nulla se non la verità”



di Chiara Bruschi



«Non cerco nulla, se non la verità. Mi rifiuto di essere strumentalizzata da una politica in cui non mi riconosco, e dopo questa intervista non intendo tornare sull’argomento, quindi prego giornalisti e fotografi di non cercarmi più. Chiedo solo di incontrare il signor Grillo. È un gesto che devo a me stessa, ma anche ai miei genitori e a mio fratello, che non possono più parlare: lo faccio io a nome loro. Moltre volte mi sono chiesta che cosa proverei ad averlo davanti a me, di persona, per chiedergli di quel giorno. Fra tutti quelli che in questi giorni sentono continuamente parlare di lui e vedono la sua faccia e leggono ovunque le sue parole ci sono anche io, e lui dovrebbe ricordarselo, e dovrebbe capire l’effetto che mi fa. Ogni giorno penso a come sarebbe la mia vita se i miei genitori e mio fratello fossero ancora con me».1981, 7 dicembre. «Mamma, posso restare a vedere un cartone?». Cristina ha 7 anni il giorno in cui saluta il padre Renzo Giberti, la madre Rossella e il fratello Francesco, di due anni più grande. Sono a Limone Piemonte, dove la famiglia genovese ha una casa di montagna, e a passare con loro il ponte dell’Immacolata c’è un ospite famoso che per loro è di casa: Beppe Grillo è un vecchio amico di papà. È una splendida giornata e si decide, dopo pranzo, di andare un paio d’ore a godersi il sole su, in alto, al Duemila, una baita sulla Via del Sale, il vecchio passo per la Francia. Una strada stretta, sterrata, ma praticabile anche in inverno se non c’è neve, come oggi. Il Range Rover di Renzo è ingolfato, Grillo offre di usare la sua Chevrolet. Cristina si ferma a casa dell’amichetta che l’ha invitata. Quasi a destinazione, dietro una curva, il sole illumina un lungo lastrone di ghiaccio: a destra la parete di roccia, a sinistra lo strapiombo. L’auto comincia a slittare all’indietro, diventa ingovernabile, urta la roccia, si gira, cade con il muso nel burrone. All’ultimo momento Grillo riesce a spalancare la portiera e a buttarsi. Per i Giberti non c’è niente da fare.«In questo momento il ricordo struggente va ai poveri Renzo, Rossella e Francesco Giberti, i miei cari amici genovesi che non ci sono più: anche se non mi sento - e per la magistratura non sono - colpevole della loro morte, l’immagine spaventosa di quel che è accaduto quel giorno a Limone non mi abbandonerà mai più»: così, secondo La Stampa, Grillo commenta nel 1984 la sentenza di assoluzione con formula dubitativa del Tribunale di Cuneo. A Cristina, i cui familiari si sono costituiti parte civile, viene destinato un risarcimento. L’anno dopo però la Corte di Appello di Torino ribalta la sentenza e condanna il comico, per omicidio colposo, a un anno e due mesi di reclusione, per avere «proseguito nella marcia, malgrado l’avvistamento della zona ghiacciata, mentre avrebbe avuto tutto lo spazio per arrestare la marcia, scendere, controllare, retrocedere o, quanto meno, proseguire da solo».Sentenza condonata ma confermata in Cassazione, e che motiverà Grillo - come lui stesso spiegherà in campagna elettorale - a non candidarsi, sulla base del regolamento del Movimento 5 Stelle che esclude i condannati.2013, gennaio. Altra città, altro cognome: quello del marito della sorella della madre, che la adottò all’indomani della tragedia. Gli zii sono diventati genitori, i cugini fratelli. Cristina è cresciuta in una famiglia unita e benestante. Oggi è madre, ha 38 anni, una professione, fa volontariato per l’infanzia. Affronta l’intervista divisa tra il bisogno di ricevere verità da quello che lei chiama «il signor Grillo» e la ritrosia naturale. «Non amo parlare di me, forse la vita mi ha resa introversa. Ma