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venerdì 20 febbraio 2015

Turchia verso il cambiamento costituzionale

Pochi giorni fa, il presidente Recep Tayyip Erdogan ha annunciato ufficialmente che la Costituzione della Repubblica di Turchia non riflette più le esigenze del paese e dovrebbe essere sostituita con uno nuova. A giudicare dalle conseguenti reazioni da parte dei media turchi e stranieri questa notizia ha innescato subito interesse. I media turchi hanno cominciato a scrivere sempre più spesso sui piani per trasformare la struttura del governo della Repubblica di Turchia.

Questi piani hanno cominciato ad essere più apertamente espressi dopo le elezioni presidenziali svoltesi in Turchia il 14 agosto 2014, quando l’ex ministro Esteri e attuale primo ministro, Ahmet Davutoglu ha dichiarato che, nell’interesse della democrazia per il futuro della nazione, era necessaria una nuova Costituzione. La stessa idea era già stata espressa dal ministro turco della Giustizia, Bekir Bozdag, che ha notato che “”anche se la nostra attuale Costituzione nazionale ha subito più di 100 modifiche non è diventata più democratica”.

Per modificare la Costituzione senza referendum, il partito al potere, AKP, ha bisogno del sostegno dei 2/3 dei voti del Parlamento, ovvero 367 membri. Per questa ragione, le prossime elezioni parlamentari in Turchia del 7 giugno, 2015 dovrebbero assumere una particolare importanza per Erdogan, così come per i suoi colleghi, che al fine di attuare i loro piani intendono lottare per la maggioranza dei seggi in parlamento.

Tuttavia, le prossime elezioni saranno le primo in cui l’AKP, pur mantenendo il suo status di favorito, parteciperà, senza Erdogan, dal momento che la legge turca vieta al presidente del Paese di far parte di un partito. Egli non è più considerato un membro ufficiale del partito. Pertanto, assicurare una vittoria sicura alle elezioni del 2015 è il compito principale affrontato dall’attuale capo del AKP, il primo ministro Ahmed Davutoglu. Tuttavia, questo non significa che la connessione di Erdogan al partito è completamente recisa, dal momento che continua a guidare la forza politica de facto, il cui successo dipende la futura stabilità della posizione del presidente.

È cristallino che una vittoria alle prossime elezioni consentirà ad Erdogan e dell’AKP di continuare la loro politica di islamizzazione moderata, aumentando il ruolo tenuto dall’Islam in tutto il Paese. Al fine di attuare l’auspicata modifica, il presidente si è circondato di consiglieri influenti coinvolti attivamente nelle riforme politiche assunte da Erdogan.

Tuttavia, per la vittoria alle prossime elezioni e la formazione di un nucleo di partito che sarà a capo della lotta elettorale, il presidente è stato costretto a rinunciare ad alcuni dei suoi consiglieri più stretti e alla loro presentazione come candidati alle prossime elezioni. Questo passaggio è dovuto al fatto che, secondo la legge turca, persone che partecipano alle elezioni parlamentari devono lasciare le loro posizioni precedenti governative fino al 10 febbraio.

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