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giovedì 5 febbraio 2015

RIFLESSIONI SUGLI SCENARI INTERNAZIONALI IN CUI E' INSERITA LA GRECIA

Obama prende chiaramente posizione a favore di Tsipras, condannando le politiche di austerità. Qualche giorno fa, Putin ha lasciato filtrare l'idea di possibili sussidi economici russi alla Grecia stessa. Evidentemente Obama associa alla sua tradizionale "moral suasion" per l'allentamento dell'austerità in Europa (che genera problemi di crescita al mondo intero) il tentativo di rintuzzare eventuali derive della Grecia verso la Russia, in uno scenario che sembra quello di una parziale ricostituzione dei blocchi geopolitici novecenteschi (e che passa in modo strategico anche dagli esiti della guerra in Ucraina, dove tutti, USA, Germania e Russia, si giocano moltissimo).

Stiamo forse assistendo all'inizio di uno scontro geopolitico per il controllo di un'area strategica (sostanzialmente per il Mediterraneo orientale e lo sbocco mediterraneo del Mar Nero) che è stato scatenato dal primo "no" forte alla Germania. Germania che rischia di finire intrappolata in questo scontro e, se Tsipras si giocherà bene le sue carte fra i due contendenti che lo corteggiano, scavalcata e depotenziata, con effetti a catena anche su altri PIIGS, come Spagna (che è vicina ad elezioni politiche) e Portogallo (non l'Italia, perché naturalmente Renzi e i suoi non hanno ancora capito niente di come ci si muove nella politica internazionale, né Mattarella sembra in grado di guidarli, vista la sua assenza di spessore internazionale).




L'unica via di uscita da questa potenziale sconfitta politica, che sarebbe il presupposto per una disgregazione del modello Neoliberista imposto all'intera area-euro sarebbe, per la Germania, quella di proporre un modello completamente diverso per l'area-euro, fatto di sostegno alla crescita ed alla solidarietà sociale e transnazionale, abbandonando l'ossessione per l'austerità. Cioè, in pratica, assumere pienamente le responsabilità del suo ruolo di Paese egemone. Ma questa strada appare impossibile, per l'opposizione interna del suo stesso popolo, allevato sulla base di una cultura che è un misto fra calvinismo sociale e terrore per l'inflazione, prodotta dallo stesso modello ordoliberista.


Tale modello ha barattato crescite salariali moderate da quella della produttività in cambio di capitalizzazione finanziaria delle famiglie del ceto medio, e non può reggere a soluzioni che diluiscano tale capitalizzazione nell'inflazione e nella ancorché parziale mutualizzazione del debito altrui (che è una passività patrimoniale).
La trappola economica che la Germania ha creato con le sue mani, in fondo per non volersi assumere la responsabilità di Paese egemone nell'area-euro (che comporta il farsi carico dei Paesi più deboli) sta producendo una situazione in cui l'inevitabile soluzione della follia dell'austerità stia provenendo da poteri esterni all'Europa stessa, ancora una volta, come ai tempi della guerra fredda, campo di battaglia di interessi economici e politici non europei. Ciò però comporterà inevitabilmente nuove forme di polarizzazione e divisione politica, attorno ai contendenti extraeuropei che cercheranno di riorganizzare le loro aree di influenza (cioè attorno a USA, Russia e Cina). Tali polarizzazioni saranno foriere di nuove tensioni, forse nuove guerre (ad esempio le Repubbliche baltiche potrebbero basculare nuovamente nell'orbita russa, se l'asse con la Germania dovesse indebolirsi per indebolimento di quest'ultima) e, con buona pace di chi ancora ci crede, la fine di ogni residua illusione europeista.

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