oggi sono matura, ho fatto i conti con il passato e ho trovato il coraggio di guardare indietro».Cristina, perché proprio oggi, alla vigilia delle elezioni, dopo più di trent’anni di silenzio? «Gliel’ho detto: il signor Grillo è una presenza pubblica come mai prima, e come mai prima è forte la mia esigenza di confrontarmi con lui. La mia non è certo l’unica vita segnata da un lutto, mi guardo intorno e ne vedo tante di storie simili. La differenza è che nel mio caso - con i media che parlano continuamente di lui e del perché non si candida, e ogni tanto fanno anche vaghi riferimenti alla morte dei miei cari - dimenticare è impossibile. Tutte le domande che ho cercato di seppellire - che mi tormentano con i loro “perché” - sono tornate a galla. Ora ho bisogno delle risposte, una volta per tutte, per guardare avanti».Non poteva contattarlo privatamente? «Ci ho provato. Non sa quante volte mi ero detta: ora vado in una sede dei 5 Stelle e mi presento. Tempo fa ho scritto sul suo blog, spiegando che avevo bisogno di parlare con lui, ma il mio commento non è mai andato online, forse non mi hanno dato credito, forse un moderatore lo ha cancellato. Allora, più di recente, ho telefonato al suo ufficio stampa: ho detto chi ero, mi hanno passato un assistente di Casaleggio (Gianroberto, il braccio destro di Grillo, ndr), gli ho espresso il desiderio di un confronto privato, lui mi ha promesso che mi avrebbero fatto sapere. Mi ha richiamato un nipote di Grillo: mi ha spiegato che non era possibile venire incontro alla mia richiesta, che tutta la sua famiglia aveva sofferto per l’incidente, che non era il momento di ritornare sull’argomento.Ma per me il momento è questo: sono cresciuta, sono mamma, sono pronta per sapere e per parlare. Solo dopo quel “no” ho accettato di parlare con lei».Che cosa ricorda di quel 7 dicembre? «Che dovetti insistere con la mamma per avere il permesso di andare a casa della mia amica: lei inizialmente non voleva. Poi più niente. Ho ricordi sporadici dei mesi successivi. Il trasferimento in un’altra città, il cambio della scuola, i compagni che mi guardavano diversamente dai miei vecchi amici, come se sapessero già tutto, o almeno questo io intuivo. Oggi so che, quando si subiscono forti traumi, si tende a rimuovere i momenti più dolorosi. Ecco il perché dei miei vuoti di memoria. Se sfoglio gli articoli di allora con le mie foto, non ricordo quasi niente».In passato, Beppe Grillo l’ha cercata? «Mai. Tutto quello che so dell’incidente me lo ha raccontato mia zia, che mi ha cresciuta e mi è stata sempre vicina. Non ho mai avuto occasione di sentirmi raccontare come sono andate le cose direttamente da lui, l’unico che possa davvero farlo, visto che era alla guida ed è stato con i miei genitori e mio fratello fino all’ultimo istante della loro vita.Lui mi conosceva bene, era amico dei miei, frequentava la nostra casa: come è possibile che in tutti questi anni non abbia mai sentito l’esigenza di vedermi, di chiedermi scusa, almeno di telefonare ai miei genitori adottivi per sapere come stavo? Non dico una richiesta di perdono, ma almeno un segno di interesse. Eppure sapeva dove fossi e con chi vivessi: se avesse voluto mi avrebbe trovata in un attimo».Se le chiedesse perdono, lei glielo darebbe? «Mi hanno insegnato a non odiare nessuno e a non serbare rancore. Però le responsabilità da qualche parte esistono - lo ha stabilito anche la sentenza -, non si può imputare tutto al fato. Con il tempo ho imparato ad accettare quello che è successo alla mia famiglia, ma perdonare... non lo so, non fino a quando avrò un confronto diretto con lui». Qual è la prima cosa che gli vuole chiedere? «Perché non si è mai fatto avanti. Capisco che è un confronto doloroso, che spaventa. Io oggi sono madre, quando ho in auto con me gli amici dei miei figli sto doppiamente attenta, però un incidente può succedere.Ripeto: per una parte do la colpa al destino, per un’altra sono convinta che ci siano responsabilità umane, ma non voglio giudicare: dico solo che, se mi capitasse una cosa del genere, mi sentirei per sempre responsabile e mi sforzerei di essere un po’ un angelo custode verso un innocente che ha pagato il prezzo più caro. Finché non avrò un suo chiarimento continuerò a pormi domande, e a fare supposizioni: le risposte me le può dare solo lui, e me le deve dare. Ora sa che lo cerco: smetterò di farlo, a meno che non sia lui a cercare me. Un chiarimento indotto è meglio di niente: magari adesso succederà. Mi premeva recapitargli il mio messaggio».Che cosa pensa della politica italiana? «Non posso restare indifferente di fronte agli scandali e allo spazio dato a quelli che secondo me sono personaggi di spettacolo, più che cittadini interessati alla cosa pubblica. Metterei più gente comune a difendere gli interessi degli italiani. Basta con le solite facce».Lo chiede anche il Movimento 5 Stelle. «Lo so, e credo sia la loro forza. Come la maggior parte della gente sono d’accordo su questo punto del loro programma, e anche con l’idea di abolire i privilegi economici della classe politica. Siamo tutti stanchi, delusi, arrabbiati».Se non fosse successo quello che è successo, lo voterebbe Grillo? «No, non credo. Perché non lo trovo diverso dagli altri. I politici che vedo mi sembrano tutti uguali: concentrati sui propri interessi più che su quelli della collettività».Ha scelto di non mostrarsi in volto. Perché? «Nessuno, a parte gli amici più intimi, conosce il mio vero passato. Nemmeno i miei figli sanno la verità: sto aspettando che crescano ancora un po’ prima di raccontargliela. La morte non è facile da capire quando si è così piccoli: lo so bene, mi creda. Anche per questo chiedo a tutti che la mia privacy venga rispettata».A lei chi disse la verità? «Per un mese mi raccontarono che i miei genitori e mio fratello erano in ospedale dopo un incidente. Una bugia imposta ai miei familiari dallo psicologo del tribunale, per evitarmi un trauma immediato. Solo che piangevo in continuazione - me lo racconta mia zia, io non ricordo - perché non capivo che cosa fosse successo: chiedevo di parlare con il papà, con la mamma, con Francesco, di sentirli almeno al telefono, ma mi dicevano che non si poteva, e ogni volta c’era una scusa diversa».Interviene la zia, che è presente all’intervista. «Una crudeltà insopportabile: Cristina aveva diritto di sapere. Un mese dopo la tragedia - di ritorno dalla messa di suffragio per mia sorella, mio cognato e mio nipote - decidemmo, con mio marito e i miei genitori, di dirle che mamma, papà e Francesco erano andati in Paradiso. La strinsi tra le braccia mentre singhiozzava, ma la sensazione che percepii fu quella di una liberazione. Credo avesse già capito tutto, e aspettasse solo una conferma per andare avanti. Mi chiese: zia, mi farai tu da mamma? Certo, risposi. Saremo la tua famiglia, e ti proteggeremo sempre».Come è stata la sua vita, Cristina? «Nella grande disgrazia, mi ritengo molto fortunata. Non mi è mai mancato nulla. I miei zii mi hanno davvero protetto, difeso, e hanno avuto la grande forza di aiutarmi a superare il lutto senza farmi pesare anche il loro dolore. Mi sono sentita amata due volte. All’affetto della mia famiglia devo tutto: anche il coraggio di affrontare finalmente la verità e di dare voce al mio dolore. Voglio anche andare nel luogo dove tutto è successo: prima o poi sarò pronta a farlo».







Grillo, ecco la ricostruzione dell’incidente



di Chiara Bruschi



Le testimonianze, la cronaca e la sentenza della Cassazione «Ho cercato di assecondare la marcia del veicolo all’indietro, come quando si fa retromarcia, puntando verso una sporgenza di roccia del monte, dove speravo di fermarmi. Per disgrazia ho colpito quella sporgenza con la ruota di scorta esterna e la macchina ha ruotato verso il burrone. Istintivamente ho spalancato la portiera e mi sono lanciato fuori mentre la Chevrolet precipitava». Parlava così Beppe Grillo, secondo quanto riportato da La Stampa del 22 marzo 1984, per descrivere la dinamica dell’incidente automobilistico che il 7 dicembre 1981 provocò la morte di Renzo Giberti, 45 anni, della moglie Rossana Quartapelle, 34, e del figlio Francesco, 9. Una tesi, quella del comico alla guida del veicolo, che convinse la corte del Tribunale di Cuneo chiamata a pronunciarsi in primo grado di giudizio (l’imputato fu assolto con formula dubitativa) ma non quelle di Appello e Cassazione, che invece si pronunciarono rispettivamente nel 1985 e nel 1988: «La corte (…) ha individuato la colpa del Grillo nell’avere proseguito nella marcia, malgrado l’avvistamento della zona ghiacciata, mentre avrebbe avuto tutto il spazio per arrestare la marcia, scendere, controllare o quanto meno, proseguire da solo», riporta la sentenza del 7 aprile 1988 della Corte Suprema di Cassazione. Quest’ultima aveva quindi motivato così il rigetto del ricorso formulato dall’imputato e con queste parole confermava la condanna emessa dalla Corte di Appello di Torino il 12 marzo 1985 a «un anno e due mesi di reclusione con sospensione della patente di guida per eguale periodo di tempo», poi condonata. «Credetemi, dobbiamo sempre avere fiducia nella giustizia e nell’operato della magistratura», aveva commentato a caldo, in base a quanto riportato da Gianni De Matteis su La Stampa del giorno dopo l’assoluzione in primo grado. “In questo momento il ricordo struggente va ai poveri Renzo, Rossana e Francesco, i miei cari amici genovesi che non ci sono più. Anche se non mi sento, e anche per la magistratura non lo sono, colpevole della loro morte, l’immagine spaventosa di quel che è accaduto quel giorno a Limone non mi abbandonerà mai più». La sentenza di assoluzione era stata accolta con un «applauso spontaneo della grande folla che dal mattino gremiva l’aula», scriveva De Matteis. In base a quanto scritto da Franco Giliberto su La Stampa il 22 marzo del 1984, Cristina Giberti, che nell’incidente aveva perso i genitori e il fratellino, «ha ricevuto dall’assicurazione quasi 300 milioni (di lire, ndr) e altri 250 da Beppe».Che cosa accadde, davvero, quel giorno? «Renzo Giberti, ex calciatore del Genoa, era molto tifoso», racconta Maura, sorella di Rossana, moglie di Giberti. «Lui e Beppe si conoscevano e si frequentavano da tempo. Andavano insieme allo stadio, si vedevano nel tempo libero. Alla fine della trasmissione tv Te la do io L’America, e dopo le riprese del film Cercasi Gesù, mia sorella e mio cognato lo avevano invitato a fare questo week end per riposarsi un po’. Quel 7 dicembre avevano comprato tartufi, vino: loro erano fatti così, gentili e ospitali. E poi erano felici perché mia sorella adorava gli spettacoli di Grillo. Appena finito di mangiare, poiché c’era un bellissimo sole, decisero di raggiungere Baita 2000. Mio cognato conosceva molto bene quel percorso, avendo avuto la casa lì fin da piccolo, ma quella volta capitarono una serie di sfortunate coincidenze. Lui e mia sorella non salivano mai in un’automobile guidata da altri, perché non si fidavano, però Grillo aveva una nuova Chevrolet appena arrivata dall’America, e la Range Rover di mio cognato non voleva saperne di partire. Si era ingolfata. Così accettarono il passaggio. In auto, con loro e il piccolo Francesco, c'erano altri tre amici, Andrea Mambretti e Carlo Stanisci con la fidanzata Monica». Per raggiungere quota duemila, occorre percorrere la via Del Sale, una strada militare sterrata della larghezza media di tre metri. Sulla destra l’auto ha la parete rocciosa, sulla sinistra un burrone ripidissimo. Manca qualche centinaio di metri all’arrivo e il cane di Carlo e Monica comincia ad abbaiare, forse ha bisogno di fare una passeggiata all’aperto: i due chiedono di scendere perché vogliono proseguire a piedi. L’incidente si consumerà davanti ai loro occhi. Poco più avanti, infatti, in corrispondenza di una curva a destra e in prossimità di una grande roccia chiamata Cabanaira, la strada diventa un lastrone di ghiaccio. Grillo tenta di superare l'ostacolo ma l'auto, invece di obbedire ai comandi, scivola e slitta all’indietro, probabilmente ingovernabile. Dopo aver urtato la parete rocciosa con la parte posteriore dell’auto, il veicolo è ormai fuori controllo e precipita con il muso verso il burrone. Grillo spalanca la portiera e si butta prima del precipizio. Il tettuccio a pressione si stacca durante uno dei primi impatti. Mambretti si aggrappa alla carrozzeria con tutte le sue forze, e questo gli permette di non essere sbalzato fuori se non negli ultimi metri della caduta. I Giberti invece, probabilmente presi dal disperato tentativo di proteggere il figlio, vengono catapultati all'esterno quasi subito: l’auto, in caduta giù per il burrone, travolgerà prima Francesco e poi Rossana. Grillo si rialza quasi illeso e corre verso lo strapiombo. Cerca di prestare soccorso, ma trova Renzo moribondo e Rossana già morta. Di Francesco non c’è traccia. Il suo corpo sarà trovato dal soccorso alpino dopo due giorni e due notti di ricerche. Alberto è ferito, ma non è in pericolo di vita. Il fuoristrada, scrivono Maria Latella, Mario Bottaro e Renzo Parodi sul Secolo XIX, è «ridotto a un ammasso di rottami». Per recuperarlo «è stato richiesto l’intervento di un elicottero dei carabinieri, ma questa operazione è impossibile in quanto la jeep è troppo pesante (…).Toccherà così a una ditta privata rimuovere con cavi di acciaio e verricelli la carcassa del veicolo». A Limone, ancora oggi, le opinioni sulla tragedia divergono: «Poteva capitare a chiunque, non è stata colpa sua. Noi quella strada la percorrevamo sempre», dicono in tanti. Altri sottolineano l'imprudenza di viaggiare con un'auto così pesante, in pieno inverno, senza catene, su un percorso che non siconosce e dove la presenza di ghiaccio è quasi scontata. La Via del Sale è una vecchia strada militare che unisce Limone Piemonte alla Francia. La percorriamo, con una guida esperta del luogo, a inizio inverno, prima che la neve la renda impraticabile. Superiamo quota 1400 e incontriamo una prima di due limitazioni di transito, chiuse da un lucchetto. In quel punto la strada si restringe ulteriormente. È sporca, a tratti ghiacciata e in altri innevata. A un certo punto la guida scende per montare le catene: sulla destra c’è una parete rocciosa e sulla sinistra lo strapiombo, meglio non rischiare. «Solitamente a dicembre questa strada è impraticabile», ci spiega, «perché questa è zona sciistica. Ci sono le piste ed è tutto innevato». Ma il 1981 è stato un anno scarsissimo quanto a precipitazioni: quel giorno, di neve non ce n'era. C'era il ghiaccio, però. Proprio sotto la roccia chiamata Cabanaira, scorre un fiumiciattolo proveniente da una sorgente più a monte. In alcuni tratti l'acqua ricopre interamente il manto stradale: basta poco per creare una lastra micidiale. In un punto, sotto cui una targaricorda Renzo, Francesco e Rossana, la strada si stringe e il burrone ha una pendenza pressocché verticale. Sul fondo della scarpata, quasi cento metri più sotto, ancora oggi, si intravedono ancora alcuni rottami della Chevrolet rossa e bianca.







Perché questa intervista, perché ora



di Luca Dini, direttore di Vanity Fair, 5 febbraio , 2013



Perché una storia così? Soprattutto, perché proprio ora?Normale leggere l’intervista a Cristina – l’unica superstite della famiglia distrutta dall’incidente stradale per il quale Beppe Grillo è stato giudicato tanti anni fa responsabile di omicidio colposo – e farsi queste due domande.Rispondo con altre due domande. Vorreste vivere in un Paese dove una persona comune, quella che in questa storia è più di chiunque altro la vittima, per motivazioni personali – onestamente difficili da sindacare – ritiene giunto il momento di dire la sua su un personaggio pubblico, e un giornalista fa il suo lavoro e la intervista, e il giornale non la pubblica per peloso (e finto) rispetto della vicina scadenza elettorale? Peggio ancora: vorreste vivere in un Paese dove il giornale mette nel cassetto l’intervista e ne ritarda la pubblicazione, magari chiedendo in cambio un favore al personaggio in questione? Io rispondo due volte no.Chi leggerà l’intervista scoprirà tre cose. Primo, che Cristina a Beppe Grillo non chiede niente se non un incontro. Secondo, e permettetemi di sottolineare questo punto importante, che ha deciso di parlare con un giornalista solo dopo avere chiesto a Grillo un confronto privato che, dice, le è stato negato.Terzo, che comunque non considera la sua un’uscita a orologeria dopo tanti anni di silenzio (e del resto: se anche lo fosse? chi può giudicare i processi psicologici di una persona che ha vissuto quello che ha vissuto lei?), perché leggere e vedere e ascoltare Grillo ovunque in questo periodo ha fatto emergere più prepotenti che mai «tutte le domande che ho cercato di seppellire». E il bisogno di risposte non è un’esigenza da poco perché, come commenta la nostra psicologa Irene Bernardini, «le pagine saltate, nel romanzo della vita, non restano bianche, si riempiono di fantasmi, di segreti minacciosi. Che minano il sentimento dell’identità». Nessuno può mettere in discussione la legittimità della sua richiesta di verità, e nessuno può mettere in discussione il diritto al silenzio di Grillo – a cui peraltro abbiamo dato la possibilità di intervenire sull’argomento, e che ha scelto di non farlo. Cristina chiede di non essere strumentalizzata: dubito che il suo desiderio verrà rispettato. Per parte nostra, sappiamo di averlo rispettato.In un panorama politico di promesse vuote e rimpalli di responsabilità e sparate più opportunistiche che sincere, se c’è una cosa che non si può e non si deve censurare è una storia vera.







Fonti:



http://www.liberoquotidiano.it/news/in-primo-piano---homepage/1177938/Facci--Grillo-e-i-fantasmi-del-suo-passato.html



http://www.vanityfair.it/news/speciale-elezioni/13/02/05/beppe-grillo-cristina-intervista-vanity-fair-incidente



http://www.kikapress.com/kika/interviste/incidente-beppe-grillo-il-racconto-della-zia-di-cristina/



http://www.kikapress.com/kika/beppe-grillo-ecco-la-ricostruzione-dellincidente/



http://www.kikapress.com/kika/lettera-dal-passato-signor-grillo-le-debbo-parlare-2/



http://www.ragusatg.it/2012/10/22/grillo-con-lassicurazione-scaduta-che-delusione/



http://www.ilmessaggero.it/primopiano/politica/camper_di_grillo_parcheggiato_sul_posto_per_disabili_bufera_sulex_comico/notizie/225246.shtml



http://www.giornalettismo.com/archives/540175/il-camper-di-grillo-nel-parcheggio-per-disabili/



http://ilmondodilena.tgcom24.it/2012/10/16/che-delusione-anche-per-beppe-grillo-siamo-invisibili/



http://it.ibtimes.com/articles/37114/20121013/l-incoerenza-di-grillo-parcheggia-camper-sul-posto-dei-disabili.htm



http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/11/14/figlia-di-grillo-segnalata-per-cocaina/414286/



http://www.ilgiornale.it/news/interni/luna-grillo-figlia-beppe-segnalata-cocaina-855982.html



http://www.riminitoday.it/cronaca/luna-grillo-trovata-cocaina-segnalazione-uso-personale.html



http://iltafano.typepad.com/il_tafano/2013/02/grillo.html



http://www.brogi.info/2013/02/la-superstite-del-tragico-incidente-per-il-quale-grillo-e-stato-condannato-chiede-di-parlargli-ma-lui-non-le-risponde.html



http://www.melty.it/beppe-grillo-e-l-incidente-del-1981-cristina-chiede-di-incontrarlo-a108953.html



http://www.mnews.it/2013/02/grillo-le-devo-parlare-e-lurlo-di.html



http://www.liberoquotidiano.it/news/1177136/Cristina-Gilberti-Grillo-ha-distrutto-la-mia-famiglia-e-non-vuole-neanche-parlarmi.html



http://contro-grillo.blogspot.it/2013/02/beppe-grillo-ha-ucciso-mio-padre-mia.html



http://www.giornalettismo.com/archives/751441/beppe-grillo-ha-ucciso-mio-padre-mia-madre-e-mio-fratello-e-non-vuole-parlarmi/

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